I Dpcm. del Premier Conte sono illegittimi secondo una Sentenza del Giudice di Pace di Frosinone

I Dpcm. del Premier Conte sono illegittimi secondo una Sentenza del Giudice di Pace di Frosinone

Deve rilevarsi la indiscutibile illegittimità del Dpcm del 9 marzo 2020, invocato dal verbale opposto,ove prevede che ‘1. Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus ‘Covid-19’ le misure di cui allart. 1 del Dpcm. 8 marzo 2020 sono estese allintero territorio nazionale”.

È questo il dispositivo della Sentenza 19 luglio 2020, n. 516, con la quale il Giudice di Pace di Frosinoneha accolto il ricorso di un cittadino ed ha annullato il verbale elevato dalla Polizia stradale con il quale si elevava una multa per aver violato il divieto di spostamento durante il lockdown non motivato da esigenze urgenti o lavorative.

Il Giudice di Pace, come detto, ha accolto il ricorso e la sua Sentenza crea un importante precedente giuridico e giurisprudenziale perché entra nel merito della legittimità dei Dpcm. emanati durante il periodo emergenziale.

I motivi della decisione del Giudice frusinate si basano su 2 aspetti:

  1. illegittimità della dichiarazione dello stato di emergenza per violazione degli artt. 78 e 95 della Costituzione e dei conseguenti Dpcm.:
  2. illegittimità del Dpcm. 9 marzo 2020 per violazione dell’art. 13 della Costituzione.

Relativamente al primo aspetto, il Giudice prende in considerazione la fonte giuridica in base alla quale è stato emanato lo stato di emergenza, cioè il Dlgs. n. 1/2018. Infatti, il Consiglio dei Ministri, con Deliberazione 31 gennaio 2020, ha dichiarato lo stato di emergenza a causa del rischio sanitario derivante da agenti virali trasmissibili, “ai sensi e per gli effetti di cui allart. 7, comma 1, lett. c), e dellart. 24, comma 1, del Dlgs. n. 1/2018, è dichiarato per 6 mesi dalla data del presente Provvedimento, lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso allinsorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili; 2) per lattuazione degli interventi di cui allart. 25, comma 2, lett. a) e b) ……”.

Il Giudice rileva come nell’atto ministeriale non si fa alcun riferimento a situazioni di“rischio sanitario”, addirittura, causato da “agenti virali”.

L’art. 7, comma 1, lett. c), citato nella Deliberazione stabilisce che “gli eventi emergenziali di Protezione civile si distinguono: ……c) emergenze di rilievo nazionale connessi con eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dallattività delluomo”e, quindi, secondo il Giudice, quanto previsto dalla legge non è riconducibile al “rischio sanitario”. Inoltre, nella Sentenza si sottolinea come nella Costituzione italiana non ci sia alcun riferimento ad ipotesi di dichiarazione dello stato di emergenza per rischio sanitario ma è prevista una sola fattispecie attributiva al Governo di poteri normativi peculiari quale quella prevista e regolata dall’art. 78 e dall’art. 87 relativa alla dichiarazione dello stato di guerra.

Di conseguenza, la Deliberazione del Consiglio del Ministri 31 gennaio 2020 “è illegittima, perché emanata in assenza dei presupposti legislativi, in quanto nessuna fonte costituzionale o avente forza di legge ordinaria attribuisce il potere al Consiglio dei Ministri di dichiarare lo stato di emergenza per rischio sanitario. Pertanto, poiché gli atti amministrativi, compresi quelli di alta amministrazione, come lo stato di emergenza sono soggetti al Principio di legalità, la Delibera del Consiglio dei Ministri 31 gennaio 2020 è illegittima perché emessa in assenza dei relativi poteri da parte del CdM in violazione degli artt. 95 e 78 che non prevedono il potere del CdM della Repubblica Italiana di dichiarare lo stato di emergenza sanitaria”.Questa affermazione del Giudice ha come conseguenza l’illegittimità di tutti gli atti amministrativi emanati in applicazione della Delibera del Consiglio dei Ministri e, pertanto, il Giudice di Pace, quale Giudice ordinario, ritiene di avere il “dovere di disapplicare la dichiarazione dello stato di emergenza sanitaria e il Dpcm attuativo”.

Il Giudice frusinate poi si sofferma sul valore “legislativo” dei Dpcm., affermando che, secondo la dottrina costituzionale, la previsione di norme generali e astratte, oltretutto limitative di fondamentali diritti costituzionali, mediante l’emanazione di Dpcm. sia contraria alla Costituzione in quanto la funzione legislativa delegata è disciplinata dall’art. 76 della Costituzione, secondo il quale “lesercizio della funzione legislativa non può essere delegata al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi”. Di conseguenza, secondo il Giudice, solo un Dlgs., nel rispetto della legge di delega, può contenere norme aventi valore di legge, ma mai può valere per un atto amministrativo, come i Dpcm. o le Ordinanze sindacali o regionali emanati sulla base di una delega contenuta in un Dl.: “da ciò discende la illegittimità delle disposizioni del Dpcm. del 26 aprile 2020”.

Relativamente al secondo motivo di doglianza invocato dal ricorrente nel caso di specie, il Giudice concorda con l’interessato, affermando che la norma del Dpcm. 9 marzo 2020, ove prevede che “allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus ‘Covid-19’ le misure di cui allart. 1 del Dpcm. 8 marzo 2020 sono estese allintero territorio nazionale” – che prevedono la permanenza domiciliare dei cittadini, fatti salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o da situazioni di necessità o per motivi di salute – è da considerarsi illegittima per violazione dell’art. 13 della Costituzione, secondo il quale le misure restrittive della libertà personale possono essere disposte solo con atto motivato dell’Autorità giudiziaria.

Quindi – afferma il Giudice – che neanche la legge potrebbe prevedere nel nostro ordinamento l’obbligo della permanenza domiciliare di tutti i cittadini perché violerebbe l’art. 13 citato.

Il Giudice infine si sofferma sulla differenza fra libertà di circolazione e libertà personale, ricordando che la prima riguarda i limiti di accesso a determinati luoghi ma non può comportare un obbligo di permanenza domiciliare (Corte Costituzionale, Sentenza n. 68/1964): la libertà di circolazione riguarda luoghi specifici, il divieto di spostamento attiene alle persone fisiche.

In conclusione del suo ragionamento, il Giudice di Pace di Frosinone arriva alla statuizione dichiarando “la indiscutibile illegittimità del Dpcm. 9 marzo 2020”.

Adesso non resta che attendere altre decisioni di altri Giudici e Tribunali per capire se il nostro lockdown casalingo era legittimo o meno, anche se i benefici di tali divieti sono stati evidenti. Forse la nostra salute vale di più di una Sentenza.

di Stefano Paoli


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