Fatturazione elettronica: possono essere accettate le fatture emesse prima del 30 marzo acquisite dal Comune in data successiva?

Fatturazione elettronica: possono essere accettate le fatture emesse prima del 30 marzo acquisite dal Comune in data successiva?

Il quesito:

Le fatture correttamente emesse prima del 30 marzo ancorché acquisite in data successiva al 30 marzo 2015 (con timbro postale anche successivo a tale data) devono essere accettate, liquidate e pagate? 

E’ possibile che il fornitore acquisisca l’attestazione della data di emissione della fattura prima del 31 marzo 2015, e la sua conseguente presa in carico dall’Amministrazione ricevente, ricorrendo alle funzionalità messe a disposizione dalla ‘Piattaforma certificazione dei crediti’ (‘Pcc’) ? Infatti, il fornitore che ha emesso e trasmesso una fattura cartacea prima dell’avvio della seconda fase di ‘FatturaPa’ potrebbe accreditarsi sulla Piattaforma e inserire i dati della fattura sulla stessa, assicurando così l’attribuzione, di fatto, di una data certa di emissione e trasmissione della fattura all’Amministrazione destinataria”.

La risposta dei ns. esperti.

La Circolare Mef n. 1 del 31 marzo 2014, esplicativa del Dm. n. 55/13, non lascia, a parere di chi scrive, possibilità di replica sull’argomento in questione, affermando che:

  • possono essere pagate fatture cartacee emesse prima del 31 marzo 2015, anche dopo i 3 mesi indicati dall’art. 1, comma 210, Legge 244/07;
  • è esclusa “la possibilità, per le Pubbliche Amministrazioni di accettare fatture in forma cartacea emesse successivamente allo scadere del medesimo termine di cui al comma 209”.

I chiarimenti erano opportuni per correlare l’art. 6, comma 6, del Dm. n. 55/13 e l’art. 1, comma 210, Legge n. 244/07. Quest’ultimo infatti dispone che, “a decorrere dal termine di 3 mesi […] le Pubbliche Amministrazioni non possono accettare, le fatture emesse e trasmesse in forma cartacea né possono procedere ad alcun pagamento, nemmeno parziale sino all’invio in forma elettronica”.

Dal tenore letterale della norma sembrerebbe evincere che:

  1. a decorrere dal termine di 3 mesi le Pubbliche Amministrazioni non possono più accettare fatture emesse in forma cartacea;
  2. sempre dallo stesso termine le Pubbliche Amministrazioni non possono pagare le fatture in forma cartacea.

Relativamente al punto 2, la Circolare n. 1 chiarisce che per i motivi ricordati anche nel quesito (tempo di trasmissione della fattura, pregiudizio per il diritto del fornitore, aggravamento del procedimento, impossibilità di emettere una nota di accredito per una fattura regolarmente emessa), le Pubbliche Amministrazioni potranno pagare le fatture cartacee emesse prima del 31 marzo 2015 anche dopo i 3 mesi indicati dal comma 2010. Dalle parole del comma 210, si poteva anche intendere che l’Ente avrebbe dovuto saldare tutte le fatture “vecchie” entro il 30 giugno.

Il punto 1, che sembra far pensare ad un periodo “ibrido” di 3 mesi in cui i fornitori delle Pubbliche Amministrazioni avrebbero potuto inviare sia fatture analogiche che elettroniche, la Circolare in parola ne esclude la possibilità con espliciti richiami l’art. 1, comma 209, Legge n. 244/07, secondo cui, “al fine di semplificare il procedimento di fatturazione e registrazione delle operazioni imponibili, a decorrere dalla data di entrata in vigore del Regolamento di cui al comma 213, (lèggi 31 marzo per gli Enti Locali) l’emissione, la trasmissione, la conservazione e l’archiviazione delle fatture emesse nei rapporti con le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, della Legge 31 dicembre 2009, n. 196, nonché con le Amministrazioni autonome, anche sotto forma di nota, conto, parcella e simili, deve essere effettuata esclusivamente in forma elettronica, con l’osservanza del Decreto legislativo 20 febbraio 2004, n. 52, e del ‘Codice dell’Amministrazione digitale’, di cui al Decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82”.

Questione centrale per collocare la fattura in ambito analogico o elettronico è la data di emissione della fattura. In questo caso, la normativa Iva ha parole chiare nell’art. 21,   comma 1, del Dpr. n. 633/72: “la fattura cartacea o elettronica, si ha per emessa all’atto della sua consegna, spedizione, trasmissione o messa a disposizione del cessionario o committente”. Infatti, siccome si tratta di un atto unilaterale e non di un contratto, la fattura produce il suo effetto giuridico dal momento in cui ne viene a conoscenza il destinatario. Tale cognizione è riconosciuta al momento in cui la fattura perviene all’indirizzo del destinatario, a meno che quest’ultimo non dimostri di non esserne venuto a conoscenza, per fatti la cui colpa non sia ad esso imputabile. Dal punto di vista tributario, parimenti la fattura si considera emessa solo al momento della sua consegna o spedizione al destinatario. Restano tuttavia i casi contemplati dalla Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 134 del 5 agosto 1994, che prevede che, “per quanto concerne la data di emissione della fattura si ricorda quanto già precisato in proposito nel passato da questo Ministero (Circolare n. 27 del 9 agosto 1975), e cioè che non assume rilievo il momento della compilazione della fattura ove a questa non segua la consegna o la spedizione alla controparte. Peraltro, dovendo necessariamente la data di emissione essere indicata nel documento, soprattutto ai fini dell’esatta imputazione al periodo di riferimento, si precisa che, per data di emissione deve intendersi la data indicata nella fattura, ritenendola coincidente, in assenza di altra specifica indicazione, con la data di consegna o con quella di spedizione”. Principio questo che può essere applicato in ambito privatistico poiché non sempre è presente nella busta di trasmissione il timbro postale, ma non certo in ambito pubblico dove la presenza del Registro di protocollo ne attesta la data di consegna, né tanto meno in ambito elettronico per il quale la data di trasmissione è sempre presente.

Da un punto di vista documentale la fattura ricevuta sarà oggetto di protocollo così come pervenuta all’Ente. Infatti, come disposto dall’art. 53 del Dpr. n. 445/00, la registrazione di protocollo è “un’operazione obbligatoria per tutti i documenti ricevuti o spediti da una pubblica amministrazione e per tutti i documenti informatici”. Del resto, la finalità giuridica del Protocollo è quella di attestare la data nella quale un certo documento è stato ricevuto dall’Ente. Pertanto – a prescindere dal rifiuto o meno della fattura per mancanza di dati (quali, ad esempio, il Cig e il Cup) – non è escluso l’obbligo della registrazione nel registro di Protocollo generale. Allo stesso obbligo sono tenuti gli esiti committente di rifiuto o accettazione della fattura prodotti a seguito del controllo “formale” dei dati fattura. Da non dimenticare che il Protocollo informatico, oltre alla finalità giuridica appena richiamata è anche strumento di archiviazione e gestione documentale, ovvero deve garantire la collocazione della fattura all’interno del fascicolo elettronico riguardante un certo affare e assegnare elettronicamente il documento all’ufficio competente, strumenti indispensabili per gestire documenti informatici.

In merito all’osservazione fatta a proposito della data di inserimento a cura del fornitore della fattura in “Pcc” acquisibile come data emissione fattura, occorre ricordare che, da un punto di vista documentale, il Dm. 17 giugno 2014 dispone che le fatture debbano essere prodotte in formati in grado di garantire l’immodificabilità e leggibilità oltre ad avere i requisiti di integrità e autenticità.

In questo senso il “tracciato record” relativo ai dati fattura presente in “Pcc”, anche se gestito in conformità al Dpcm. 13 novembre 2014 (G.U. 12 gennaio 2015), non sembra rispondere alla norma. Comunque, dal 31 marzo 2015 tutte le fatture dovranno essere prodotte in un file in formato “.xml “ e firmato con firma digitale, al fine di garantire i requisiti di autenticità, integrità e, non per ultimo, di conservabilità.

Anche dal punto di vista della trasmissione, la modalità di “messa a disposizione” prevista dall’art. 21, comma 1, del Dpr. n. 633/72 non sembra correttamente soddisfatta in considerazione degli aspetti documentali appena richiamati. Tuttavia, anche in questo caso, in vigenza della fattura elettronica, la trasmissione dovrà essere fatta esclusivamente mediante “Sdi”.

di Cesare Ciabatti

 


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