Cosap: presunzione di continuità nell’occupazione abusiva

Cosap: presunzione di continuità nell’occupazione abusiva

Nell’Ordinanza n. 13574 del 30 maggio 2018 della Corte di Cassazione, il titolare di una concessione per occupazione di suolo pubblico esercente l’attività commerciale di ristorazione in un locale adibito a bar-ristorante ha contestato la pretesa impositiva del Comune in riferimento alla durata dell’occupazione abusiva di suolo pubblico. In particolare, il titolare sosteneva di avere effettivamente sconfinato soltanto nell’occasione in cui erano avvenuti gli accertamenti, occupando il suolo pubblico adiacente a quello oggetto di concessione.

La Suprema Corte rileva che, in base all’art. 63, comma 2, del Dlgs. n. 446/1997, il Regolamento che i Comuni possono adottare per disciplinare il pagamento di un Canone da parte del titolare della concessione deve essere informato, tra l’altro, al criterio dell’applicazione alle occupazioni abusive di un’indennità pari al Canone maggiorato fino al 50%, considerando permanenti le occupazioni abusive realizzate con impianti o manufatti di carattere stabile, mentre le occupazioni abusive temporanee si presumono effettuate dal trentesimo giorno antecedente la data del verbale di accertamento, redatto da competente pubblico ufficiale.

L’art. 52, comma 1 del Dlgs. n. 446/1997 stabilisce, in tema di potestà regolamentare generale delle Province e dei Comuni, che “le Province ed i Comuni possono disciplinare con Regolamento le proprie entrate, anche tributarie, salvo per quanto attiene alla individuazione e definizione delle fattispecie imponibili, dei soggetti passivi e della aliquota massima dei singoli tributi, nel rispetto delle esigenze di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti. Per quanto non regolamentato si applicano le disposizioni di legge vigenti”. Vale, nella materia, il principio dell’indisponibilità del rapporto tributario, di modo che il Regolamento comunale non può toccare aspetti della disciplina riservati comunque alla legge, da identificarsi nella individuazione e definizione delle fattispecie imponibili, dei soggetti passivi e della aliquota massima dei singoli tributi.

Nel caso di specie, il Comune in questione, nel momento in cui, con l’art. 7 del Regolamento n. 339/1998 in materia di Cosap, ha stabilito che, ai fini del calcolo dell’indennità dovuta per l’occupazione abusiva di carattere temporaneo, occorra, in presenza di più verbali redatti in giorni diversi (ma riferiti allo stesso fatto nell’identico luogo), tener conto di tutto il periodo intermedio che intercorre tra i verbali, ha inciso di fatto sulla fattispecie imponibile e, di riflesso, sulla misura della tassazione, introducendo una presunzione di continuità dell’occupazione di suolo pubblico abusiva nel periodo intercorrente tra i 2 accertamenti. Tale previsione è illegittima, perché in contrasto con il menzionato art. 63, comma 2, lett. g), del Dlgs. n. 446/1997, a tenore del quale le occupazioni abusive temporanee si presumono effettuate, come evidenziato in precedenza, dal 30° giorno antecedente la data del verbale di accertamento, redatto da competente Pubblico Ufficiale, non potendosi, per l’effetto, estendere in via regolamentare siffatta presunzione ad un arco temporale di 1 anno e 2 mesi, come avvenuto nel caso di specie.

Infine, i Giudici di legittimità chiariscono che, in sede di adozione dei Regolamenti finalizzati a disciplinare le proprie entrate, anche tributarie, i Comuni non possono individuare e definire le fattispecie imponibili, i soggetti passivi e l’aliquota massima dei singoli tributi, essendo tali aspetti riservati alla legge.

Ne deriva che i Comuni, per l’occupazione abusiva di suolo pubblico da parte del Concessionario, non possono estendere la presunzione di continuità dell’occupazione, prevista dall’art. 63, comma 2, del Dlgs. n. 446/97, ad un periodo superiore a 30 giorni antecedenti al verbale di accertamento o, nel caso di più verbali, a ciascun verbale di accertamento.

di Carolina Vallini


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