Crediti tributari: applicabilità del “Codice Antimafia”

Crediti tributari: applicabilità del “Codice Antimafia”

Nella Sentenza n. 3299 del 27 maggio 2019 della Ctr Sicilia, una Società impugna l’avviso di accertamento con cui un Comune aveva richiesto alla stessa il pagamento dell’Imu per l’anno 2015. In particolare, la Società impugna l’avviso sulla base dell’illegittimità del procedimento di accertamento operato in contrasto con l’art. 51, comma 3-bis e 52, 57, 58 e 59 del Dlgs. n. 159/11 (“Codice Antimafia”).

I Giudici rilevano che l’art. 51, comma 3-bis, del “Codice Antimafia”, stabilisce che durante la vigenza del provvedimenti di sequestro e confisca e, comunque, fino alla assegnazione o destinazione dei beni a cui si riferiscono, è sospeso il versamento delle Imposte locali sui rifiuti e sugli immobili (Ici, Imu, Tasi, ecc.) dovute con riferimento agli immobili oggetto di sequestro il cui presupposto impositivo consista nella titolarità del diritto di proprietà o nel possesso degli stessi. Tale disposizione riguarda le imposte maturate durante la vigenza della misura mentre per crediti sorti precedentemente riguardanti imposte evase dal proposto vanno richiamati gli artt. 57 e seguenti, del “Codice Antimafia” che attribuiscono al Giudice delegato del procedimento di prevenzione (ma con la significativa eccezione del caso in cui il proposto sia stato anche dichiarato fallito) la competenza esclusiva per la verifica dei crediti vantati nei confronti del destinatario della misura di prevenzione.


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