Diritti di segreteria e di rogito al Segretario comunale: corresponsione dopo l’entrata in vigore dell’art. 10 del Dl. n. 90/14

Diritti di segreteria e di rogito al Segretario comunale: corresponsione dopo l’entrata in vigore dell’art. 10 del Dl. n. 90/14

Nella Delibera n. 194 del 14 novembre 2014, della Corte dei conti Sicilia, un Sindaco ha chiesto un parere in merito all’attribuzione dei diritti di rogito al Segretario comunale in relazione alle modifiche introdotte con l’art. 10 del Dl. n. 90/14, convertito con modificazioni dalla Legge n. 114/14. In particolare il Sindaco, dopo aver illustrato il regime normativo relativo alla corresponsione dei diritti di segreteria e di rogito spettanti al Segretario comunale sulla scorta delle disposizioni previgenti, ha posto all’attenzione della Sezione 2 quesiti:

1)      se, in base alla novella del 2014, per poter attribuire i diritti di segreteria e di rogito al Segretario comunale sia sufficiente l’assenza di dipendenti con qualifica dirigenziale nella dotazione organica dell’Ente, a prescindere dalla qualificazione soggettiva del Segretario (equiparato o meno a Dirigente in base al Ccnl. del 15 maggio 2001), ovvero occorra la compresenza di entrambe le circostanze, nel senso che anche il Segretario comunale, oltre ai dipendenti dell’Ente, debba essere privo della qualifica dirigenziale;

2)      se l’abrogazione dell’art. 41, comma 4, della Legge n.312/80 (che stabiliva le percentuali di riparto dei diritti tra Comune e Segretario comunale) consente l’attribuzione di tutti i diritti di segreteria via via riscossi durante l’anno integralmente al Segretario comunale fino al raggiungimento del limite del quinto dello stipendio in godimento.

La Sezione osserva che l’art. 10 del Dl. n. 90/14, convertito con modificazioni dalla Legge n. 114/14, ha riformulato i criteri di attribuzione al Segretario comunale e provinciale dei diritti di rogito e del provento annuale dei diritti di segreteria, intervenendo, da una parte, con l’abrogazione espressa dell’art. 41, comma 4, della Legge n. 312/80, che riconosceva ai Segretari comunali e provinciali che rogavano determinati atti per conto dell’Ente presso cui prestavano servizio, una quota del provento spettante al Comune o alla Provincia in misura pari al 75%, fino ad un massimo di un terzo dello stipendio in godimento; dall’altra, il Legislatore, con l’art. 10, comma 2, del Dl. n. 90/14, ha attribuito integralmente al Comune o alla Provincia il provento annuale dei diritti di segreteria, modificando in tal senso l’art. 30, comma 2, della Legge n. 734/73. La Sezione rileva che la ratio della disposizione introdotta dal Legislatore con la novella del 2014 si rinviene in una esigenza perequativa del complessivo trattamento retributivo spettante ai Segretari comunali e provinciali che operano presso Enti privi di personale con qualifica dirigenziale, i quali non fruiscono della c.d. “clausola di galleggiamento”, prevista dall’art. 41, comma 5, del Ccnl.2001 di Categoria, nonché dall’art. 4, comma 26, della Legge n. 183/11, in forza della quale al Segretario comunale e provinciale si applica l’allineamento alla retribuzione di posizione economica più elevata corrisposta ai Dirigenti in servizio presso l’Ente. Infatti, in tal senso si giustifica l’attribuzione dei diritti di rogito e di segreteria ai Segretari comunali e provinciali indipendentemente dal trattamento retributivo in godimento (equiparato o meno al personale con qualifica dirigenziale), a condizione che l’Ente sia privo di Dirigenti, circostanza che non rende operativo il meccanismo di allineamento stipendiale. Con il secondo quesito il Sindaco ha chiesto chiarimenti in ordine alla quota di proventi e diritti di rogito da attribuire al Segretario comunale, a seguito dell’abrogazione dell’art. 41, comma 4 della Legge n. 312/80 che stabiliva le percentuali di riparto dei diritti tra Comune e Segretario comunale. La Sezione ritiene che le disposizioni vigenti prevedano che, laddove spettanti, i proventi annuali dei diritti di segreteria e i diritti di rogito vadano attribuiti al Segretario comunale secondo una quota che non può superare un quinto dello stipendio in godimento (trattamento teorico della figura professionale compresa la retribuzione di risultato) da calcolarsi in relazione al periodo di servizio prestato nell’anno dal Segretario comunale o provinciale. L’espressione adottata dal Legislatore, riferita al provento annuale, induce a ritenere che gli importi dei diritti di segreteria e di rogito vadano introitati integralmente al bilancio dell’Ente Locale per essere erogati, al termine dell’esercizio, in una quota calcolata in misura non superiore al quinto dello stipendio in godimento del Segretario comunale, ove spettante. Pertanto, nel silenzio della legge ed in assenza di regolamentazione nell’ambito del Ccnl. di Categoria successivo alla novella normativa, i proventi in esame sono attribuiti integralmente al Segretario comunale, laddove gli importi riscossi dal Comune, nel corso dell’esercizio, non eccedano i limiti della quota del quinto della retribuzione in godimento del predetto Segretario comunale o provinciale.



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