Giornata nazionale della Bandiera: il Tricolore che unisce l’Italia

di Michele Fiaschi

Il 7 gennaio 2026 l’Italia celebra il 229º anniversario della nascita del Tricolore, una ricorrenza che offre l’occasione per riflettere sul valore storico, simbolico e civile della nostra bandiera e sul ruolo che essa continua a svolgere nella vita delle istituzioni repubblicane.

La Giornata Nazionale della Bandiera, istituita con la Legge n. 671/1996, ricorda l’adozione ufficiale del vessillo italiano da parte della Repubblica Cispadana, avvenuta a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797. In quella seduta, su proposta del deputato Giuseppe Compagnoni, il Parlamento decretò che lo “Stendardo Cispadano” fosse composto dai tre colori verde, bianco e rosso, prescrivendo che gli stessi fossero portati anche nella coccarda, segno di appartenenza e riconoscimento civile.

La storia del Tricolore, tuttavia, non si esaurisce in quell’atto fondativo. Le sue radici affondano in un contesto più ampio, segnato dalle trasformazioni politiche e simboliche dell’Europa rivoluzionaria. Già nel 1789, negli archivi della Repubblica di Genova, si registra la presenza di manifestanti che indossavano una coccarda “bianca, rossa e verde”, frutto di un equivoco giornalistico sui colori della rivoluzione francese. Il verde, effettivamente utilizzato dai parigini solo il 12 luglio 1789, fu immediatamente sostituito dal blu, ma la notizia errata circolò a lungo nella stampa italiana, contribuendo a diffondere una combinazione cromatica che avrebbe poi assunto un significato autonomo nella penisola. Nel 1796 il tricolore comparve anche nello stendardo della Legione Lombarda, corpo militare della Repubblica Transpadana, segno della sua progressiva affermazione nelle realtà politiche filo‑giacobine dell’Italia settentrionale.

Dopo il 1797, la bandiera divenne sempre più un simbolo delle aspirazioni nazionali, fino a trasformarsi in uno dei segni più riconoscibili del Risorgimento. Con la proclamazione del Regno d’Italia, il 17 marzo 1861, il Tricolore assunse definitivamente il ruolo di vessillo nazionale, divenendo il punto di riferimento simbolico dell’unità politica e morale del Paese. Non sorprende, dunque, che l’art. 12 della Costituzione repubblicana ne ribadisca la forma e i colori, riconoscendolo come elemento fondativo dell’identità collettiva e come simbolo della continuità storica tra Risorgimento, Stato unitario e Repubblica democratica.

Nell’Italia contemporanea la bandiera continua a rappresentare un patrimonio condiviso, un segno di appartenenza e un veicolo di memoria storica. Per questo motivo la celebrazione del 7 gennaio non dovrebbe ridursi a un adempimento formale, ma trasformarsi in un’occasione di educazione civica e di coinvolgimento della comunità.

Gli Enti locali, in quanto istituzioni di prossimità, rivestono un ruolo decisivo nella valorizzazione del Tricolore. Sarebbe auspicabile che le amministrazioni comunali e provinciali organizzassero cerimonie di alzabandiera, coinvolgendo in particolare gli studenti delle scuole del territorio e donando loro piccoli tricolori, affinché possano riconoscersi in un simbolo che appartiene a tutti e che richiama i valori della Repubblica. Il rispetto della bandiera non è solo un atto di decoro istituzionale, ma un’espressione concreta del dovere di fedeltà alla Repubblica sancito dall’art. 54 della Costituzione. L’Ente Locale, quale articolazione della Repubblica, è chiamato a conformarsi ai suoi simboli unitari, contribuendo a rafforzare la coesione civica e la consapevolezza identitaria delle comunità amministrate.

L’uso del Tricolore è disciplinato dalla Legge n. 22/1998 e dal Dpr. n. 121/2000, che stabiliscono le modalità di esposizione e le regole di decoro. La bandiera italiana e quella europea devono essere esposte congiuntamente, di uguali dimensioni e materiale, con il Tricolore sempre in posizione d’onore. Le bandiere devono essere integre, pulite, correttamente dispiegate e illuminate se esposte di notte; ogni asta può portare una sola bandiera e non è consentita l’apposizione di scritte o simboli.

Sebbene la normativa regolamentare non preveda sanzioni amministrative specifiche, resta pienamente applicabile l’art. 292 del Codice penale, che punisce chi intenzionalmente distrugge, deteriora o imbratta la bandiera nazionale. Le Regioni e gli Enti locali possono disciplinare autonomamente l’esposizione dei vessilli nelle proprie sedi, ma sempre rispettando la normativa vigente.

Per le esposizioni verticali, il verde va collocato in alto e il rosso in basso.

Sono, inoltre, definiti i codici cromatici Pantone e le dimensioni ordinarie delle bandiere per uso interno ed esterno, affinché il simbolo nazionale mantenga uniformità e riconoscibilità.

In un tempo in cui i simboli rischiano talvolta di essere percepiti come elementi meramente decorativi, ricordare la storia e il significato del Tricolore significa riaffermare il valore della coesione nazionale, della memoria condivisa e dell’identità repubblicana. Un semplice drappo di tessuto, se rispettato e compreso, continua a essere un potente richiamo ai principi che hanno guidato la costruzione dell’Italia unita e democratica. Per gli Enti Locali, ciò implica un impegno costante: garantire il decoro delle bandiere esposte, sostituire tempestivamente quelle logore o scolorite, assicurare la corretta osservanza delle norme e promuovere iniziative che rafforzino la consapevolezza civica. La cura del Tricolore non è un dettaglio formale, ma un gesto di responsabilità istituzionale e un segno tangibile della fedeltà alla Repubblica.