Crisi economica: secondo Ref Ricerche il crollo del Pil sarà meno drastico di quanto stimato da Bruxelles e si fermerà a – 9,2%

Crisi economica: secondo Ref Ricerche il crollo del Pil sarà meno drastico di quanto stimato da Bruxelles e si fermerà a – 9,2%

L’attività economica in molti Comparti si sta rapidamente normalizzando quindi il calo del Pil italiano per il 2020 potrebbe essere meno drastico di quanto stimato, ad esempio, dalla Commissione UE.
Ad aprire a uno spiraglio di moderato ottimismo è stato l’istituto Ref Ricerche, secondo cui la contrazione del Pil italiano sarà del 9,2%, meno pronunciata quindi “rispetto alle stime indicate nei giorni scorsi negli scenari dei maggiori organismi internazionali, e più vicina alle indicazioni delle Istituzioni italiane”.

Ricordiamo infatti che recentemente sono state diramate le previsioni d’Estate della Commissione UE, che prospettavano per il nostro Paese un calo del Pil pari all’11,2%, mettendoci al primo posto nella infelice classifica dei Paesi più penalizzati dall’impatto economico della pandemia, che vede a seguire la Spagna (-10,9%), la Croazia (-10,8%), la Francia (-10,6%), l’Olanda (-6,8%) e la Germania (-6,3%).

La ricerca recentemente diffusa da Ref evidenzia come nelle settimane del “lockdown” la contrazione dell’attività produttiva sia stata di entità eccezionale. “In tutti i Paesi che hanno dovuto adottare questo tipo di restrizioni – si legge – l’attività economica ha mostrato contrazioni nettamente superiori a quelle osservate in tutti i precedenti storici, compresa la crisi del 2008. Questo induce a ritenere che il tipo di shock cui è stata sottoposta l’Economia mondiale sia di entità superiore alle crisi del passato. D’altra parte, è anche vero che la fase delle misure più restrittive è durata soltanto poche settimane, e ha fatto posto sin dai primi di maggio a un graduale allentamento”.

La ripresa iniziata da maggio 2020 resta comunque insufficiente per compensare gli effetti prodotti dalle chiusure forzate e, per molti Settori (si pensi al Turismo, all’Aviazione o alla Ristorazione), i livelli di domanda sono ancora lontani da quelli pre-Covid.

Allo scopo di limitare la portata di questi effetti, in molti Paesi sono state adottate politiche economiche di segno fortemente espansivo. Da un lato attraverso misure di protezione dei lavoratori che hanno interrotto l’attività, dall’altro attraverso interventi finalizzati a soddisfare i fabbisogni di liquidità delle Imprese, anche attraverso garanzie pubbliche ai prestiti bancari. Queste misure, sovrapponendosi all’impatto della recessione sui bilanci pubblici, stanno portando a aumenti eccezionali dei deficit e dei debiti pubblici. Per evitare che i Governi si ritrovino nell’impossibilità di finanziare l’aumento del debito, tutte le principali banche centrali stanno acquistando titoli di Stato, oltre a varare interventi per favorire il credito al Settore privato”.

L’Economia italiana, in ragione dell’abnorme debito pubblico che la caratterizza e della bassa crescita registrata negli ultimi decenni, è particolarmente esposta al rischio di un accumulo di ulteriore debito che sarà difficile da sostenere a meno che non sia accompagnato da un deciso rafforzamento della crescita.

Viene infine evidenziato che una delle eredità positive che saranno lasciate dalla crisi sarà l’accelerazione sul processo di transizione verso il digitale in senso lato: dall’organizzazione del lavoro ai processi di produzione, dai servizi amministrativi all’istruzione e, ancora, per quanto riguarda la diffusione del commercio elettronico.


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