Nei palazzi delle istituzioni europee oggi si discute di intelligenza artificiale e di green deal, il piano pensato per fare dell’Europa il primo continente a impatto zero entro il 2050, passando per la riforma doganale e la regolamentazione del mondo del digitale. Questi temi, così come il prossimo bilancio per il settennato 2028-2034 dell’UE ormai alle porte, hanno unito come un filo rosso gli incontri organizzati nell’ambito del programma Erasmus+ che ha visto protagonista una delegazione di giornalisti toscani e liguri, alla scoperta delle istituzioni comunitarie.
Il Green deal
Nella sede del Parlamento europeo i due eurodeputati Salvatore de Meo, Forza Italia, gruppo del Partito Popolare Europeo (Democratici Cristiani) e Francesco Torselli, FdI, del Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, hanno evidenziato l’anacronismo di un piano disegnato e approvato prima che la pandemia e il conflitto russo-ucraino ridisegnassero gli scenari socio-economici globali.
A prendere le “difese” del Green deal, che col cambio di orientamento politico della Commissione Von Der Leyen II diventerebbe un “industrial deal”, è stato il presidente del Movimento Europeo Italia Pier Virgilio Dastoli, già assistente parlamentare di Altiero Spinelli. A suo avviso, si rischia che vengano vanificati gli investimenti già fatti dalle aziende che hanno iniziato ad adeguarsi alle disposizioni del piano per l’Europa verde. Nel pieno della stagione dei “Fridays for future”, ci fu ampia convergenza sulla riduzione delle emissioni ma oggi quella stagione sembra essere ormai ampiamente superata e il tema della sostenibilità sembra essere stato scalzato da quello della difesa.
L’AI Act
L’Artificial Intelligence Act, prima Legge internazionale sull’intelligenza artificiale, approvata nella scorsa legislatura europea, porta la firma dell’eurodeputato spezzino Brando Benifei, PD (Gruppo Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici). Reduce da un incontro con una delegazione americana a Oslo, di fronte alle pressioni delle multinazionali USA, Benifei ha difeso il principio di una Legge che, a suo avviso, non penalizza lo sviluppo tecnologico ma vuole tutelare i 450 milioni di cittadini-utenti europei, anche i più deboli.
A sostegno della necessità di una regolamentazione, Benifei ha richiamato esempi concreti legati all’uso già diffuso degli algoritmi. Sistemi di intelligenza artificiale impiegati nei processi di selezione del personale, basati su grandi quantità di dati relativi a profili che storicamente hanno ricoperto ruoli apicali, rischiano infatti di replicare e amplificare bias esistenti. In questo modo, candidature femminili o comunque non aderenti ai modelli prevalenti possono essere automaticamente penalizzate o escluse.
È proprio per evitare queste distorsioni, ha sottolineato l’eurodeputato, che l’AI Act introduce obblighi di trasparenza e criteri stringenti per i sistemi considerati ad alto rischio. L’obiettivo non è frenare l’innovazione, ma orientarla, garantendo che lo sviluppo tecnologico proceda in linea con i diritti fondamentali e con i principi di equità su cui si fonda l’Unione europea.
di Veronica Potenza



