Un Comunicato-stampa del Ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso nota l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del “Documento di Economia e Finanza 2023” per il triennio 2024-2026, che è stato successivamente trasmesso al Parlamento.
Come si apprende dal Comunicato, il “Def” tiene conto di un quadro economico-finanziario che, nonostante l’allentamento negli ultimi tempi degli effetti negativi derivanti dalla pandemia e dal caro energia, rimane incerto e rischioso a causa della guerra in Ucraina, di tensioni geopolitiche elevate, del rialzo dei tassi di interesse ma anche per l’affiorare di localizzate crisi nel sistema bancario e finanziario internazionale.
Gli obiettivi prioritari che ispirano e delineano la politica economica del Governo possono essere sintetizzati nel sostegno alla crescita e al benessere dei cittadini, con nuovi interventi in favore di famiglie (in particolare per quelle numerose per le quali sono previste misure anche nella riforma fiscale) e imprese, nonché misure destinate a rilanciare gli investimenti e rafforzare la competitività del Paese e nella la sostenibilità dei conti pubblici con una graduale riduzione di deficit e debito.
Le previsioni di crescita del Pil contenute nel documento si collocano nel solco già tracciato dal “Documento programmatico di Bilancio” (“Dbp”) dello scorso novembre e dalla “Legge di bilancio”, confermando l’approccio prudente e realistico, finalizzato a mostrare serietà e affidabilità sia ai mercati sia all’Unione Europa, e che punta a raggiungere risultati più ambiziosi.
“La prudenza di questo documento è ambizione responsabile. Abbiamo davanti a noi grandi sfide, dai cambiamenti climatici al declino demografico della popolazione italiana ma anche notevoli opportunità di aprire una nuova fase di sviluppo del nostro Paese”, ha dichiarato il ministro Giorgetti, a margine dell’approvazione. “Le riforme avviate intendono riaccendere la fiducia nel futuro – ha proseguito Giorgetti – tutelando la natalità e le famiglie anche attraverso la riforma fiscale che privilegerà i nuclei numerosi. Inoltre, riconoscerà lo spirito imprenditoriale quale motore di sviluppo economico, promuovendo il lavoro quale espressione essenziale dell’essere persona”.
“È realistico puntare – ha aggiunto – per i prossimi anni ad un aumento del tasso di crescita del Pil e dell’occupazione, lungo un sentiero di innovazione e investimento all’insegna della transizione ecologica e digitale”.
Si riportano di seguito i punti salienti del Documento.
Debito
Nel 2022 il rapporto debito/Pil è risultato pari al 144,4%, 1,3 punti percentuali inferiore rispetto alla previsione del “Dpb” dello scorso novembre. Una diminuzione che, coerentemente agli obiettivi indicati nello scenario programmatico continuerà progressivamente a scendere nel 2023 al 142,1%, nel 2024 al 141,4%, a 140,9% nel 2025, fino a raggiungere il 140,4% nel 2026.
Tuttavia, non possono essere ignorati gli effetti di riduzione del rapporto debito/Pil che si sarebbero potuti registrare se il “Superbonus” non avesse auto gli impatti sui saldi di Finanza pubblica che sono stati finora registrati.
Deficit
Il “Def” punta a ridurre gradualmente, ma in misura rilevante e sostenuta nel tempo, il deficit e il debito della P.A. in rapporto al Pil. Coerentemente con questo obiettivo, il Governo conferma gli obiettivi di indebitamento netto presenti nel documento dello scorso novembre.
Nello scenario programmatico 4,5% nel 2023, 3,7% nel 2024, 3,0 nel 2025, fino al 2,5 nel 2026.
Riguardo al deficit tendenziale il Def prevede il 4,35% nel 2023, il 3,5% nel 2024, il 3,0% nel 2025 e il 2,5% nel 2026.
Pil
Nello scenario tendenziale a legislazione vigente, il Pil è previsto crescere dello 0,9% nel 2023 (programmatico all’1%) ― dato rivisto al rialzo in confronto al “Dpb” di novembre, in cui la crescita del 2023 era fissata allo 0,6% ― dell’1,4% nel 2024 (programmatico all’ 1,5%), dell’1,3% nel 2025 e dell’1,1% nel 2026 (stesse percentuali nel programmatico).
La stima per il 2024 viene pertanto rivista al ribasso (dall’1,9%) in confronto allo scorso novembre. La proiezione per il 2025 è in linea con il “Dpb”, mentre la decelerazione prevista per il 2026 è dovuta a prassi metodologiche concordate a livello di Unione europea.
Risorse aggiuntive 2023 per taglio cuneo fiscale
A fronte di una stima di deficit tendenziale per l’anno in corso pari al 4,35% del Pil, il mantenimento dell’obiettivo di deficit esistente (4,5%) permetterà di introdurre, con un provvedimento di prossima attuazione, un taglio dei contributi sociali a carico dei lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi di oltre 3 miliardi a valere sull’anno in corso. Ciò sosterrà il potere d’acquisto delle famiglie e contribuirà alla moderazione della crescita salariale.
Unitamente ad analoghe misure contenute nella “Legge di bilancio”, questa decisione testimonia l’attenzione del Governo alla tutela del potere d’acquisto dei lavoratori e, al contempo, alla moderazione salariale per prevenire una pericolosa spirale salari-prezzi.
Riduzione pressione fiscale
Il “Def” prevede inoltre un andamento discendente della pressione fiscale che dovrebbe passare dal 43,3 nel 2023 al 42,7% entro il 2026.
“Pnrr”
Il Governo è al lavoro per ottenere la terza rata del “Pnrr”. Sono in corso le interlocuzioni con le istituzioni europee per la revisione e la rimodulazione di alcuni degli interventi previsti dal “Piano” e delle relative milestone e target. È inoltre in fase di elaborazione il capitolo del programma relativo al “REPowerEU”, che comprenderà tra l’altro anche nuovi investimenti.
Per rendere il nostro Paese più dinamico, innovativo e inclusivo non basta soltanto il “Pnrr”. È necessario, infatti, investire anche per rafforzare la capacità produttiva nazionale e lavorare su un orizzonte temporale più esteso di quello del “Piano” e che consenta di creare condizioni adeguate a evitare nuove fiammate inflazionistiche.




