“Ddl. stabilità”: le novità relative ai servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica

“Ddl. stabilità”: le novità relative ai servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica

L’art. 43, rubricato “Razionalizzazione delle Società partecipate locali disposizione in esame”, interviene integrando l’art. 3-bisdel Dl. n. 138/11, rubricato “Ambiti territoriali e criteri di organizzazione dello svolgimento dei servizi pubblici locali”, con la finalità di promuovere processi di aggregazione e di rafforzare la gestione industriale dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica. In proposito si ricorda che il comma 1, dell’art. 3-bis sopra richiamato, prevede che, a tutela della concorrenza e dell’ambiente, lo svolgimento dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica sia organizzato in ambiti o bacini territoriali ottimali tali da consentire economie di scala e massimizzare l’efficienza del servizio. A tal fine, entro il 30 giugno 2012, dovevano essere istituiti ad opera delle regioni, i rispettivi enti di governo. Tanto che il successivo comma 1-bis prevede espressamente che tutte le funzioni di organizzazione dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica, di scelta della forma di gestione, di determinazione delle tariffe, di affidamento della gestione e relativo controllo debbano essere esercitate unicamente dagli enti di governo degli ambiti o bacini territoriali ottimali. La disposizione in commento, modificando il comma 1-bis, dispone l’obbligo per gli Enti Locali di partecipare al rispettivo ente di governo entro il 1° marzo 2015 oppure entro 66 gg. dall’istituzione dello stesso, decorsi i quali il Presidente della Regione dovrà esercitare i poteri sostitutivi, previa diffida dell’Ente Locale inadempiente. Gli Enti sono tenuti ad adottare la relazione di cui all’art. 34, comma 20, del Dl. n. 179/12, in cui dare conto della sussistenza dei requisiti previsti dall’ordinamento europeo per la forma di affidamento prescelta, motivandone le ragioni con riferimento agli obiettivi di universalità e socialità, di efficienza, di economicità e di qualità del servizio. A tal fine, le Deliberazioni assunte dall’Ente di governo sono validamente assunte nei competenti organi dello stesso, senza necessità di ulteriori deliberazioni, preventive o successive, da parte degli organi degli Enti Locali. Trattandosi di servizi a rete, la relazione deve comprendere un piano economico-finanziario (asseverato da istituto di credito o da altri soggetti abilitati) che, fatte salve le disposizioni di settore, contenga anche la proiezione, per il periodo di durata dell’affidamento, dei costi e dei ricavi, degli investimenti e dei relativi finanziamenti, per assicurare la realizzazione degli interventi infrastrutturali ivi previsti. Nel caso in cui l’Ente di governo prescelga quale modalità di gestione del servizio l’affidamento in house, la suddetta relazione deve contenere anche l’assetto economico-patrimoniale della Società, del capitale proprio investito e dell’ammontare dell’indebitamento, con aggiornamento triennale. Sempre nella circostanza dell’affidamento in house, gli Enti Locali proprietari procedono, contestualmente all’affidamento, ad accantonare pro quota nel primo bilancio utile, e poi con cadenza triennale, una somma pari all’impegno finanziario corrispondente al capitale proprio previsto per il triennio nonché a redigere il bilancio consolidato con il soggetto affidatario in house. Secondo il nuovo comma 2-bis, come aggiunto dalla disposizione in commento, l’operatore economico, succeduto al concessionario iniziale secondo procedure trasparenti, prosegue nella gestione dei servizi fino alle scadenze naturali, fermo restando il rispetto dei criteri qualitativi stabiliti inizialmente. In tale ipotesi, il soggetto competente accerta la persistenza dei criteri qualitativi e la permanenza delle condizioni di equilibrio economico-finanziario, prevedendo, ove necessario, la loro rideterminazione, anche tramite l’aggiornamento del termine di scadenza di tutte o di alcune delle concessioni in essere. Mentre, ai sensi del comma 4, come riformulato, i finanziamenti a qualsiasi titolo concessi a valere su risorse pubbliche statali, relativi ai servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica, sono attribuiti agli Enti di governo degli ambiti o dei ba cini territoriali ottimali, ovvero ai relativi gestori del servizio, a condizione che dette risorse siano aggiuntive o garanzia a sostegno dei piani di investimento approvati dai menzionati enti di governo. Le suddette risorse sono prioritariamente assegnate ai gestori selezionati tramite procedura di gara ad evidenza pubblica o di cui l’Ente competente abbia accertato l’efficienza gestionale e la qualità del servizio, ovvero che abbiano deliberato operazioni di aggregazione societaria. Il nuovo comma 4-bis, dispone che le spese in conto capitale, effettuate dagli Enti Locali con i proventi derivanti dalla dismissione totale o parziale, anche a seguito di quotazione, di partecipazioni in Società, e i medesimi proventi sono esclusi dai vincoli del Patto di stabilità interno. Il successivo comma 6-bis, chiarisce che le disposizioni dell’art. 3-bis del Dl. n. 179/12, comprese quelle di carattere speciale in materia di servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica, si intendono riferite, salvo deroghe espresse, anche al settore dei rifiuti urbani e ai settori sottoposti alla regolazione ad opera di un’Autorità indipendente.


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