Come si apprende dal Comunicato-stampa diffuso in data 2 ottobre 2026, la Sezione delle Autonomie della Corte dei conti, con la Delibera n. 15/Sezaut/2026/Frg, ha approvato la Relazione al Parlamento sui Comuni in situazione di crisi finanziaria, aggiornata al 31 dicembre 2025.
Dal quadro delineato dalla Magistratura contabile emerge un Comparto comunale nel complesso solido, ma caratterizzato da situazioni di crisi fortemente concentrate sotto il profilo territoriale e da procedure di risanamento che, in numerosi casi, mostrano criticità in termini di efficacia e durata.
Alla fine del 2025 risultano 485 procedure attive, riferite a 484 Enti, pari al 6,1% dei Comuni italiani. Le situazioni di crisi conclamata interessano complessivamente circa 6,5 milioni di abitanti, con una massa passiva stimata in 6,2 miliardi di Euro.
Dall’introduzione degli attuali strumenti di gestione delle crisi finanziarie sono state complessivamente attivate 1.448 procedure, di cui 818 Dissesti e 630 Procedure di riequilibrio finanziario pluriennale, riferite a 1.033 Comuni.
Uno dei principali elementi di criticità evidenziati dalla Corte riguarda l’effettiva capacità delle procedure di riportare gli Enti verso una condizione di equilibrio stabile.
Soltanto il 16,1% dei riequilibri finanziari avviati risulta formalmente concluso, mentre il 35,2% è sfociato nel Dissesto. Il dato trova conferma anche nell’andamento più recente: dei 23 Dissesti dichiarati nel corso del 2025, ben 14 erano stati preceduti da una Procedura di riequilibrio non andata a buon fine.
La Corte richiama l’attenzione anche sulla durata delle procedure di dissesto. Dal 2007 soltanto il 17,1% si è concluso entro il quinquennio previsto dalla disciplina, mentre 99 dei 227 Dissesti ancora attivi hanno già superato tale termine.
Secondo la Magistratura contabile, il protrarsi delle procedure può incidere negativamente sulla capacità degli Enti di conseguire un equilibrio finanziario effettivamente stabile e duraturo.
Un secondo elemento riguarda la marcata concentrazione territoriale delle situazioni di crisi.
Sicilia, Calabria e Campania raccolgono complessivamente il 63,6% delle procedure attivate e l’80,4% dei dissesti dichiarati negli ultimi 5 anni.
In particolare, almeno una procedura di crisi ha interessato il 54% dei Comuni calabresi, il 41% di quelli siciliani e il 39% dei Comuni campani.
Per la Corte, nei territori maggiormente interessati il fenomeno non può essere ricondotto esclusivamente alle modalità di gestione del singolo Ente. Le crisi riflettono infatti anche fattori economici, sociali, organizzativi e istituzionali riferibili all’intero sistema multilivello.
In questo quadro, la Relazione segnala anche una forte eterogeneità degli interventi messi in campo dalle Regioni, che spaziano dal sostegno finanziario all’assistenza tecnica, fino alla creazione di fondi di prevenzione e di autonomi sistemi di monitoraggio.
La Corte sottolinea quindi l’esigenza di superare un approccio uniforme, adattando gli strumenti di prevenzione e risanamento alle caratteristiche e alle dimensioni dei Comuni interessati.
Per i 269 piccoli Comuni in crisi con meno di 5.000 abitanti, viene considerato prioritario predisporre forme di affiancamento tecnico tempestivo.
Per i 47 Enti con popolazione superiore a 30.000 abitanti, invece, sono ritenuti necessari strumenti più strutturati, in grado di affrontare una maggiore complessità amministrativa, organizzativa e gestionale.
Per gli Enti di dimensione intermedia, la scelta degli strumenti dovrebbe essere calibrata sulla natura e sulla gravità dello squilibrio.
Tra i modelli richiamati dalla Corte figurano i Patti con il Governo, soprattutto per gli Enti di maggiori dimensioni, in quanto basati sulla combinazione di misure concordate, sostegno finanziario, cronoprogrammi verificabili, monitoraggio e flessibilità nell’attuazione.
Alla luce delle criticità rilevate, la Corte dei conti richiama la necessità di una Riforma organica del Titolo VIII del Dlgs. n. 267/2000 (Tuel), relativo agli Enti Locali deficitari o dissestati.
L’obiettivo indicato è quello di superare un Sistema considerato prevalentemente reattivo, uniforme e restrittivo, spostando maggiormente l’attenzione sulla prevenzione e sull’individuazione tempestiva delle situazioni di squilibrio.
La Relazione propone inoltre di integrare le informazioni contenute nelle Banche-dati “Bdap” e “Siope+” all’interno di un Archivio nazionale delle criticità, accompagnato dall’introduzione di indicatori trasparenti, differenziati e predittivi, collegati direttamente al ciclo di bilancio.
La prospettiva delineata è quindi quella di passare da una gestione prevalentemente tardiva della crisi finanziaria a una politica di prevenzione e risanamento, fondata su tempestività degli interventi, proporzionalità degli strumenti, affiancamento agli Enti e responsabilità condivisa tra i diversi livelli istituzionali.




