Edilizia: il Comune può controllare la conformità dell’immobile oggetto di “Cila” alle prescrizioni vigenti

Edilizia: il Comune può controllare la conformità dell’immobile oggetto di “Cila” alle prescrizioni vigenti

Nella Sentenza n. 2052 del 29 novembre 2018 del Tar Catanzaro, la questione controversa in esame riguarda i poteri dell’Amministrazione sulla comunicazione di inizio attività asseverata ex art. 6-bis del Dpr. n. 380/01 (c.d. “Cila”). I Giudici chiariscono che la “Cila” relativa a lavori di manutenzione straordinaria, inoltrata dal privato alla Pubblica Amministrazione, non può essere oggetto di una valutazione in termini di ammissibilità o meno dell’intervento da parte dell’Amministrazione comunale ma, al contempo, a quest’ultima non è precluso il potere di controllare la conformità dell’immobile oggetto di “Cila” alle prescrizioni vigenti in materia.

I Giudici evidenziano che la “Cila” è ritenuta atto avente natura privatistica, come tale non suscettibile di autonoma impugnazione innanzi al Giudice amministrativo. Operando un raffronto con la “Scia”, i Giudici precisano come “l’attività assoggettata a ‘Cila’ non solo è libera, come nei casi di ‘Scia’, ma, a differenza di quest’ultima, non è sottoposta a un controllo sistematico, da espletare sulla base di procedimenti formali e di tempistiche perentorie, ma deve essere soltanto conosciuta dall’Amministrazione, affinché essa possa verificare che, effettivamente, le opere progettate importino un impatto modesto sul territorio”, conseguendo a ciò che “ci si trova… di fronte a un confronto tra un potere meramente sanzionatorio (in caso di ‘Cila’) con un potere repressivo, inibitorio e conformativo, nonché di autotutela (con la ‘Scia’)”. Infine, i Giudici rilevano come la P.A. in materia edilizia mantenga fermo, sulla scorta del regime giuridico di cui all’art. 27 del Dpr. n. 380/2001, un potere di vigilanza contro gli abusi, implicitamente contemplato dallo stesso art. 6-bis del Dpr. n. 380/2001.


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