“Decreto Sblocca Italia”: analisi delle disposizioni introdotte dal Dl. n. 133/14

“Decreto Sblocca Italia”: analisi delle disposizioni introdotte dal Dl. n. 133/14

Il Dl. 12 settembre 2014, n. 133, rubricato “Misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive”, noto come “Decreto Sblocca Italia”, è stato pubblicato sulla G.U. n. 212 del 12 settembre 2014 ed entrato in vigore il giorno successivo.

L’intervento normativo mette sul tavolo quasi 4 miliardi (da qui al 2020) per il compimento di opere pubbliche e introduce rilevanti novità in materia di edilizia, semplificazioni in materia di appalti pubblici (con particolari deroghe in caso di interventi di estrema urgenza), e destina nuove risorse al pagamento dei debiti della P.A..

Vediamo qui di seguito il quadro delle novità di interesse per gli Enti Locali.

Art. 1 – Disposizioni urgenti per sbloccare gli interventi sugli assi ferroviari Napoli-Bari e Palermo-Catania-Messina ed altre misure urgenti per sbloccare interventi sugli Aeroporti di interesse nazionale

L’art. 1 in commento dispone che, per 2 anni dall’entrata in vigore del Dl. n. 133/14, l’Amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Spa diventi Commissario per la realizzazione delle opere relative alle tratte ferroviarie Napoli–Bari e Palermo-Catania-Messina. Per questa ulteriore carica, l’Amministratore delegato non percepirà alcun compenso aggiuntivo.

Il comma 11 dispone poi che, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della norma in commento, sarà emanato un Dm. con il quale – per consentire l’avvio degli investimenti previsti nei contratti di programma degli Aeroporti di interesse nazionale di cui all’art. 698 del “Codice della navigazione” – saranno adottati i contratti di programma sottoscritti dall’Enac con i gestori degli Scali aeroportuali di interesse nazionale.

Art. 2 – Semplificazioni procedurali per le Infrastrutture strategiche affidate in concessione

Viene aggiunto il comma 4-ter all’art. 174 del Dlgs. n. 163/06 (“Codice dei Contratti pubblici”) rubricato “Concessioni relative a infrastrutture”, con cui si specifica che il bando di gara può prevedere, nell’ipotesi di sviluppo del progetto per stralci funzionali o, nei casi più complessi di successive articolazioni per fasi, l’integrale caducazione della relativa concessione, con la conseguente possibilità, in capo al Concedente, di rimettere a gara la concessione per la realizzazione dell’intera opera qualora, entro un termine non superiore a 3 anni, da indicare nel bando di gara stesso, dalla data di approvazione da parte del Cipe del progetto definitivo dello stralcio funzionale immediatamente finanziabile, la sostenibilità economico-finanziaria degli stralci successivi non sia attestata da primari istituti finanziari.

Tale disposizione non si applica alle concessioni ed alle procedure in finanza di progetto con bando già pubblicato alla data del 13 settembre 2014.

Art. 3 – Ulteriori disposizioni urgenti per lo sblocco di opere indifferibili, urgenti e cantierabili per il rilancio dell’economia

L’art. 3 dispone lo stanziamento di 3.890 milioni di Euro che vadano ad incrementare il “Fondo per lo sblocco dei cantieri” istituito dall’art. 18, comma 1, del Dl. n. 69/13, convertito con modificazioni dalla Legge n. 98/13 (c.d. “Decreto del Fare”). Tale importo è così ripartito: 39 milioni per l’anno 2013, 26 milioni per l’anno 2014, 231 milioni per l’anno 2015, 159 milioni per l’anno 2016, 1.073 milioni per l’anno 2017, 2.066 milioni per l’anno 2018 e 148 milioni per ciascuno degli anni 2019 e 2020.

Art. 4 – Misure di semplificazione per le opere incompiute segnalate dagli Enti Locali e misure finanziarie a favore degli Enti territoriali

L’art. 4 in commento intende favorire la realizzazione delle opere che sono state segnalate dai Comuni alla Presidenza del Consiglio dei Ministri entro il 15 giugno scorso, per le quali la problematica emersa attenga al mancato concerto tra Amministrazioni interessate. Per questi particolari casi, è data facoltà di riconvocare la Conferenza di servizi per riesaminare i pareri ostativi alla realizzazione dell’opera. Ove l’Ente abbia necessità di definire il procedimento in tempi celeri, i termini relativi alla convocazione (art. 14-ter, Legge n. 241/90), sono dimezzati.

Laddove si dovesse andare incontro ad un nuovo dissenso in sede di Conferenza dei servizi, resta ferma la facoltà, da parte del Comune o dell’Unione dei Comuni procedenti, di rimettere il procedimento alla deliberazione del Consiglio dei Ministri. Anche in questo caso, si applicherebbe il dimezzamento dei termini di cui all’art. 14-quater, comma 3, della predetta Legge n. 241/90.

In caso di difficoltà amministrative, il comma 2 prevede la possibilità, per le Amministrazioni, di avvalersi delle consulenze dell’apposita Cabina di regia istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

I pagamenti connessi alle opere in oggetto sono esclusi (nel limite di 250 milioni di Euro per l’anno 2014) dal Patto di stabilità interno alle seguenti condizioni:

a) che si tratti di opere previste nel “Piano triennale delle opere pubbliche”;

b) che si tratti di opere realizzate, in corso di realizzazione, o per le quali sia possibile l’immediato avvio dei lavori da parte dell’Ente Locale richiedente;

c) che i pagamenti vengano effettuati entro il 31 dicembre 2014.

Ai sensi del comma 5, sono poi esclusi dai vincoli del Patto, per un importo complessivo di 300 milioni di Euro, i pagamenti sostenuti successivamente all’entrata in vigore del Dl. n. 133/14, relativi a debiti in conto capitale degli Enti territoriali per gli anni 2014 e 2015. L’esclusione opera per 200 milioni di Euro per l’anno 2014 e per 100 milioni di Euro per il 2015.

I suddetti pagamenti devono riferirsi a debiti in conto capitale (presenti sulla “Pcc” e ascrivibili ai codici Siope da 2101 a 2512 per gli Enti Locali e da 2101 a 2138 per le Regioni, eccezion fatta per le spese relative alla Sanità):

a) certi, liquidi ed esigibili alla data del 31 dicembre 2013;

b) per i quali sia stata emessa fattura o richiesta equivalente di pagamento entro il 31 dicembre 2013;

c) riconosciuti alla data del 31 dicembre 2013 ovvero che presentavano i requisiti per il riconoscimento di legittimità entro la medesima data.

Per l’anno 2014, la citata esclusione di 200 milioni di Euro è destinata per 50 milioni di Euro ai pagamenti dei debiti delle Regioni (compresi quelli di cui ai codici da 2139 a 2332) che beneficiano di entrate rivenienti dall’applicazione dell’art. 20, commi 1 e 1-bis, del Dlgs. n. 625/96, superiori a 100 milioni. Ai fini della distribuzione del rimanente importo dell’esclusione tra i singoli Enti territoriali, i Comuni, le Province e le Regioni dovranno comunicare al Mef, attraverso la “Pcc” ed entro il 30 settembre 2014, gli spazi finanziari di cui necessitano per sostenere nel 2014 i pagamenti di cui al periodo precedente ed entro il termine del 28 febbraio 2015 gli spazi finanziari di cui necessitano per effettuare i medesimi pagamenti nel 2015.

Entro il 10 ottobre 2014 ed il 15 marzo 2015, il Mef emanerà dei Decreti che individuino, per ciascun Ente, gli importi dei pagamenti da escludere dal Patto di stabilità.

Il comma 7 interviene sul comma 9-bis dell’art. 31 della Legge n. 183/11 (“Legge di stabilità 2012”) che, alla luce delle modifiche intervenute, dispone che “per l’anno 2014 nel saldo finanziario in termini di competenza mista, individuato ai sensi del comma 3, rilevante ai fini della verifica del rispetto del Patto di stabilità interno, non sono considerati, per un importo complessivo di 1.000 milioni di Euro, di cui 850 milioni di Euro ai Comuni e 150 milioni di Euro alle Province, i pagamenti in conto capitale sostenuti nel primo semestre dalle Province e dai Comuni. Ai fini della distribuzione della predetta esclusione tra i singoli Enti Locali è assegnato a ciascun Ente uno spazio finanziario in proporzione all’obiettivo di saldo finanziario determinato attraverso il comma 2-quinquies fino a concorrenza del predetto importo. Gli Enti Locali utilizzano i maggiori spazi finanziari derivanti dall’esclusione di cui al periodo precedente esclusivamente per pagamenti in conto capitale da sostenere entro l’anno 2014, dandone evidenza mediante il monitoraggio di cui al comma 19 entro il termine perentorio ivi previsto”.

Stanziati inoltre 250 milioni di Euro per la ricostruzione post-sisma in Abruzzo.

Art. 6 – Agevolazioni per la realizzazione di reti di comunicazione elettronica a banda ultralarga e norme di semplificazione per le procedure di scavo e di posa aerea dei cavi, nonché per la realizzazione delle reti di telecomunicazioni mobili

L’art. 6 introduce un credito d’imposta fino al 50%, a valere sull’Ires e sull’Irap, per le Aziende che investono in interventi infrastrutturali relativi al servizio di banda “ultralarga”. Entro 30 giorni dall’entrata in vigore della Legge di conversione del Dl. n. 133/14 saranno emanati uno o più Decreti ministeriali che stabiliranno condizioni, criteri, modalità ed altre disposizioni attuative dei commi in commento.

Art. 7 – Norme in materia di gestione di risorse idriche

La disposizione in esame interviene modificando alcuni articoli del Dlgs. n. 152/06 – più comunemente chiamato “Codice dell’Ambiente” – in materia di gestione delle risorse idriche.

Relativamente a tutte le disposizioni per la tutela delle acque previste dal Dlgs. n. 152/06, ovunque ricorrano le parole “l’Autorità d’ambito” e “le Autorità d’ambito” sono sostituite, rispettivamente, da “l’Ente di governo dell’Ambito” e “gli Enti di governo dell’Ambito”.

In particolare, la disposizione in commento ha modificato e/o integrato gli artt. da 147 a 158, inerenti la gestione del “Servizio idrico integrato”.

Nello specifico, fermo restando che i “Servizi idrici” sono organizzati sulla base degli Ambiti territoriali ottimali definiti dalle Regioni, tutte le competenze in materia di gestione delle risorse idriche, compresi la programmazione delle infrastrutture, sono trasferite all’Ente di governo di ciascun Ambito territoriale.

Gli Enti Locali sono tenuti a partecipare obbligatoriamente all’Ente di governo di riferimento. Qualora non provvedano ad aderirvi entro il prossimo 11 novembre 2014 (60 giorni dalla data di entrata in vigore della disposizione), il Presidente della Regione provvederà a diffidare l’Ente Locale ad adempiere entro il termine di 30 giorni, e successivamente, in caso di inerzia, ad esercitare i poteri sostitutivi, ponendo le relative spese a carico dell’Ente inadempiente.

Nel caso in cui non provveda nemmeno il Presidente della Regione, spetta all’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico, entro i successivi 30 giorni, segnalare l’inadempienza al Presidente del Consiglio dei Ministri, che all’uopo nominerà un Commissario ad acta, ponendo le relative spese a carico dell’Ente inadempiente. La violazione della presente disposizione comporta responsabilità erariale (art. 172, comma 4, Dlgs. n. 152/06).

Rispettando il criterio dell’unicità della gestione, nel caso in cui l’Ambito territoriale ottimale coincida con il territorio regionale, è comunque consentito l’affidamento del “Servizio idrico integrato” in Ambiti territoriali che non siano inferiori agli Ambiti territoriali corrispondenti alle Province o alle Città metropolitane, al fine di conseguire una maggiore efficienza gestionale ed una migliore qualità del servizio.

Spetta all’Ente di governo dell’Ambito stabilire la forma di gestione del Servizio, scegliendo fra quelle previste dall’ordinamento europeo e conseguentemente rispettando la normativa nazionale in materia d’organizzazione dei “servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica”, in particolare le disposizioni di cui all’art. 3-bis, commi 1, 1-bis e 2 del Dl. n. 138/11, e art. 34, comma 20, del Dl. n. 179/12.

Per la successiva scadenza della gestione, l’Ente di governo dovrà provvedere all’affidamento del Servizio al nuovo gestore entro i 6 mesi antecedenti la data di scadenza dell’affidamento previgente, in modo da garantire l’efficacia e la continuità del Servizio.

Il soggetto affidatario, così selezionato, gestisce il “Servizio idrico integrato” su tutto il territorio degli Enti Locali ricadenti nell’Ambito territoriale ottimale.

L’Ente di governo dovrà predisporre una Convenzione per regolare il rapporto con il soggetto gestore del “Servizio idrico integrato”, sulla base delle convenzioni tipo, con relativi disciplinari, adottate dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico.

A tal fine, le convenzioni-tipo devono prevedere, oltre ai criteri già stabiliti dalla versione previgente dell’art. 151, comma 2, del Dlgs. n. 152/06, anche che:

–       la durata dell’affidamento non sia superiore a 30 anni e la possibilità di subaffidamento solo previa approvazione espressa da parte dell’Ente di governo;

–       oltre all’obbligo del raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario della gestione, anche gli strumenti per assicurarne il mantenimento;

–       la disciplina delle conseguenze derivanti dall’eventuale cessazione anticipata dell’affidamento, tenuto conto delle previsioni di cui agli artt. 143 e 158, del Dlgs. n. 163/06, in materia di concessioni di lavori pubblici, ed i criteri e le modalità per la valutazione del valore residuo degli investimenti realizzati dal gestore uscente.

Lo schema di convenzione, con relativo disciplinare, redatto secondo la convenzione-tipo di cui sopra, o in assenza secondo la normativa vigente, dovrà essere allegata, da parte dell’Ente di governo, ai capitolati della procedura di gara. Mentre le convenzioni esistenti devono essere integrate in conformità ai criteri di cui al comma 2, dell’art. 151 citato, come modificato dalla norma in commento, secondo le modalità che saranno stabilite dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico.

Inoltre, è stato soppresso il comma 7, dell’art. 151 citato, che prevedeva la possibilità, per l’affidatario del “Servizio idrico integrato”, di poter gestire altri servizi pubblici, oltre a quello idrico, ma con questo compatibili, anche se non estesi all’intero Ambito territoriale ottimale.

Considerato che gli Enti Locali proprietari delle Infrastrutture idriche sono tenuti ad affidarle in concessione d’uso gratuita, per tutta la durata della gestione, al gestore del “Servizio idrico integrato”, gli stessi dovranno provvedervi, perentoriamente entro il prossimo 13 marzo 2015 (6 mesi dalla data di entrata in vigore della disposizione), salvo eventuali quote residue di ammortamento relative anche ad interventi di manutenzione.

Nelle ipotesi in cui gli Enti di governo degli Ambiti non abbiano già provveduto alla redazione del Piano d’Ambito ai sensi dell’art. 149, del Dlgs. n. 152/06, ovvero non abbiano scelto la forma di gestione ed avviato la procedura di affidamento, provvederanno alla data di decorrenza dell’affidamento del “Servizio idrico integrato”.

Nel caso in cui gli Enti Locali non provvedano entro i termini prescritti, troverà applicazione la procedura di cui al comma 4 dell’art. 172. In particolare, in caso di inadempienza, provvederà il Presidente della Regione esercitando i poteri sostitutivi e ponendo le relative spese a carico dell’Ente inadempiente, determinando le scadenze dei singoli adempimenti procedimentali e avviando, entro 30 giorni le procedure di affidamento. In questa circostanza, i costi di funzionamento dell’Ente di governo riconosciuti in tariffa sono posti pari a zero per tutta la durata temporale dell’esercizio dei poteri sostitutivi. Nel caso in cui non provveda nemmeno il Presidente della Regione, spetta all’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico, entro i successivi 30 giorni, segnalare l’inadempienza al Presidente del Consiglio dei Ministri, che all’uopo nominerà un Commissario ad acta, ponendo le relative spese a carico dell’Ente inadempiente. La violazione della presente disposizione comporta responsabilità erariale (art. 172, comma 4, Dlgs. n. 152/06).

Il nuovo gestore è tenuto a subentrare nelle garanzie e nelle obbligazioni relative ai contratti di finanziamento in essere o ad estinguerli, ed a corrispondere al gestore uscente un valore di rimborso, che sarà definito secondo i criteri stabiliti dall’Autorità di riferimento.

Spetta agli Enti di governo degli Ambiti o ai Bacini territoriali ottimali approvare i progetti definitivi delle opere e degli interventi previsti nei piani di investimento, nonché per adottare le modifiche sostanziali delle medesime opere, interventi ed impianti. L’approvazione comporta dichiarazione di pubblica utilità e costituisce titolo abilitativo, nonché variante agli strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale, ad esclusione dei piani paesaggistici. In dette circostanze, l’Ente di governo o il bacino territoriale ottimale, fungono da autorità espropriante, fermo restando la possibilità di delegare, in tutto o in parte, i propri poteri espropriativi al gestore del “Servizio idrico integrato”, mediante la convenzione di affidamento del Servizio.

Nel caso in cui gli Enti di governo non abbiano già provveduto alla redazione del Piano d’Ambito ovvero scelto la forma di gestione ed avviato la procedura di affidamento, dovranno provvedervi perentoriamente entro il 13 settembre 2015 (entro un anno dalla data di entrata in vigore della versione modificata dell’art. 172), disponendo l’affidamento del servizio al gestore unico, e facendo decadere gli affidamenti non conformi alla disciplina pro tempore vigente.

Al contrario, nel caso in cui alla data del 13 settembre 2014 (data di entrata in vigore della versione modificata dell’art. 172), il gestore del “Servizio idrico integrato” fosse già stato individuato, questo subentra a tutti gli ulteriori soggetti operanti all’interno del medesimo ambito territoriale, tranne nel caso in cui detti soggetti gestiscano il servizio in base ad un affidamento assentito in conformità alla normativa pro tempore vigente e non dichiarato cessato ex lege. In tal caso, il nuovo gestore subentrerà nell’affidamento soltanto a decorrere dalla data di scadenza prevista nel contratto di servizio in essere.

Tuttavia, il comma 3, dell’art. 172, prevede che, in sede di prima applicazione, l’Ente di governo possa disporre l’affidamento del servizio, alla scadenza di una o più gestioni esistenti nell’ambito territoriale tra quelle conformi alla normativa, al gestore unico di ambito il cui bacino complessivo affidato sia almeno pari al 25% cento della popolazione ricadente nell’Ambito territoriale ottimale di riferimento.

Inoltre, al fine di addivenire, nel più breve tempo possibile, all’affidamento del servizio al gestore unico di ambito, l’Ente competente, alla scadenza delle gestioni esistenti e conformi a legge, con un bacino di riferimento inferiore al 25% della popolazione ricadente nell’Ambito territoriale ottimale, dispone l’affidamento per una durata non superiore a quella necessaria al raggiungimento di detta soglia.

In caso di inadempienza, provvederà il Presidente della Regione, esercitando i poteri sostitutivi e ponendo le relative spese a carico dell’Ente inadempiente, determinando le scadenze dei singoli adempimenti procedimentali e avviando, entro 30 gg. le procedure di affidamento. In questa circostanza, i costi di funzionamento dell’Ente di governo riconosciuti in tariffa sono posti pari a zero per tutta la durata temporale dell’esercizio dei poteri sostitutivi. Nel caso in cui non provveda nemmeno il Presidente della Regione, spetta all’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico, entro i successivi trenta giorni, segnalare l’inadempienza al Presidente del Consiglio dei Ministri, che, all’uopo nominerà un commissario ad acta, ponendo le relative spese a carico dell’Ente inadempiente. La violazione della presente disposizione comporta responsabilità erariale (art. 172, comma 4, Dlgs. n. 152/06).

In ogni caso, alla scadenza del periodo di affidamento o all’anticipata risoluzione delle concessioni in essere, i beni e gli impianti del gestore uscente relativi al servizio idrico integrato sono trasferiti direttamente all’Ente Locale, secondo le modalità previste nella convenzione.

Oltre alle numerose modifiche al Dlgs. n. 152/06 sopra esaminate, l’art. 7 in commento prevede l’iter per l’utilizzo delle risorse destinate al finanziamento degli interventi in materia di mitigazione del rischio idrogeologico, nonché le modalità per l’individuazione di detti interventi.

Il comma 4 prevede che, per le attività di progettazione ed esecuzione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, i Presidenti delle Regioni possano richiedere di avvalersi di Società in house delle Amministrazioni centrali dello Stato, dotate di specifica competenza tecnica, previa informazione ai rispettivi Ministeri esercitanti il controllo analogo sulle proprie Società, ai sensi della disciplina nazionale ed europea.

Ai sensi del comma 5, spetta ai Presidenti delle Regioni, provvedere alla redazione dello stato di consistenza e del verbale di immissione in possesso dei suoli per effettuare le occupazioni di urgenza e le espropriazioni delle aree occorrenti per l’esecuzione degli interventi.

Inoltre, per garantire l’adeguamento dell’ordinamento nazionale alla normativa europea in materia di gestione dei servizi idrici, è istituito presso il Ministero dell’Ambiente un apposito Fondo destinato al finanziamento degli interventi relativi alle risorse idriche. A tal fine il comma 6 prevede le modalità di finanziamento ed utilizzo del Fondo.

Al fine di accelerare la progettazione e la realizzazione degli interventi necessari ed oggetto di procedura di infrazione o di provvedimento di condanna della Corte di Giustizia europea, è attivata, entro il 30 settembre 2014, la procedura di esercizio del potere sostitutivo del Governo, con la possibilità di nominare appositi commissari straordinari (comma 7).

Mentre, per fronteggiare le situazioni di criticità ambientale delle aree metropolitane interessate da fenomeni di esondazione e alluvione, è assegnata alle Regioni la somma complessiva di 110 milioni di Euro, a valere sulle risorse del “Fondo sviluppo e coesione 2007-2013” per interventi di sistemazione idraulica dei corsi d’acqua (comma 8).

Art. 8 – Disciplina semplificata del deposito preliminare alla raccolta e della cessazione della qualifica di rifiuto delle terre e rocce da scavo che non soddisfano i requisiti per la qualifica di sottoprodotto. Disciplina della gestione delle terre e rocce da scavo con presenza di materiali di riporto e delle procedure di bonifica di aree con presenza di materiali di riporto

Il presente art. 8 prevede che, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della Legge di conversione del Decreto in commento, devono essere adottate, con Dpr., disposizioni in merito al riordino e alla semplificazione in materia di gestione di rocce e terre da scavo, secondo i seguenti principi direttivi:

  • coordinamento formale, sostanziale e semplificazione della normativa vigente;
  • indicazione esplicita delle norme abrogate, fatta salva l’applicazione dell’art. 15 delle Preleggi;
  • proporzionalità della disciplina all’entità degli interventi da realizzare;
  • divieto di introdurre livelli di regolazione superiori a quelli minimi previsti dall’ordinamento europeo, in particolare dalla Direttiva n. 2008/98/Ue.

Art. 9 – Interventi di estrema urgenza in materia di vincolo idrogeologico, di normativa antisismica e di messa in sicurezza degli edifici scolastici e dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica – Afam

Il comma 1 prevede che, fatti salvi i casi previsti dall’art. 57, comma 2, lett. c) – inerente la procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara nei Settori ordinari in caso di interventi urgenti di bonifica e messa in sicurezza di siti contaminati nonché di estrema urgenza – e dall’art. 221, comma 1, lett. d) – inerente la procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara nei Settori speciali per i casi di estrema urgenza – del Dlgs. n. 163/06 (“Codice dei contratti pubblici”), costituisce “estrema urgenza”, la situazione conseguente ad apposita ricognizione da parte dell’Ente interessato che certifica come indifferibili gli interventi, anche su impianti, arredi e dotazioni, funzionali:

a)    alla messa in sicurezza degli edifici scolastici di ogni ordine e grado e di quelli dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam), comprensivi di nuove edificazioni sostitutive di manufatti non rispondenti ai requisiti di salvaguardia della incolumità e della salute della popolazione studentesca e docente;

b)   alla mitigazione dei rischi idraulici e geomorfologici del territorio;

c)    all’adeguamento alla normativa antisismica;

d)   alla tutela ambientale e del patrimonio culturale.

Il comma 2 prevede alcune misure di semplificazione amministrativa e di accelerazione delle procedure per gli interventi di cui al comma 1, ed in particolare:

a)    per i lavori di importo inferiore alla soglia comunitaria, non si applicano i commi 10 e 10-ter dell’art. 11 (relative al cd. stand still cioè al termine dilatorio di 35 giorni previsto per la stipula del contratto) del “Codice” e le stazioni appaltanti possono prescindere dalla richiesta della garanzia a corredo dell’offerta di cui all’art. 75 del “Codice”;

b)   i bandi di cui al comma 5 dell’art. 122 del “Codice” (relativi a contratti di lavori di importo pari o superiore a cinquecentomila euro), sono pubblicati unicamente sul sito informatico della stazione appaltante;

c)    i termini di cui al comma 6 dell’art. 122 del “Codice” (previsti per i contratti di lavori pubblici sotto soglia) sono dimezzati;

d)   i lavori di importo inferiore alla soglia comunitaria possono essere affidati dalle stazioni appaltanti, a cura del Responsabile del procedimento, per importi complessivi inferiori alla soglia comunitaria, nel rispetto dei principi di trasparenza, concorrenza e rotazione e secondo la procedura prevista dall’art. 57, comma 6, del “Codice”, con invito rivolto ad almeno 3 operatori economici;

e)    per i lavori di messa in sicurezza degli edifici scolastici di ogni ordine e grado e di quelli dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam), è consentito l’affidamento diretto da parte del Responsabile del procedimento fino a 200.000 Euro, purché nel rispetto dei principi di trasparenza, concorrenza e rotazione, con invito rivolto ad almeno 5 operatori economici.

Art. 10 – Disposizioni per il potenziamento dell’operatività di Cassa Depositi e Prestiti a supporto dell’economia

L’art. 10, comma 1, ha apportato alcune modifiche all’art. 5, del Dl. n. 269/03, che disciplina la trasformazione della Cassa DD.PP. in Spa. In particolare, con la lett. a) e b), è stato allargato il campo d’azione della Cassa DD.PP., sia da un punto soggettivo, estendendo l’accesso ai finanziamenti anche ai soggetti privati per operazioni in particolari Settori di interesse generale – Settori che è disposto verranno individuati con Dm. Mef ex art. 5, comma 7, lett. a), e comma 11, lett. e), del Dl. n. 269/03, sia da un punto di vista oggettivo, disponendo che Cassa DD.PP. finanzi le opere, gli impianti, le reti e le dotazioni destinati a iniziative di pubblica utilità nonché investimenti finalizzati a ricerca, sviluppo, innovazione, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, anche in funzione di promozione del turismo, ambiente e efficientamento energetico, in via preferenziale in cofinanziamento con Enti creditizi e comunque, utilizzando fondi provenienti dall’emissione di titoli, dall’assunzione di finanziamenti e da altre operazioni finanziarie, e non più, come precedentemente previsto, solo le opere, gli impianti, le reti e le dotazioni destinati a fornitura di servizi pubblici e bonifiche ex art. 5. comma 7, lett. b), del Dl. n. 269/03.

Art. 11 – Disposizioni in materia di defiscalizzazione degli investimenti infrastrutturali in finanza di progetto

La lett. a) del comma 1 ha esteso, a tutte le opere previste in piani o programmi approvati da Amministrazioni pubbliche, il credito d’imposta riconosciuto per l’utilizzazione di contratti di partenariato pubblico-privato per la realizzazioni di opere. Inoltre, il limite minimo di valore dell’opera per accedere al citato credito d’imposta è stato ridotta da 200 a 50 milioni di Euro.

La lett. b) ha riproposto gli interventi sopra citati (estensione del campo di applicazione e riduzione della soglia di accesso ai provvedimenti agevolativi) in materia di esenzione dal canone di concessione delle opere realizzate con contratti di finanza di progetto o contratti di partenariato pubblico privato, qualora venga accertata la non sostenibilità economica dell’operazione.

La lett. c) ha disposto, mediante l’aggiunta del comma 2-quinquies, dell’art. 33, del Dl. n. 179/12, che il valore complessivo delle opere non di rilevanza strategica nazionale previste in piani o programmi approvati da Amministrazioni pubbliche, che godono delle 2 agevolazioni sopra citate, non può superare l’importo di 2 miliardi di Euro.

Art. 12 – Potere sostitutivo nell’utilizzo dei fondi europei

L’art. 12 ha affidato al Presidente del Consiglio dei Ministri il potere di sostituirsi, in caso di inerzia, ritardo o inadempimento da parte delle P.A. responsabili di attuazioni di piani, programmi o interventi cofinanziati dall’Unione europea, ovvero nei casi di inerzia, ritardo o inadempimento delle P.A. responsabili dell’utilizzo dei fondi nazionali per le politiche di coesione, al fine di non incorrere nelle sanzioni previste dall’ordinamento dell’Ue. In tali casi, il Presidente del Consiglio dei Ministri, sentita la Conferenza unificata – che si esprime entro 30 giorni dalla richiesta (trascorsi i quali il parere si intende reso) – propone al Cipe il definanziamento e la riprogrammazione delle risorse non impegnate, anche prevedendone l’attribuzione ad altro livello di governo.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri esercita poteri ispettivi e di monitoraggio, volti ad accertare il rispetto dei tempi e degli obiettivi previsti nei piani, programmi e interventi finanziati dall’Ue o dal “Fondo per lo sviluppo e la coesione”.

Qualora sia accertato l’inadempimento, l’inerzia o il ritardo nell’attuazione degli interventi, il Presidente del Consiglio dei Ministri esercita i poteri sostitutivi previsti dall’art. 9, comma 2, del Dl. n. 69/13.

Art. 13 – Misure a favore dei project bond

L’art. 13 in commento ha previsto alcune disposizioni in merito all’incentivazione, da parte delle Società di progetto e delle Società titolari di contratti di partenariato pubblico-privato, dell’utilizzo dello strumento dei project bond. Tra i provvedimenti disposti, evidenziamo l’eliminazione della forma nominativa obbligatoria, al fine di agevolare la circolazione e la liquidabilità del titolo sui mercati; l’eliminazione del termine ultimo di vigenza del regime fiscale di favore concesso alla citata categoria di titoli, originariamente previsto nel giugno 2015 dall’art. 1, comma 4, del Dl. n. 83/12; le semplificazioni introdotte per la circolazione, l’escussione e la costituzione delle garanzie prestate al fine di garantire l’esposizione debitori nei confronti dei soggetti che hanno acquistato i titoli.

Art. 14 – Norma overdesign

La norma prescrive l’impossibilità di richiedere modifiche dei progetti delle opere pubbliche rispondenti a standard tecnici che prescrivano livelli di sicurezza superiori a quelli minimi definiti dal diritto europeo e prescritti dagli Organi comunitari, senza che le stesse siano accompagnate da una stima dei sovracosti necessari e da una analisi di sostenibilità economica e finanziaria per il gestore dell’infrastruttura, corredata da stime ragionevoli anche in termini di relativi tempi di attuazione.

Art. 17 – Semplificazioni ed altre misure in materia edilizia

Le norme di cui al Capo V (dall’art. 17 all’art. 274) recano alcune disposizioni volte a semplificare e rilanciare l’edilizia, apportando numerose modifiche al Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia di cui al Dpr. n. 380/01.

In particolare, l’art. 17 ha modificato e integrato il Dpr. n. 380/01, rivedendo gli artt. 3, 6, 10, 14, 15, 16, 17, 20, 22, 25, e introducendo gli artt. 3-bis, 23-ter, 28-bis. Tra le novità rilevanti per gli Enti Locali, evidenziamo la riconduzione tra gli interventi di manutenzione straordinaria anche di quegli interventi inerenti al frazionamento o all’accorpamento di unità immobiliari con esecuzione di opere, anche allorché comportino la variazione delle superfici delle singole unità immobiliare nonché del carico urbanistico, purché non sia modificata la volumetria complessiva degli edifici e si mantenga l’originaria destinazione d’uso.

Con il nuovo art. 3-bis è disposto che lo strumento urbanistico (Regolamento) potrà individuare gli edifici esistenti che non risultano più compatibili con gli indirizzi della pianificazione, riconoscendo forme compensative per procedere alla riqualificazione urbana, in alternativa all’espropriazione.

Viene istituita una nuova fattispecie per i permessi di costruire in deroga agli strumenti urbanistici territoriali, per gli interventi di ristrutturazione edilizia e di ristrutturazione urbanistica, attuati anche in aree industriali dismesse, previa deliberazione del Consiglio comunale che ne attesta l’interesse pubblico.

Viene disposto che deve essere comunque ammessa la proroga dei termini per l’inizio e la conclusione dei lavori nei casi in cui questi siano stati sospesi a seguito iniziative poste in essere dalla P.A. o dell’Autorità giudiziaria, rivelatesi poi infondate.

La norma dispone la completa sostituzione della Dia con la Scia. Potranno essere realizzate le attività mediante Scia e comunicate a fine lavori con attestazione del professionista le varianti minori a permessi di costruire (quelle che non configurano una variazione essenziale), a condizione che siano conformi alle prescrizioni urbanistico-edilizie e siano attuate dopo l’acquisizione degli eventuali atti di assenso prescritti dalla normativa sui vincoli paesaggistici, idrogeologici, ambientali, di tutela del patrimonio storico, artistico ed archeologico e dalle altre normative di settore.

E’ riconosciuta in ogni caso la legittimità dei mutamenti della destinazione d’uso operati all’interno della stessa categoria funzionale, salvo diversa specifica previsione da parte delle Leggi regionali e degli strumenti urbanistici comunali.

La norma, infine, dispone che gli atti di pianificazione attuativa quali i Piani di recupero o Piani particolareggiati, con riguardo a strumenti di trasformazione urbana, potranno prevedere un contributo di costruzione più contenuto, commisurandolo unicamente al costo di costruzione e non ancheall’incidenza degli oneri di urbanizzazione.

Art. 18 – Liberalizzazione del mercato delle grandi locazioni ad uso non abitativo

La norma, in deroga a quanto disposto dalle disposizioni di cui all’art. 79, della Legge n. 392/78, dispone che nei contratti di locazione di immobili adibiti ad uso diverso da quello di abitazione, anche se adibiti ad attività alberghiera, per i quali sia pattuito un canone annuo superiore a Euro 150.000, riconosce alle parti contranti la facoltà di concordare contrattualmente termini derogatori alle disposizioni di cui alla Legge n. 392/78.

Art. 19 – Esenzione da ogni imposta degli accordi di riduzione dei canoni di locazione

La norma dispone l’esenzione degli accordi di riduzione dei canoni di locazione delle Imposte di registro e dalle Imposte di bollo.

Art. 20 – Misure per il rilancio del settore immobiliare

Vengono introdotte modifiche al regime delle Siiq (Società di investimento immobiliare quotate) al fine di cercare di attrarre capitali nel mercato immobiliare. A tal fine è stata innalzata la percentuale massima di quota che può essere detenuta da un unico socio per poter accedere al regime premiale, passando dal 51% al 60%; inoltre è stata ridotta la percentuale di utili che le Siiq dovranno obbligatoriamente distribuire, passando dall’85% al 70%.

Art. 24 – Misure di agevolazione della partecipazione delle comunità locali in materia di tutela e valorizzazione del territorio

La norma dispone che i Comuni potranno definire i criteri e le condizioni per la realizzazione di interventi su progetti presentati dai cittadini, purché individuati in relazione al territorio da riqualificare.

Gli interventi di valorizzazione potranno riguardare la pulizia, la manutenzione, o l’abbellimento di aree verdi, piazze o strade, o comunque di una zona del territorio urbano o extraurbano limitata.

In considerazione di tali interventi i Comuni potranno riconoscere, per un periodo di tempo limitato, riduzioni o esenzioni di tributi inerenti al tipo di attività posta in essere, in ragione dell’esercizio dell’attività posta in essere.

Art. 25 – Misure urgenti di semplificazione amministrativa e di accelerazione delle procedure in materia di patrimonio culturale

Il comma 1 ha disposto alcune modifiche alla Legge n. 241/90. In particolare viene introdotto l’art. 14-ter, comma 8-bis, che stabilisce una regola generale per la materia in oggetto, secondo la quale i termini di validità di tutti i pareri, autorizzazioni, concessioni, “nulla-osta” o atti di assenso acquisiti nell’ambito della Conferenza di Servizi, decorrono a far data dall’adozione del provvedimento finale.

Il comma 2 ha integrato l’art. 12, comma 2, del Dl. n. 83/14, recante “Misure urgenti per la semplificazione, la trasparenza,l’imparzialità e il buon andamento dei procedimenti in materia di beni culturali e paesaggistici”, disponendo che con il Dm. dei beni e delle attività culturali e del turismo, d’intesa con la Conferenza unificata, di cui allo stesso art. 12, da emanarsi entro il 1° dicembre 2014, dovranno essere individuate le tipologie per le quali non sia richiesta l’autorizzazione paesaggistica e quelle tipologie di intervento di lieve entità che possono eventualmente essere regolate anche tramite accordi di collaborazione tra il Ministero, le Regioni e gli Enti Locali, ai sensi dell’art. 15 della Legge n. 241/90.

La norma introduce alcune disposizione finalizzate a snellire e velocizzare i procedimenti inerenti al rilascio dell’ autorizzazione paesaggistica di cui all’art. 146, del Codice dei beni culturali e del paesaggio (Dlgs. n. 42/04). Infine è previsto (al comma 4) che con Decreto del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, da emanarsi entro il 31 dicembre 2014, saranno stabilite le Linee guida per la procedura di verifica preventiva dell’interesse archeologico di cui all’art. 96, comma 6, del Dlgs. n. 163/06.

Art. 26 – Misure urgenti per la valorizzazione degli immobili demaniali inutilizzati

La norma dispone alcuni provvedimenti finalizzati alla valorizzazione degli immobili inutilizzati del demanio.

Viene preliminarmente disposto che l’accordo di programma di cui al Tuel, avente ad oggetto il recupero di immobili non utilizzati del patrimonio immobiliare pubblico, costituisce variante urbanistica.

Il Comune,al fine di individuare i contenuti dell’accordo di programma, potrà presentare,al Ministero titolare del bene, un proprio progetto di recupero dell’immobile anche attraverso il cambio di destinazione d’uso. Il Ministero interessato sarà tenuto a valutare il progetto presentato salvo opponga diversa ipotesi di utilizzo finanziata o in corso di finanziamento.

La variante urbanistica costituisce titolo per l’Agenzia del demanio all’alienazione, alla concessione o alla costituzione del diritto di superficie sull’immobile interessato.

Il Ministero della Difesa provvede a individuare, tra gli immobili di sua proprietà, quelli da destinare a progetti di valorizzazione. L’Agenzia del demanio e il Ministero della Difesa effettuano la prima individuazione degli immobili entro 45 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

Non potranno essere presi in considerazione gli immobili per i quali sia stata già accolta la domanda di trasferimento di cui all’art. 56-bis, del Dl. n. 69/13, nonché quelli per i quali risulti in corso una richiesta di riesame. Su tali immobili continuerà ad essere applicata la disciplina prevista dal Dl. n. 69/13, fino al momento del trasferimento del bene all’ente richiedente, ovvero alla sua rinuncia.

Entro 30 giorni dalla adozione dei provvedimenti di individuazione di cui al comma 2, l’Agenzia del Demanio e il Ministero della Difesa potranno proporre al Comune un progetto di recupero dell’immobile a diversa destinazione urbanistica, anche previa pubblicazione di un avviso di ricerca di mercato per sollecitare la presentazione del progetto da parte di privati.

L’accordo di programma avente ad oggetto il progetto di valorizzazione, sottoscritto dal Comune interessato, d’intesa con l’Agenzia del Demanio ovvero con il Ministero della Difesa, costituisce variante di destinazione d’uso ai sensi del Dlgs. n. 267/00, da concludere entro 90 giorni dal ricevimento della citata proposta. Entro 30 giorni dalla sua conclusione l’accordo è ratificato con Deliberazione del Consiglio comunale.

Entro 180 giorni dall’entrata in vigore della Legge di conversione del Decreto in commento, le Regioni dovranno adottare le misure necessarie a garantire le necessarie semplificazioni documentali e procedimentali per l’approvazione delle varianti urbanistiche e per l’eventuale variazione di strumenti di pianificazione sovraordinati, correlati dagli accordi di programma.

Una volta approvata la variante urbanistica, l’Agenzia del Demanio ovvero il Ministero della Difesa procedono, secondo le norme vigenti, all’alienazione, alla concessione e alla costituzione del diritto di superficie degli immobili.

Qualora, entro 90 giorni dalla conclusione dell’Accordo di programma, non gli sia data attuazione, il Ministro competente potrà proporre al Presidente del Consiglio dei Ministri di nominare, previa diffida, un Commissario ad acta che provveda alle procedure necessarie per la variante urbanistica.

A seguito della valorizzazione o alienazione degli immobili la cui destinazione d’uso sia stata modificata, agli Enti Locali coinvolti nel procedimento di valorizzazione sarà riconosciuta una quota dei proventi, secondo modalità determinate con Dm. Difesa, da adottarsi di concerto con il Mef.

Art. 27 – Misure urgenti in materia di patrimonio dell’Inail

La norma dispone che con Dpcm., su proposta del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali da adottare entro il 13 ottobre, vengano individuate le opere di pubblica utilità da finanziare, in via d’urgenza, prioritariamente tra quelle in avanzato stato di realizzazione, nell’ambito degli investimenti immobiliari dell’Inail, di cui all’art. 65 della Legge n. 153/69. Per tali finalità l’Inail, fatti salvi gli investimenti immobiliari già programmati, utilizza le risorse autorizzate di cui al Piano triennale degli investimenti immobiliari 2014-2016 previsto dal Dm. Mef 10 novembre 2010, emanato in attuazione dell’art. 8, comma 15, del Dl. n. 78/10.

Art. 43 – Misure in materia di utilizzo del “Fondo di rotazione per assicurare la stabilità finanziaria degli Enti territoriali” e di “Fondo di solidarietà comunale

La norma dispone che gli Enti Locali che hanno deliberato il ricorso alla “procedura di riequilibrio finanziario pluriennale” (art. 243-bis del Dlgs. n. 267/00) possono ora prevedere, tra le misure necessarie per il ripiano del disavanzo di amministrazione accertato e per il finanziamento dei debiti fuori bilancio, anche l’utilizzo delle risorse attribuibili a valere sul “Fondo di rotazione per assicurare la stabilità finanziaria degli Enti Locali” (art. 243-ter del Dlgs. 267/00). Se a seguito dell’approvazione del “Piano di riequilibrio finanziario pluriennale”, da parte della Corte dei conti, l’ammontare delle risorse effettivamente attribuite a valere sul predetto “Fondo di rotazione” risulterà inferiore, l’Ente Locale sarà tenuto, entro 60 giorni dalla ricezione della comunicazione di approvazione del Piano, ad indicare misure alternative di finanziamento per la differenza.

Nel caso di utilizzo delle risorse del “Fondo di rotazione per assicurare la stabilità finanziaria degli Enti Locali”, di cui all’art. 243-ter del Dlgs. n. 267/00, gli Enti Locali iscrivono le risorse ottenute in entrata nel Titolo II, cat. 01, voce economica 00, codice Siope 2102; la restituzione delle medesime risorse è iscritta in spesa al Titolo I, intervento 05, voce economica 15, codice Siope 1570. Le entrate suddette rilevano ai fini del Patto di stabilità interno nei limiti di Euro 100 milioni per il 2014 e Euro 180 milioni per gli anni dal 2015 al 2020 e nei limiti delle somme rimborsate per ciascun anno dagli Enti beneficiari e riassegnate nel medesimo esercizio.

Il Ministero dell’Interno, in sede di adozione del Piano di riparto del Fondo di cui all’art. 1, comma 2, del Decreto del Ministro dell’Interno 11 gennaio 2013, recante “Accesso al fondo di rotazione per assicurare la stabilità finanziaria degli Enti Locali”, individua, per ciascun Ente che ha deliberato il ricorso alla “procedura di riequilibrio finanziario pluriennale”, di cui all’art. 243-bis, del Dlgs. n. 267/00, proporzionalmente alle risorse erogate, la quota rilevante ai fini del Patto di stabilità interno.

E’ stato previsto che, entro la data del 20 settembre 2014, il Ministero dell’Interno doveva erogare ai Comuni delle Regioni a Statuto ordinario ed ai Comuni della Regione Siciliana e della Regione Sardegna un importo, a titolo di anticipo su quanto spettante per l’anno 2014 dal “Fondo di solidarietà comunale”; l’importo dell’attribuzione, per ciascun Comune, è stabilito nel 66% di quanto comunicato sul sito internet del Ministero dell’Interno come spettante per l’anno 2014 a titolo di “Fondo di solidarietà comunale”, detratte le somme già erogate.

E’ infine previsto, per l’anno 2014, che i 49,4 milioni di Euro del “Fondo per il Federalismo amministrativo di parte corrente” di cui alla Legge n. 59/97, impegnati e mai pagati, sono riassegnati al “Fondo di solidarietà comunale”.


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