Credito d’imposta per Investimenti in beni strumentali nuovi: chiarimenti delle Entrate, che confermano l’esclusione dei Comuni

Credito d’imposta per Investimenti in beni strumentali nuovi: chiarimenti delle Entrate, che confermano l’esclusione dei Comuni

L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 9/E del 23 luglio 2021, ha fornito alcune risposte a quesiti concernenti il credito d’imposta per Investimenti in beni strumentali nuovi.

Ricordiamo che l’art. 1, commi da 1051 a 1063, della Legge n. 178/2020 (“Legge di bilancio 2021”, vedi Entilocalinews n. 2 dell’8 gennaio 2021), ha riformulato la disciplina del credito d’imposta per gli Investimenti in beni strumentali nuovi materiali e immateriali destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato.

La menzionata disciplina, applicabile agli Investimenti effettuati a partire dal 16 novembre 2020, si pone in linea di continuità con il precedente intervento operato dall’art. 1, commi da 184 a 197, della Legge n. 160/2019 (“Legge di bilancio 2020”), nell’ambito della ridefinizione della disciplina degli incentivi fiscali previsti dal “Piano nazionale Impresa 4.0”. Infine il Legislatore, con il recente Dl. n. 73/2021 (c.d. “Decreto Sostegni-bis”, vedi Entilocalinews n. 19 del 10 maggio 2021), è nuovamente intervenuto sullo strumento agevolativo apportando talune modifiche concernenti l’utilizzo del credito d’imposta.

Con la Circolare in oggetto l’Agenzia delle Entrate, sentito anche il Mise, ha fornito, sotto forma di risposte a quesiti, indicazioni relative alle modalità di applicazione del credito d’imposta disciplinato dalla “Legge di bilancio 2021”, raggruppate in funzione delle tematiche trattate, anche al fine di chiarire i più ricorrenti dubbi interpretativi.

Il Documento, a cui si rinvia per la lettura, rammenta in prima battuta l’ambito soggettivo di applicazione dell’agevolazione, individuato dai commi 1051 e 1061 della “Legge di bilancio 2021”. Ai sensi del comma 1051, il credito di imposta in esame è attribuito “a tutte le Imprese residenti nel territorio dello Stato, comprese le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica, dal Settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito dell’impresa, che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato”.

Sotto il profilo soggettivo, dunque, il credito di imposta è riservato alle Imprese residenti nel territorio dello Stato – incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti – che, indipendentemente dalla forma giuridica, dal Settore economico in cui operano, dalle dimensioni aziendali e dal regime contabile adottato, effettuano investimenti alle condizioni stabilite dai commi 1054, 1055, 1056, 1057 e 1058, in relazione alle diverse tipologie di beni agevolabili.

Sono ricompresi nel novero delle Imprese beneficiarie gli Enti non commerciali, con riferimento all’attività commerciale eventualmente esercitata, le Imprese agricole che determinano il reddito agrario ai sensi dell’art. 32 del Dpr. n. 917/1986 (Tuir), nonché le Reti di imprese. Al riguardo, l’Agenzia ha ricordato che le “reti-soggetto”, ai fini delle Imposte sui redditi, figurano tra gli Enti commerciali oppure tra quelli non commerciali, ai sensi dell’art. 73, comma 1, lett. b) e c), del Tuir, a seconda che svolgano o meno attività commerciale in via principale o esclusiva.

L’agevolazione non riguarda dunque, ad avviso dello scrivente, gli Enti Locali, in quanto soggetti esclusi da imposizione diretta ai sensi dell’art. 74, comma 1, del Tuir.

Ricordiamo in verità che sull’argomento l’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 389 del 2020, aveva ritenuto che anche i Comuni, pur non essendo soggetti Ires in base all’art. 74, comma 1, del Tuir, potessero beneficiare del credito d’imposta per Investimenti in beni strumentali nuovi, disciplinato dall’art. 1, comma 185, della Legge n. 160/2019.Nella citata Risposta l’Agenzia delle Entrate aveva giustificato l’estensione del credito anche al Comune istante in quanto il comma 191 della Legge n. 160/2019 ne prevede esclusivamente l’utilizzo in compensazione tramite Modello “F24” (art. 17 del Dlgs. n. 241/1997) e tale elemento, a parere dell’estensore, sarebbe stato sufficiente a ricomprendere il Comune nell’agevolazione, semplicemente perché invece che decurtare il credito dall’Ires da pagare in futuro, avrebbe potuto compensarlo con Modello “F24”.

In pratica, l’ambito soggettivo di applicazione delle sopra citate agevolazioni non veniva ricondotto all’essere impresa ed allo svolgere attività commerciale ai fini dell’Ires, escludendo così chi non è soggetto ad Ires, ai sensi dell’art. 74, comma 1, del Tuir (tra cui i Comuni), bensì alla possibilità tecnica di poter compensare il credito …

A suo tempo avevamo definito tale Risposta assolutamente priva di fondamento e contraria alle posizioni fino ad allora, ma anche poi successivamente, assunte dall’Agenzia delle Entrate.

Il riferimento alla “attività commerciale eventualmente esercitata” è da intendersi infatti, per chi scrive senza ombra di dubbio, ai fini delle Imposte dirette, non hai fini dell’Iva, anche perché l’oggetto della discussione è un “credito d’imposta” riferito pacificamente alle Imposte dirette.


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