Gare pubbliche: il giudizio sull’anomalia dell’offerta può essere messo in discussione solo in caso di manifesta illogicità o erroneità

Gare pubbliche: il giudizio sull’anomalia dell’offerta può essere messo in discussione solo in caso di manifesta illogicità o erroneità

 

Nella Sentenza n. 2228 del 12 maggio 2017 del Consiglio di Stato, i Giudici si esprimono sul procedimento amministrativo di individuazione delle offerte anomale e incongrue nelle pubbliche gare. In particolare, i Giudici chiariscono che:

  • nelle gare pubbliche il giudizio circa l’anomalia o l’incongruità dell’offerta costituisce espressione di discrezionalità tecnica, sindacabile dal Giudice amministrativo solo in caso di macroscopica illogicità o di erroneità fattuale e, quindi, non può essere esteso ad una autonoma verifica della congruità dell’offerta e delle singole voci;
  • il procedimento di verifica dell’anomalia dell’offerta non mira ad individuare specifiche e singole inesattezze nella sua formulazione, quanto piuttosto ad accertare in concreto che la proposta economica risulti nel suo complesso attendibile in relazione alla corretta esecuzione dell’appalto;
  • al di fuori dei casi in cui il margine positivo risulti pari a zero, non è possibile stabilire una soglia minima di utile al di sotto della quale l’offerta deve essere considerata anomala, poiché anche un utile apparentemente modesto può comportare un vantaggio significativo, sia per la prosecuzione in sé dell’attività lavorativa, sia per la qualificazione, la pubblicità, il curriculum derivanti per l’impresa dall’essere aggiudicataria e aver portato a termine un appalto pubblico.

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