Fabbisogni standard: pubblicata la Nota metodologica relativa all’aggiornamento e alla metodologia per il 2021 dei Comuni

Fabbisogni standard: pubblicata la Nota metodologica relativa all’aggiornamento e alla metodologia per il 2021 dei Comuni

È stato pubblicato sulla G.U. 22 settembre 2021 n. 227, il Dpcm. 27 luglio 2021, rubricato “Adozione della nota metodologica relativa all’aggiornamento e alla revisione della metodologia dei fabbisogni standard dei comuni per il 2021”.

Come noto, le disposizioni in materia di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard degli Enti Locali sono state disciplinate dal Dlgs. n. 216/10, attuativo della Legge delega n. 42/09.

Con il Decreto recentemente pubblicato in G.U viene adottata, all’art. 1, la Nota metodologica relativa: 

  • all’aggiornamento dei coefficienti di riparto dei fabbisogni standard delle seguenti funzioni: istruzione pubblica, gestione del territorio e dell’ambiente, servizio smaltimento rifiuti, settore sociale-asili nido, generali di amministrazione, di gestione e controllo, polizia locale e trasporto pubblico locale
  • alla revisione dell’impianto metodologico per la valorizzazione della spesa e dei fabbisogni standard a metodologie invariate dei fabbisogni standard dei Comuni per il 2020 relativamente a: funzioni di viabilità e territorio, settore sociale al netto degli asili nido, e il fabbisogno standard complessivo per ciascun comune delle regioni a statuto ordinario.

Si ricorda che i fabbisogni standard sono determinati per ciascuna funzione fondamentale secondo il seguente criterio:

a) l’identificazione delle informazioni e dei dati di natura strutturale e contabile necessari, acquisiti sia da banche dati ufficiali esistenti sia tramite rilevazione diretta con appositi questionari da inviare ai Comuni e alle Province, anche ai fini di una riclassificazione o integrazione delle informazioni contenute nei certificati contabili; 

b) l’individuazione dei modelli organizzativi e dei livelli quantitativi delle prestazioni, determinati sulla base di un sistema di indicatori in relazione a ciascuna funzione fondamentale e ai relativi servizi; 

c) l’analisi dei costi finalizzata alla individuazione di quelli più significativi e alla determinazione degli intervalli di normalità; 

d) l’individuazione di un modello di stima dei fabbisogni standard sulla base di criteri di rappresentatività attraverso la sperimentazione di diverse tecniche statistiche; 

e) la definizione di un sistema di indicatori, anche in riferimento ai diversi modelli organizzativi ed agli obiettivi definiti, significativi per valutare l’adeguatezza dei servizi e consentire agli Enti Locali di migliorarli. 

La normativa che regola la determinazione dei costi e dei fabbisogni standard degli Enti Locali (Dlgs n. 216/2010) assegna a Sose il compito di predisporre l’impianto metodologico di riferimento in collaborazione e con il supporto scientifico della Fondazione Ifel. È assegnato a Sose anche il compito di procedere al monitoraggio dei parametri di riferimento con cadenza annuale e alla revisione, almeno triennale, dell’intera metodologia. La supervisione e approvazione tecnica del processo di calcolo è affidata alla Commissione Tecnica per i Fabbisogni Standard (Ctfs).

Il corposo documento allegato al Dpcm. è suddiviso in 8 capitoli che illustrano le caratteristiche di ogni servizio/funzione fondamentale. 

La Nota metodologica viene integrata dalla presenza di 3 appendici finali: nell’Appendice “C” sono riportati i nuovi valori normalizzati dei prezzi dei fattori produttivi, nell’Appendice “D” è visionabile il questionario Fc40u e nell’Appendice “E” sono riportati i coefficienti di riparto aggiornati.

Con l’avvio del sistema di perequazione, dal 2015, ai Comuni delle Regioni a statuto ordinario non è stata più assicurata l’invarianza delle risorse del “Fondo di solidarietà comunale”, avviandosi così il più volte teorizzato processo di allontanamento dalla spesa storica a favore dei fabbisogni standard. 

L’applicazione di criteri di riparto di tipo perequativo comporta, per i Comuni con i fabbisogni standard superiori alle capacità fiscali, un incremento della quota del “Fondo di solidarietà comunale” ad essi spettante (ovvero, in caso di enti incapienti, una diminuzione delle somme da versare al Fondo), mentre, per i Comuni con fabbisogni standard inferiori alle capacità fiscali, una riduzione della quota del Fondo (ovvero, in caso di incapienza, un incremento delle somme da versare).

Per l’anno 2021, l’applicazione del meccanismo standard di riparto del Fsc per i Comuni delle Regioni a statuto ordinario considera una percentuale di applicazione della componente standard pari al 55% ed un target perequativo pari al 60%.


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