Ddl. Stabilità: le novità in materia di Patto di stabilità e bilancio degli Enti Locali

Ddl. Stabilità: le novità in materia di Patto di stabilità e bilancio degli Enti Locali

Tra le misure introdotte nel Ddl. della Manovra finanziaria per il 2015 ci sono importanti novità che riguardano i Comuni, tra cui una significativa riduzione degli obiettivi del Patto di stabilità interno degli Enti Locali. Proponiamo qui di seguito una breve analisi delle disposizioni più rilevanti contenute nel Disegno di legge.

Art. 33 – Ottimizzazione della gestione di Tesoreria dello Stato

La Decisione della Banca centrale europea Bce/2014/23 “sulla remunerazione di depositi, saldi e riserve in eccesso” e il relativo Atto di indirizzo Bce/2014/22, emanato anch’esso il 5 giugno 2014, “che modifica l’Indirizzo Bce/2014/9 sulla gestione di attività e passività nazionali da parte delle banche centrali nazionali”, stabiliscono, tra l’altro, un limite alla giacenza complessiva remunerata dei depositi detenuti dalle Amministrazioni pubbliche presso una Banca centrale nazionale, introducendo l’applicazione di un tasso di interesse negativo alla giacenza in eccesso, qualora la stessa Bce decida di ridurre sotto lo zero il tasso di interesse sui depositi (tasso “deposit facility”).

Tali Decisioni della Bce hanno determinato un generale abbassamento dei tassi dei titoli di Stato italiani, rendendo necessarie alcune modifiche alla gestione della liquidità del Tesoro.Le disposizioni modificative sono state inserite per consentire la movimentazione semplificata e agevole della liquidità dello Stato, al fine di contenere, nei limiti del possibile, l’applicazione di rendimenti negativi sulle giacenze dei depositi governativi detenuti presso la Banca d’Italia.

La norma in commento inoltre interviene per razionalizzare e rendere possibile una più efficiente gestione della liquidità, integrando opportunamente le disposizioni del Testo Unico del Debito Pubblico.

Art. 34 – Assoggettamento delle Camere di commercio alla “Tesoreria unica” e proroga termine finale per la sospensione della Tesoreria unica c.d. “mista

I commi da 1 a 4 assoggettano al Sistema di “Tesoreria unica” le Camere di Commercio, le quali saranno tenute a depositare le proprie disponibilità liquide su conti aperti presso la Tesoreria dello Stato e non più presso il Sistema bancario; il riversamento delle risorse liquide presso la Tesoreria statale è previsto entro il 1° gennaio 2015 e quello per lo smobilizzo degli investimenti entro il 30 giugno 2015.

Il comma 5proroga dal 31 dicembre 2014 al 31dicembre 2017 il termine finale per la sospensione del regime di “Tesoreria unica mista”, e prevede che le entrate proprie degli Enti territoriali, degli Enti del Comparto sanitario, delle Università e delle autorità portuali,devono rimanere depositate presso la Tesoreria statale, invece di confluire nel Sistema bancario.

Art. 36 – Pareggio di bilancio delle Regioni

La presente norma è finalizzata, nelle more dell’entrata in vigore della Legge n. 243/12 di attuazione del principio del pareggio di bilancio in coerenza con gli impegni europei, ad anticipare all’anno 2015 l’introduzione dell’obbligo per le Regioni a statuto ordinario di assicurare l’equilibrio tra entrate e spese del bilancio.

In particolare, ai sensi dei commi 1 e 2, ai fini del concorso al contenimento dei saldi di finanza pubblica ed in sostituzione delle regole del Patto di stabilità interno, viene richiesto alle Regioni a statuto ordinario di conseguire l’equilibrio di parte corrente nonché l’equilibrio fra le entrate e le spese finali, espressi sia in termini di competenza che di cassa.

La definizione dei saldi di riferimento per il pareggio di bilancio è contenuta nei commi 3 e 4ed è differenziata per gli Enti che hanno partecipato alla sperimentazione prevista dal Dlgs. n. 118/11, i quali già adottano i nuovi schemi di bilancio armonizzati con funzione autorizzatoria e di rendicontazione, rispetto agli altri Enti che, nel 2015, ai fini autorizzatori e di rendicontazione, adotteranno gli schemi di bilancio vigenti nel 2014, in attuazione di quanto previsto dal Dlgs. n. 118/11.

Per le Regioni che già adottano bilanci armonizzati con funzioni autorizzatoria nel 2015, fin da tale esercizio, sia l’equilibrio di parte corrente che l’equilibrio finale saranno definiti in coerenza con la riforma contabile, mentre per le Regioni che non hanno partecipato alla sperimentazione la definizione degli equilibri coerente con la riforma contabile degli Enti territoriali si applica a decorrere dall’esercizio 2016, mentre nell’esercizio 2015 si fa riferimento alle classificazioni di bilancio adottate nell’ordinamento previgente. In particolare, a regime, l’equilibrio di parte corrente, di competenza e di cassa, è costituito dalla differenza tra le entrate correnti e le spese correnti, incluse le quote di capitale delle rate di ammortamento dei prestiti, come definito dall’art. 40, comma 1, del Dlgs. n. 118/11, escluso l’utilizzo del risultato di amministrazione di parte corrente, del fondo di cassa. Nel 2015, l’equilibrio di parte corrente delle Regioni che non hanno partecipato alla sperimentazione è dato dalla differenza tra le entrate correnti e le spese correnti, incluse le quote di capitale delle rate di ammortamento, con l’esclusione dei rimborsi anticipati.

A regime, ai fini del saldo tra entrate e spese finali, le entrate finali saranno quelle ascrivibili ai Titoli 1, 2, 3, 4 e 5 dello schema di bilancio previsto dal Dlgs. n. 118/11, e le spese finali saranno quelle scrivibili ai Titoli 1, 2 e 3.

Per la determinazione del saldo tra entrate e spese finali, nel 2015, le Regioni che non hanno partecipato alla sperimentazione faranno riferimento alle entrate di cui ai Titoli 1, 2, 3 e 4 del bilancio adottato nel 2014 e alle spese di cui ai Titoli 1 e 2 del medesimo schema di bilancio.

Ai fini della determinazione degli equilibri, concorrono anche:

a) in termini di cassa, l’anticipazione erogata dalla Tesoreria statale nel corso dell’esercizio per il finanziamento della sanità registrata nell’apposita voce delle partite di giro, al netto delle relative regolazioni contabili imputate contabilmente al medesimo esercizio;

b) in termini di competenza, gli stanziamenti del “Fondo crediti di dubbia esigibilità”;

c) in termini di competenza, il saldo tra il “Fondo pluriennale” di entrata e di spesa;

d) in termini di cassa, il saldo tra il Fondo di cassa della gestione sanitaria accentrata al 1° gennaio e il medesimo fondo di cassa al 31 dicembre.

Il comma 8prevede poi che, a decorrere dal 2016, il bilancio di previsione delle Regioni a statuto ordinario debba essere approvato iscrivendo le previsioni di entrata e di spesa in misura tale che sia garantito il rispetto delle regole che disciplinano il pareggio di bilancio.

Il comma 9detta le regole per il monitoraggio dei risultati conseguiti dalle Regioni a statuto ordinario, nonché per l’acquisizione di elementi informativi utili per la finanza pubblica, anche con riferimento alla loro situazione debitoria.

Il comma 13definisce le misure sanzionatorie applicabili alle Regioni a statuto ordinario che non abbiano rispettato gli obiettivi del pareggio di bilancio.

I commi 14 e 15disciplinano le ipotesi in cui la violazione del Patto di stabilità interno sia accertata successivamente all’anno seguente a quello cui la violazione si riferisce; in tal caso, le sanzioni si applicheranno nell’anno successivo a quello in cui sarà stato accertato il mancato conseguimento dell’obiettivo del pareggio.

Il comma 16introduce misure antielusive delle regole volte ad assicurare il rispetto dell’equilibrio di bilancio.

Art. 35 – Concorso degli Enti territoriali alla finanza pubblica

Il comma 1, modificando il comma 6 dell’art. 46 del Dl. 24 aprile 2014, n. 66, inserisce le disposizioni riguardanti il contributo agli obiettivi di finanza pubblica delle Regioni a statuto ordinario per ciascuno degli esercizi dal 2015 al 2018, pari a Euro 3.452 milioni, ed estende all’esercizio 2018 il contributo di Euro 750 milioni, già previsto per il triennio 2015-2017.

Così come per il contributo di Euro 750 milioni, sia la ripartizione dei 3.452 milioni di Euro tra le singole Regioni, sia l’individuazione degli ambiti di spesa cui il contributo è riferito, sono effettuate dalle Regioni, in sede di autocoordinamento, da recepire con Intesa sancita dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, entro il 31 gennaio 2015.

I commi 4 e 5 precisano che le Regioni Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Sicilia, nonché le Province autonome di Trento e Bolzano, assicurano il proprio contributo nell’ambito del Patto di stabilità interno.

Il comma 6 prevede che la Regione Sardegna assicuri il proprio contributo nell’ambito della disciplina del pareggio di bilancio.

I commi 10 e 11 estendono al 2018 la disciplina del Patto di stabilità interno e degli accantonamenti delle Autonomie speciali.

Il comma 13, stabilendo le misure del concorso degli Enti Locali alla riduzione della spesa pubblica, prevede che le Province e le Città metropolitane concorrono al contenimento della spesa pubblica attraverso una riduzione della spesa corrente di Euro 1.000 milioni per l’anno 2015, di Euro 2.000 milioni per l’anno 2016 e di Euro 3.000 milioni a decorrere dall’anno 2017. Con Decreto non regolamentare del Ministero dell’Interno, da emanare entro il 15 febbraio 2015, dovrà stabilirsi l’ammontare della riduzione che ciascun Ente deve conseguire, tenendo conto anche della differenza tra spesa storica e fabbisogni standard.

Il comma 15introduce vincoli a carico delle Province delle Regioni a statuto ordinario, disponendo che per esse è fatto divieto:

a) di ricorrere a mutui per spese non rientranti nelle funzioni della gestione dell’edilizia scolastica, della costruzione e gestione delle strade provinciali e regolazione della circolazione stradale ad esse inerente, nonché della tutela e valorizzazione dell’ambiente, per gli aspetti di competenza;

b) di effettuare spese per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e di rappresentanza;

c) di procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, ivi incluse le procedure di mobilità;

d) di acquisire personale attraverso l’istituto del comando. I comandi in essere cessano alla naturale scadenza ed è fatto divieto di proroga degli stessi;

e) di attivare rapporti di lavoro ai sensi degli artt. 90 e 110 del Dlgs. n. 267/00. I rapporti in essere ai sensi del predetto art. 110 cessano alla naturale scadenza ed è fatto divieto di proroga degli stessi;

f) d’instaurare rapporti di lavoro flessibile di cui all’art. 9, comma 28, del Dl. n. 78/10;

g) di attribuire incarichi di studio e consulenza.

Il comma 16 prevede che, a decorrere dall’anno 2015, i Comuni concorrano al contenimento della spesa pubblica attraverso una riduzione della spesa corrente di Euro 1.200 milioni; la dotazione del “Fondo di solidarietà comunale” è ridotta di pari importo per gli anni 2015 e successivi.

Il comma 17 proroga al 2018 il concorso alla finanza pubblica da parte di Comuni e Province di cui all’art. 47 del Dl. n. 66/14. Ricordiamo che l’art. 47 del Dl. n. 66/14 dispone che, nelle more dell’emanazione del Dpcm. di cui all’art. 1, del comma 92, della Legge n. 56/14, inerente al passaggio dalle Province ai nuovi Organismi subentranti, le stesse Province e le Città metropolitane assicurano un contributo alla finanza pubblica pari a Euro 444,5 milioni per l’anno 2014, pari a Euro 576,7 milioni per l’anno 2015 e pari a Euro 585,7 milioni per ciascuno degli anni 2016 e 2017.

Il comma 18è finalizzato ad incrementare dal 10% al 20% la quota di “Fondo di solidarietà comunale” dei Comuni delle Regioni a statuto ordinario da ripartire sulla base dei fabbisogni standard e delle capacità fiscali standard.

Art. 37 – Riduzione degli obiettivi del Patto di stabilità interno degli Enti Locali

Il comma 1 è volto ad aggiornare il triennio di riferimento, dal 2009-2011 a 2010-2012, assunto come base di calcolo per la determinazione dell’obiettivo del Patto di stabilità degli Enti Locali, nonché a modificare le percentuali da applicare alla spesa corrente media per individuare l’importo dell’obiettivo al fine di ridurre il contributo richiesto agli Enti Locali, mediante il Patto di stabilità interno, per complessivi Euro 3.350 milioni di cui 3.095 milioni ai Comuni e 255 milioni alle Province.

Il comma 2stabilisce che, per il conseguimento dell’obiettivo di saldo di competenza mista rilevano gli stanziamenti di competenza del “Fondo crediti di dubbia esigibilità” (“Fcde”); la previsione consente la riduzione delle percentuali da applicare alla spesa corrente media per individuare l’importo dell’obiettivo determinando una virtuosa redistribuzione della manovra a favore degli Enti con maggiore capacità di riscossione.

Il comma 3è volto ad esplicitare l’intento del Legislatore, ovvero che la redistribuzione dell’obiettivo fra Enti capofila ed Enti associati avviene solo a fronte di accordo.

Il comma 4 prevede la disapplicazione, a decorrere dal 2015, del meccanismo di riparto degli obiettivi del Patto di stabilità basato sulla valutazione di 10 parametri di virtuosità come previsto dalla disciplina vigente, già disapplicato per gli anni 2013 e 2014, atteso che permangono difficoltà oggettive per la valutazione dei parametri stessi e che l’avvio della riforma della contabilità comporta l’introduzione di elementi di virtuosità nelle regole del Patto di stabilità interno mediante la considerazione del “Fondo crediti di dubbia esigibilità”nel saldo obiettivo.

Il comma 5 è finalizzato alla soppressione del cosiddetto “Patto integrato”.

Il comma 6 è volto a chiarire la data di decorrenza dei 30 giorni entro cui va inviato il prospetto del monitoraggio dei risultati del Patto di stabilità interno.

I commi 7 e 8 semplificano la procedura per l’aggiornamento dei termini e dei prospetti relativi al monitoraggio e alla certificazione del Patto di stabilità interno.

Il comma 9 riduce di Euro 60 milioni l’importo complessivo di 100 milioni destinato nel 2015 all’estinzione di debiti maturati dagli Enti territoriali, ai sensi dell’art. 4, comma 5, del Dl. n. 133/14, destinando i restanti 40 milioni per l’utilizzo da parte degli Enti Locali; inoltre, vengono vincolate le richieste di spazi finanziari alle informazioni relative ai debiti presenti nella “Piattaforma elettronica per la certificazione dei crediti” comunicate dagli Enti.


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