Farmacia comunale in perdita

Farmacia comunale in perdita

Nella Delibera n. 21 del 15 marzo 2018 della Corte dei conti Marche, un Comune chiede un parere riguardante il mantenimento della propria partecipazione del 51% in una Società che gestisce una Farmacia comunale, in sede di revisione straordinaria delle partecipazioni ai sensi dell’art. 24 del Dlgs. n. 175/16, ritenendo che tale decisione rientri nella propria potestà discrezionale. A tal fine il Sindaco ha sottolineato che la nominata Società ha un numero di Consiglieri di amministrazione superiore al numero dei dipendenti ma una spesa per compenso amministratori di gran lunga inferiore a quella relativa al personale. Inoltre, ha avuto un fatturato medio nel triennio 2013/2015 inferiore a quello di Euro 1.000.000previsto dall’art. 20, comma 2, lett. d), del Dlgs. n. 175/16; ed ha conseguito perdite nell’ultimo quinquennio. La Sezione evidenzia che l’art. 20, comma 2, del Dlgs. n. 175/16, oltre a prevedere la “dismissione” all’esito dell’adozione dei “Piani di razionalizzazione” delle Società che abbiano riportato un risultato negativo per 4 dei 5 esercizi precedenti, prevede altresì l’alienazione della partecipazione nel caso di Società che abbiano “un numero di Amministratori superiori a quello dei dipendenti” nonché di quelle che nel triennio precedente abbiano conseguito un fatturato medio non superiore a 500.000 Euro. Quindi, è evidente che, nell’ottica del Legislatore, l’esercizio di attività in costante perdita e con fatturati e ad articolazioni organizzative minimali sia incompatibile con lo strumento societario pubblico, ispirato ad una logicità di economicità di gestione intesa come integrale copertura dei costi con i ricavi (neppure se la perdita derivi dall’imputazione a bilancio dell’ammortamento dell’avviamento, quinquennale fino al 2016, salvo la motivata imputazione per un periodo superiore correlato alla sua vita utile, giusto quanto disposto dall’art. 2426, del Codice civile, prima delle modifiche apportate dal Dlgs. n. 139/15), mancando qualunque deroga specifica nel “Tusp”, che invece disciplina dettagliatamente le deroghe ai divieti poste dalle sue disposizioni. Pertanto – conclude la Sezione – alla stregua delle precedenti considerazioni, il bilanciamento tra la tutela del diritto alla salute dei residenti cui è funzionale la presenza e l’operatività di una Farmacia in loco, che non può essere compresso oltre il suo “nucleo irrinunciabile” volto a tutelare la stessa dignità umana con gli interessi finanziari dell’Ente alla cui tutela sono diretti i “Piani di razionalizzazione”, potrebbe essere perseguito attraverso una diretta forma di gestione societaria, con la partecipazione alla medesima dei Farmacisti come previsto dall’art. 9 della Legge n. 475/68 ovvero con la cessione a terzi dell’attività.


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