“Gestione commissariale prefettizia” di un’Impresa affidataria di appalto pubblico: stessa Partita Iva ma contabilità separata

“Gestione commissariale prefettizia” di un’Impresa affidataria di appalto pubblico: stessa Partita Iva ma contabilità separata

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 46 del 10 febbraio 2020, ha chiarito che, in caso di “Gestione commissariale prefettizia” di un’Impresa affidataria di un appalto pubblico, non è possibile l’attribuzione alla stessa di una autonoma Partita Iva.

L’art. 32 del Dl. n. 90/2014 ha introdotto nell’ordinamento alcune misure finalizzate ad intervenire sui poteri di amministrazione e gestione delle Imprese aggiudicatarie o Concessionarie di appalti pubblici coinvolte in procedimenti penali per gravi reati, o nei cui confronti emergano situazioni di anomalia sintomatiche di condotte illecite o criminali. Tra le misure previste vi è la nomina di Amministratori e di esperti da parte del Prefetto in sostituzione dei titolari degli Organi sociali dotati di omologhi poteri, per provvedere alla straordinaria e temporanea gestione dell’Impresa appaltatrice, limitatamente alla completa esecuzione del contratto d’appalto o concessione. La straordinaria e temporanea gestione dell’attività dell’impresa può essere peraltro disposta anche quando nei confronti dell’Impresa è emessa un’Informazione Antimafia interdittiva. Il potere riconosciuto al Prefetto è subordinato alla sussistenza della “urgente necessità di assicurare il completamento dell’esecuzione del contratto ovvero dell’accordo contrattuale, ovvero la sua prosecuzione al fine di garantire la continuità di funzioni e servizi indifferibili per la tutela di diritti fondamentali, nonché per la salvaguardia dei livelli occupazionali o dell’integrità dei bilanci pubblici,…”.

L’adozione della misura mira quindi ad assicurare la realizzazione di interessi pubblici superiori che vengono messi in pericolo da situazioni di contiguità o di agevolazione mafiosa, attraverso una limitazione della libertà d’impresa che è però circoscritta ad uno specifico contratto e non alla totalità delle commesse pubbliche che costituiscono il “portafoglio” della Società all’atto dell’adozione del Provvedimento interdittivo.

Ciò comporta peraltro che:

  • gli Amministratori nominati dal Prefetto con l’atto che dispone la misura siano chiamati a sostituire i titolari degli Organi sociali limitatamente al contratto in relazione al quale la misura stessa è stata disposta, provvedendo per le somme introitate ad osservare le regole stabilite dall’art. 32, comma 7, del Dl. n. 90/2014. In particolare, detta disposizione prevede che, nel periodo di applicazione della misura di straordinaria e temporanea gestione, i pagamenti all’Impresa siano corrisposti al netto del compenso riconosciuto agli amministratori e l’utile d’impresa derivante dalla conclusione dei contratti d’appalto, determinato anche in via presuntiva dagli Amministratori, sia accantonato in apposito Fondo e non possa essere distribuito né essere soggetto a pignoramento, fino all’esito dei giudizi di impugnazione o cautelari riguardanti l’Informazione Antimafia interdittiva;
  • gli Organi sociali “ordinari” restino in carica per lo svolgimento di tutti gli altri affari riguardanti lo stesso o altri settori dell’attività economica dell’Impresa.

Si realizza quindi, secondo quanto chiarito dalle Linee-guida adottate dal Ministero dell’Interno e dall’Anac in data 15 luglio 2014, una gestione separata di una parte dell’Azienda, le cui modalità di attuazione e di governance sono definite dagli Amministratori nominati dal Prefetto anche attraverso il ricorso a strumenti già previsti dall’ordinamento – si pensi ad esempio a quelli regolati dall’art. 2447-bis del Codice civile – che consentono forme di destinazione specifica del patrimonio sociale ad un determinato affare. In tali casi, le successive Linee-guida adottate dal Ministero dell’Interno e dall’Anac in data 27 gennaio 2015 precisano che, per la gestione della commessa pubblica, gli Amministratori “dovranno tenere una contabilità separata nelle forme stabilite dall’art. 2447-sexies C.c.”.

Tanto premesso, l’art. 32 del Dl. n. 90/2014 nulla dispone in merito ai profili fiscali della misura della straordinaria e temporanea gestione dell’attività dell’Impresa.

Tuttavia, a parere dell’Agenzia, tornano utili i chiarimenti già forniti con riferimento a quelle ipotesi in cui – in forza di un Provvedimento straordinario – si realizza una particolare forma di “segregazione patrimoniale”, ossia la destinazione di uno o più beni ad un determinato scopo (si pensi ad esempio all’ipotesi del custode giudiziario nominato in caso di sequestro di un’Azienda o di un ramo di Azienda). In tale evenienza, “da un punto di vista civilistico-contabile, non viene meno l’unicità del soggetto societario cui sono riconducibili pertanto anche i rapporti giuridici afferenti allo specifico patrimonio (cfr., oltre al già citato art. 2447-sexies del C.c. anche il successivo art. 2447-septies del Cc., che prevede la redazione di un rendiconto separato per ciascun patrimonio destinato, allegato al bilancio, ai sensi degli artt. 2423 e ss. Cc.)”.

Pertanto, conformemente a quanto già chiarito dalla prassi (vedasi Risoluzione Ministero delle Finanze n. 184/E del 1996, Circolare n. Entrate 156/E del 7 agosto 2000, Risoluzione Entrate n. 62/E del 27 marzo 2007 e Risoluzione Entrate n. 216/E del 29 maggio 2008), nel caso di affidamento della “Gestione commissariale di impresa” a soggetti terzi nominati dal Prefetto, ai fini della gestione separata di una attività di interesse pubblico, non è prevista l’attribuzione di un nuovo numero di partita Iva.

Il Commissario è tenuto tuttavia a comunicare all’Agenzia delle Entrate l’avvenuta variazione, ai sensi dell’art. 35, del Dpr. n. 633/1972, e ad adottare una contabilità separata – con distinta numerazione delle fatture ed appositi sezionali dei registri Iva – per la gestione straordinaria del “pubblico servizio di interesse generale”.


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