Giurisdizione: informativa antimafia

Giurisdizione: informativa antimafia

Nella Sentenza n. 957 del 2 febbraio 2021 del Consiglio di Stato, i Giudici chiariscono che la Pronuncia del Giudice della prevenzione penale non produce un accertamento vincolante, con efficacia di giudicato, sul rischio di infiltrazione dell’Impresa da parte della criminalità organizzata. La giurisdizione sulla controversia avente ad oggetto l’Informativa Antimafia è del Giudice amministrativo, a nulla rilevando che lo stesso determina uno stato d’incapacità dell’impresa non limitato ai rapporti con la Pubblica Amministrazione ma piuttosto generale. L’art. 8 del Cpa. stabilisce che “il Giudice amministrativo nelle materie in cui non ha giurisdizione esclusiva conosce, senza efficacia di giudicato, di tutte le questioni pregiudiziali o incidentali relative a diritti, la cui risoluzione sia necessaria per pronunciare sulla questione principale. Restano riservate all’autorità giudiziaria ordinaria le questioni pregiudiziali concernenti lo stato e la capacità delle persone, salvo che si tratti della capacità di stare in giudizio, e la risoluzione dell’incidente di falso”. Sfugge che le questioni di capacità menzionate dal comma 2 del citato art. 8 sono quelle “pregiudiziali”, id est logicamente condizionanti lo scrutinio dell’esercizio del potere, laddove le penetranti limitazioni all’esercizio dell’attività d’impresa costituiscono un effetto degradatorio dell’esercizio del potere autoritativo posto a presidio di un rilevante interesse pubblico. Tale ricostruzione del rapporto causa-effetto non consegue unicamente ad una precisa scelta del Legislatore in tal senso, ma rappresenta il portato dell’ordinario schema che, anche sul piano della teoria generale, lega l’esercizio dei diritti individuali alla verifica della compatibilità di tale esercizio con gli interessi superindividuali della cui tutela è titolare l’Amministrazione.  Siffatta tutela si esprime attraverso un potere autoritativo, peraltro connotato da un ampio spettro valutativo, sicché lo scrutinio in sede giurisdizionale della legittimità degli atti nei quali si traduce non può che svolgersi nella giurisdizione generale di legittimità del Giudice amministrativo, secondo il criterio di riparto ancorato al cd. petitum sostanziale. I diritti individuali che si assumono lesi da tali provvedimenti degradano infatti ad interessi legittimi, secondo la nota teoria elaborata per garantire il controllo naturale del Giudice amministrativo sui rapporti di diritto pubblico.


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