“Decreto Semplificazioni”: il testo della Legge di conversione incassa la fiducia della Camera

“Decreto Semplificazioni”: il testo della Legge di conversione incassa la fiducia della Camera

E’ stata approvata il 6 febbraio 2019, con il voto di fiducia alla Camera, la Legge di conversione del Dl. n. 135 del 14 dicembre 2018, rubricato “Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la Pubblica Amministrazione” (c.d. “Decreto Semplificazione”).

Con un Comunicato pubblicato il 7 febbraio 2019 sul proprio sito istituzionale, Anci ha espresso soddisfazione per alcune norme, fortemente volute dai Comuni, che sono state recepite in sede di conversione.

La prima è quella che dispone il ripristino dei 300 milioni di Euro del “Fondo Imu-Tasi”, con l’aggiunta dei 110 milioni di Euro mancanti e la sostanziale abolizione dei vincoli di destinazione. Importanti anche l’istituzione del Tavolo tecnico per la ristrutturazione del debito, l’incremento del “Fondo per la videosorveglianza” e la possibilità assicurare un ristoro del 100% per le spese dovute a Sentenze conseguenti a calamità naturali, nonché la stabilizzazione dell’utilizzo dei proventi derivanti da alienazioni patrimoniali per l’estinzione anticipata del debito.

Non altrettanta fortuna hanno invece avuto la proposta di emendare la norma della “Legge di bilancio 2019” sulla dimensione dell’accantonamento al “Fondo crediti di dubbia esigibilità” che incide negativamente sugli equilibri di parte corrente e la restrizione dell’anticipazione di Tesoreria (limite ridotto a 4/12 delle entrate), solo parzialmente mitigata dall’anticipo ai prossimi giorni della prima erogazione del “Fondo di solidarietà comunale”.

Altro appello lanciato da Anci e caduto nel vuoto è stato quello di rendere facoltativa, come già previsto per il bilancio consolidato, anche la contabilità economico-patrimoniale per i Comuni sotto i 5.000 abitanti. “L’obbligo di corredare il rendiconto 2018 con i nuovi documenti contabili compromette – secondo Anci – la possibilità di rispettare la scadenza del 30 aprile da parte di 5.700 piccoli Comuni, con le gravi conseguenze che ne derivano, fino allo scioglimento del Consiglio comunale. Soprattutto, si sottolinea come l’introduzione di tale ulteriore adempimento, sia un aggravio insostenibile per gli apparati tecnici dei Comuni e non dia nessun contributo alla conoscibilità degli assetti finanziari locali”.

Infine, è stata solo parzialmente accolta la proposta di eliminare il tetto al salario accessorio dei funzionari intermedi dei Comuni (“posizioni organizzative”), inaspettatamente limitata ai soli Comuni privi di dirigenza. Tale limitazione, secondo l’Associazione nazionale dei Comuni, “non ha ragion d’essere e rischia di vanificare la norma del Contratto che è invece finalizzata a valorizzare le professionalità intermedie di tutti i Comuni”.


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