DOSSIER A CURA DI CENTRO STUDI ENTI LOCALI
CON LA FINE DEL BLOCCO IMPOSTO PER SFRATTI E SLOGGI, A RISCHIO 75MILA NUCLEI FAMILIARI
QUINTUPLICATA LA DOTAZIONE DEL “FONDO INQUILINI MOROSI INCOLPEVOLI” E ALLARGATA LA PLATEA DEI POTENZIALI BENEFICIARI
Sono stati 32.536 i provvedimenti di sfratto emessi nel 2020, il 34% in meno rispetto all’anno precedente in cui si era toccato quota 48.543. Drastica la riduzione delle richieste di esecuzione presentate agli ufficiali giudiziari, passata dai 102.081 del 2019 ai 22.841 del 2020. Ancora più ampia la forbice tra i due anni presi in esame se si guarda al dato degli sfratti effettivamente eseguiti per il tramite degli ufficiali giudiziari, passati dai 26.644 del 2019 ai 5.270 dell’anno successivo (con un calo quindi dell’80%). Va da sé che si tratta di dati profondamente viziati dal blocco agli sfratti e agli sloggi adottato come misura emergenziale legata alla pandemia.
Se il dato degli sfratti eseguiti è certamente fortemente condizionato dal fatto le norme speciali adottate durante la pandemia hanno reso materialmente impossibile eseguire degli sfratti da marzo in poi, anche il dato sui provvedimenti che sono stati emessi potrebbe essere molto sottostimato. Alla luce della pandemia, infatti, molti proprietari di casa che normalmente avrebbero intrapreso quel tipo di percorso per rientrare in possesso dei propri immobili, hanno optato per delle vie di conciliazione individuali (magari in considerazione delle oggettive difficoltà degli inquilini morosi proprio per gli effetti della pandemia) o hanno semplicemente deciso di aspettare la fine del blocco, consapevoli dello stallo che si sarebbe in ogni caso prefigurato.
Cosa ci dobbiamo aspettare dunque ora che questo “argine normativo” è saltato? Se guardiamo al passato, appare evidente (oltre che intuitivo) come il fenomeno sfratto si inasprisca dopo ogni congiuntura economica sfavorevole. Dopo anni di costante calo, i numeri di provvedimenti sono aumentati drasticamente tra il 2008 e il 2010 (+19%, +17,5% e +6,8%) e poi ancora dopo l’annus horribilis 2011, toccando rialzi del 10%, 4,6% e 5% nei 3 anni a seguire. Dal 2015 in poi si era nuovamente registrato un allentamento progressivo che quasi certamente è però destinato a interrompersi con il 2020-2021, a seguito dei quali è più che probabile che si assisterà ad una nuova impennata, alla luce della crisi socioeconomica in atto.
Sono molte le associazioni di categoria che stanno da tempo paventando – senza mezzi termini – un vero e proprio rischio di “bomba sociale”. L’associazione Favor debitoris, ad esempio, ha stimato che nell’arco dei prossimi 4 mesi potrebbero essere eseguiti 40-45mila sfratti. A questi, sempre secondo l’associazione, potrebbero sommarsi 20-30mila sloggi. Fino a 75mila nuclei familiari rischierebbero dunque di vedersi mettere alla porta per morosità (nel primo caso) o perché la propria casa è stata venduta all’asta (nel secondo).
Un allarme cui fa eco anche l’Unione Inquilini, secondo cui urge istituire delle cabine di regia ad hoc per arginare l’emergenza abitativa, come sta succedendo a Livorno e a Fiumicino. L’Associazione insiste anche sulla necessità di dirottare ingenti risorse del PNRR verso l’edilizia residenziale pubblica, pena una escalation della tensione sociale.
Il blocco
Nel marzo 2020 il Decreto Cura Italia, il primo di una lunga serie di provvedimenti varati dal Governo per cercare di attenuare i devastanti effetti socio-economici che il lockdown e le altre misure antiCovid stavano producendo, ha disposto – tra le altre cose – la sospensione dell’esecuzione dei provvedimenti di rilascio sfratto per morosità adottati per mancato pagamento del canone (sfratti per morosità) e di quelli dovuti all’adozione del decreto di trasferimento di immobili pignorati ed abitati dal debitore e dai suoi familiari (sloggio). La misura in un primo momento era stata pensata per essere valida fino al 31 dicembre 2020 ma è stata successivamente prorogata, in ultimo dalla Legge di conversione del Decreto Sostegni, che ha previsto due diverse scadenze: la proroga al 30 settembre 2021 per i provvedimenti di rilascio adottati tra il 28 febbraio e il 30 settembre 2020 e quella al 31 dicembre 2021 per quelli adottati tra l’ottobre del 2020 e il 30 giugno 2021.
Che cosa ha significato questo concretamente? Che i proprietari potevano rivolgersi a un giudice per richiedere l’ordinanza di convalida di sfratto, ma a quest’ultima non poteva esser data esecuzione e quindi, di fatto, non era materialmente possibile rientrare in possesso dell’immobile.
La “mappa” degli sfratti
Una elaborazione di Centro Studi Enti Locali, basata su dati del Viminale, mostra come la regione che ha registrato in assoluto il più alto numero di provvedimenti di sfratto emessi nell’ultimo anno pre-pandemia, il 2019, è la Lombardia: 7.427 su un totale di 48.453 (pari al 15% del totale). A seguire, il Lazio, con 6.690, la Campania con 2.804 e il Piemonte con 4.166.
Sul podio del maggior numero di sfratti eseguiti nel 2019 c’erano: Lombardia (6.076, pari al 23% del totale), Piemonte (2.556) e Liguria (2.501).
Nel 2020, lo scenario è un po’ cambiato: il Lazio è balzato al primo posto con 5.512 provvedimenti di sfratto emessi (pari a quasi il 17% del totale), seguito da Lombardia (3.904), Emilia Romagna (3.086) e Piemonte (3.031).
Quelli materialmente eseguiti sono stati però, come anticipato, “soltanto” 5.270, la maggior parte dei quali (il 15%) in Lombardia. Seguono Piemonte, con 603, ed Emilia Romagna, con 537 (1 su 10).
Agli estremi opposti dell’infausta classifica, troviamo la Valle d’Aosta, con 7 sfrattieseguiti nel 2020), la Basilicata (9), il Molise (25), la Calabria e la Sardegna (65) e il Friuli Venezia Giulia, con 85.
Gli aiuti stanziati dal Governo
Per arginare l’emergenza che inevitabilmente sarebbe esplosa dopo 18 mesi di blocco e alla luce dell’andamento dei drastici effetti della crisi sulla situazione occupazionale del Paese, il Governo ha aumentato, con la scorsa Legge di bilancio, la dotazione del “Fondo inquilini morosi incolpevoli”. Le risorse messe sul tavolo per quest’anno sono state ripartite con un Decreto pubblicato in Gazzetta ufficiale lo scorso 23 settembre e ammontano a 50 milioni di euro, contro i 9,5 dell’anno precedente.
I contributi erano riservati, fino al 2020, a chi rientrava in una di queste categorie:
– perdita di lavoro per licenziamento;
– accordi aziendali o sindacali con consistente riduzione dell’orario di lavoro;
– cassa integrazione ordinaria o straordinaria che limiti notevolmente la capacità reddituale;
– mancato rinnovo di contratti a termine o di lavoro atipici;
– cessazioni di attività libero-professionali o di imprese registrate, derivanti da cause di forza maggiore o da perdita di avviamento in misura consistente;
– malattia grave, infortunio o decesso di un componente del nucleo familiare che abbia comportato o la riduzione del reddito complessivo del nucleo medesimo o la necessità dell’impiego di parte notevole del reddito per fronteggiare rilevanti spese mediche e assistenziali.
Quest’anno però la platea dei potenziali beneficiari è stata allargata, andando a ricomprendere anche chi, pur non essendo destinatario di provvedimenti esecutivi di sfratto, presenti una autocertificazione nella quale dichiarino di aver subito, in ragione dell’emergenza “Covid-19”, una perdita del proprio reddito ai fini Irpef superiore al 25%. I richiedenti devono essere titolari di un contratto di locazione di unità immobiliare registrato (anche se tardivamente) e devono risiedere nell’alloggio da almeno un anno. Sono esclusi gli immobili appartenenti alle categorie A1, A8 e A9.
Ad aggiudicarsi la fetta più consistente è stata la Lombardia, che si è vista assegnare più di 9 milioni di euro, seguita dal Lazio (7,2 milioni), la Campania (5,5 milioni), il Piemonte (4,7 milioni), l’Emilia Romagna (4,3) e la Toscana (3,9 milioni).




