Giurisdizione: rinegoziazione del contratto di appalto senza accordo tra le parti

Giurisdizione: rinegoziazione del contratto di appalto senza accordo tra le parti

Nella Sentenza n. 1937 del 25 marzo 2019 del Consiglio di Stato, i Giudici chiariscono che rientra nella giurisdizione del Giudice ordinario la controversia avente ad oggetto la seconda riduzione dell’importo contrattuale, disposta da una Amministrazione in fase di rinegoziazione ex art. 9-ter del Dl. n. 78/2015, convertito con Legge n. 125/2015, e ciò in quanto essa non dispone di un potere autoritativo di modifica unilaterale dell’oggetto del contratto, ma solo di un diritto potestativo di recesso in caso di mancato accordo tra le parti sulla riduzione del prezzo o delle prestazioni (controbilanciato da analoga potestà dell’appaltatore di sciogliersi dal vincolo). Con la conseguenza che neppure la pretesa dell’Amministrazione di procedere ad una seconda riduzione dell’importo contrattuale può ascriversi all’esercizio di una potestà pubblica, in relazione al quale possa predicarsi un cattivo uso del potere.

Peraltro, i Giudici hanno posto in evidenza che l’art. 9-ter del Dl. n. 78/2015, convertito con Legge n. 125/2015, ha previsto che l’Amministrazione propone alla controparte negoziale una rinegoziazione del contratto che, attraverso la riduzione dei prezzi unitari di fornitura o dei volumi di acquisto pattuiti in origine, realizzi l’obiettivo della riduzione del 5%, su base annua, del suo valore complessivo e riconosce alle stesse parti, qualora non si trovi l’accordo sulla modifica del contratto, un reciproco diritto di recesso. Come rilevato dalla Corte Costituzionale nella Sentenza n. 169/2017, in questo sistema la volontà dell’affidatario del contratto rimane determinante per l’esito definitivo della procedura di rinegoziazione, poiché “l’alterazione dell’originario sinallagma non viene automaticamente determinata dalla norma, ma esige un esplicito consenso di entrambe le parti. Ove tale consenso non venga raggiunto, soccorrono … le ipotesi alternative … del recesso, della nuova gara e della adesione transitoria a contratti più vantaggiosi”. Dunque, l’Amministrazione non dispone di un potere autoritativo di modifica unilaterale dell’oggetto del contratto, ma solo di un diritto potestativo di recesso in caso di mancato accordo tra le parti sulla riduzione del prezzo o delle prestazioni, controbilanciato da analoga potestà dell’appaltatore di sciogliersi dal vincolo.


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