È corretto assoggettare l’incarico di Rup affidato a dipendente di altra P.A. al regime fiscale di reddito di lavoro dipendente ?

È corretto assoggettare l’incarico di Rup affidato a dipendente di altra P.A. al regime fiscale di reddito di lavoro dipendente ?

Testo del quesito:

Alla luce della Risposta dell’Agenzia delle Entrate all’Istanza di Interpello n. 289 del 22 luglio 2019, qualora un Ente Locale abbia affidato ai sensi dell’art. 53, comma 6 del Dlgs. n. 165/2001 un incarico di supporto al Rup ad un dipendente di un’altra Pubblica Amministrazione e che il predetto risulta essere stato regolarmente autorizzato da quest’ultima, risulta corretto assoggettare il compenso pattuito per il predetto incarico al regime fiscale di ‘reddito di lavoro dipendente’ (ora art 49 Tuir), e, tenuto conto del regime fiscale attribuito, l’importo corrisposto concorre alla determinazione dell’imponibile contributivo previsto dall’art. 6 del Dlgs. n. 314/1997 ?

La risposta dei ns. esperti.

Con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 289 del 22 luglio 2019 (vedi Entilocalinews n. 30 del 29 luglio 2019), l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in ordine alla natura fiscale delle somme e valori corrisposti da una Amministrazione pubblica diversa da quella cui appartiene il dipendente pubblico.

Nel Pronunciamento l’Agenzia ha ricordato che l’art. 50, comma 1, lett. b), del Tuir, ricomprende tra i redditi assimilati al lavoro dipendente “le indennità e i compensi percepiti a carico di terzi dai prestatori di lavoro dipendente per incarichi svolti in relazione a tale qualità, ad esclusione di quelli che per clausola contrattuale devono essere riversati al datore di lavoro e di quelli che per legge debbono essere riversati allo Stato”.

Con riferimento alla citata lett. b), la Circolare n. 326/1997 (par. 5.3) ha chiarito che, “in base al disposto della lett. b) dell’art. 47 [ora art. 50] del Tuir, sono assimilati ai redditi di lavoro dipendente le indennità e i compensi percepiti a carico di terzi dai prestatori di lavoro dipendente per incarichi svolti in relazione a tale qualità, ad esclusione di quelli che per clausola contrattuale devono essere riversati al datore di lavoro, nonché’ di quelli che, per legge, devono essere versati allo Stato. Non concorrono, quindi, a formare il reddito quei compensi, che per clausola contrattuale, devono essere riversati al datore di lavoro e quelli che, per legge, debbono essere riversati allo Stato. Detti compensi devono essere esclusi dalla tassazione anche in sede di applicazione delle ritenute di acconto. In merito alle indennità e compensi percepiti a carico di terzi, va precisato che si tratta di somme e valori che il prestatore di lavoro percepisce da soggetti diversi dal proprio datore di lavoro, quindi, per i dipendenti pubblici da soggetti diversi dallo Stato (eventuali somme e valori corrisposti da una Amministrazione pubblica diversa da quella cui appartiene il dipendente pubblico costituiscono redditi di lavoro dipendente) […]”.

Detti compensi – che il prestatore di lavoro percepisce da soggetti diversi dal proprio datore di lavoro, e a carico di terzi – hanno natura di reddito assimilato a quello di lavoro dipendente ove derivanti da “incarichi svolti in relazione alle funzioni della propria qualifica e in dipendenza del proprio rapporto di lavoro”. Rientrano in tale categoria, ad esempio, i compensi per la partecipazione a taluni Comitati tecnici, Organi collegiali, Commissioni di esami, Organi consultivi di Enti privati o pubblici, ivi compresi quelli percepiti da dipendenti dello Stato e degli altri Enti pubblici per prestazioni comunque rese in connessione con la carica o in rappresentanza degli Enti di appartenenza.

La citata Circolare n. 326/1997 ha chiarito altresì che la relazione tra l’espletamento dell’incarico e la qualifica di lavoratore dipendente sussiste anche “nel caso in cui risulti, per legge, regolamento, altro atto amministrativo, statuto o capitolato, che l’incarico debba essere affidato ad un componente della categoria alla quale il contribuente appartiene”.

Il medesimo Documento di prassi ha chiarito tuttavia che, laddove eventuali somme e valori siano corrisposti da una Amministrazione pubblica diversa da quella cui appartiene il dipendente pubblico, e non invece da un soggetto privato, essi costituiscono in ogni caso redditi di lavoro dipendente.

Infatti, sono redditi di lavoro dipendente, ai sensi dell’art. 51, comma 1, del Tuir, tutte le somme e i valori che il dipendente percepisce nel periodo d’imposta, a qualunque titolo, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro, e quindi tutti quelli che siano in qualunque modo riconducibili al rapporto di lavoro medesimo, anche se non provenienti direttamente dal datore di lavoro (principio di onnicomprensività del reddito di lavoro dipendente e totale imponibilità di tutto ciò che il dipendente riceve).

In ragione di quanto sopra, nel caso oggetto del quesito, essendo il Rup dipendente di altra P.A. e non dipendente privato, il richiamo alla Risoluzione sopra citata parrebbe confermare la natura di reddito di lavoro dipendente della somma erogata e non di reddito assimilato ex art. 50, comma 1, lett. b), del Tuir.

Pertanto, valgono in tal caso le regole fiscali, ma anche contributive, previste per tale forma di lavoro.

Per inciso, merita rilevare che, almeno dal nostro punto di vista, appare per certi versi un po’ forzato il concetto espresso in primis dalla Circolare Agenzia delle Entrate n. 326/1997 e poi richiamato in ultimo dalla Risposta dell’Agenzia delle Entrate n. 289/2019, di considerare dal punto di vista fiscale, come “diverso datore di lavoro”, rispetto ad un qualunque dipendente pubblico, soltanto un soggetto facente parte del Settore privato e non anche invece altri datori di lavoro pubblici diversi dalla propria Amministrazione di appartenenza.

di Francesco Vegni


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