Immigrazione: le “Linee-guida” del Viminale per l’identificazione delle vittime di tratta tra i richiedenti asilo

Immigrazione: le “Linee-guida” del Viminale per l’identificazione delle vittime di tratta tra i richiedenti asilo

Quello dell’immigrazione è un tema che da diversi anni desta grandissima preoccupazione. L’enorme crescita del numero di persone che hanno raggiunto l’Europa attraverso il Mediterraneo per fuggire da guerre, fame e violenze, rappresenta un potenziale bacino per chi è pronto a speculare su tali fragilità e vulnerabilità. Alla tratta a scopo di sfruttamento sessuale, si sono sovrapposti ed affermati altri contesti di sfruttamento, nell’ambito del lavoro, delle attività illecite, dell’accattonaggio, dello sfruttamento a scopo di espianto di organi o di adozioni illegali internazionali. Un tema dunque che necessita di impegno costante affinché si possa uscire dall’ottica dell’emergenza per entrare in una fase più strutturata e consapevole della lotta alla tratta. I componenti e il personale delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale e gli Enti del pubblico e del privato sociale devono intervenire in modo puntuale, per rispetto verso la dignità delle persone e per aiutare chi ha bisogno di trovare protezione, riducendo al minimo le tensioni sul territorio.

La conoscenza del fenomeno è essenziale per aiutare chi è in difficoltà. Tutti gli operatori devono padroneggiare gli strumenti legati al fenomeno per individuare strategie utili a contrastare la tratta. Per tale motivo, nell’ambito del Progetto dal titolo “Meccanismi di coordinamento per le vittime di tratta”, realizzato dalla Commissione nazionale per il Diritto di asilo e dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), sono state elaborate delle “Linee-guida” per cercare di adottare procedure standard e strumenti idonei alla corretta identificazione delle vittime di tratta nel corso del riconoscimento della protezione internazionale nonché per l’intervento coordinato delle Istituzioni e dei soggetti coinvolti. Le “Linee-guida” stabiliscono le procedure operative standard da adottarsi nel corso del procedimento di riconoscimento della protezione internazionale, che si svolge presso le Commissioni territoriali per favorire l’emersione e l’identificazione delle vittime di tratta tra coloro che presentano domanda di protezione internazionale e per consentire che esse usufruiscano, dove possibile, delle misure di assistenza e tutela adeguate.

I dati disponibili sul fenomeno della tratta di esseri umani, nonostante siano sempre di difficile acquisizione, stante il carattere estremamente sommerso del fenomeno e la difficoltà delle Autorità di intercettare le vittime stesse, presentano un’analisi impietosa. Secondo lo studio di Eurostat, nel triennio 2010-2012 sono state registrate nei Paesi membri dell’Unione Europea 30.146 vittime, delle quali l’80% di sesso femminile. L’Italia purtroppo non è estranea al fenomeno, anzi vi è dentro in maniera significativa. Le vittime di tratta che oggi giungono nel ns. Paese, in particolare donne provenienti dall’Africa Sub-Sahariana, spesso molto giovani, talvolta minorenni, sono asservite a persone che lentamente si insinuano nelle loro coscienze, si guadagnano la loro fiducia e poi le sfruttano e le vendono come carne al macello. Le giovani donne si sentono legate a queste figure, così tanto da crederle loro alleate, e dunque nella maggior parte dei casi sono resistenti ad instaurare un qualsiasi rapporto di fiducia con le Autorità del Paese di destinazione. Le ragazze che arrivano da quest’area hanno bassi tassi di scolarizzazione e alfabetizzazione e spesso sanno già a cosa vanno incontro perché hanno un passato di violenze, tratta e prostituzione forzata interna ai confini stessi della Nigeria e della Libia prima di prendere la via dell’Europa. Giovani donne che accettano il loro destino a volte su pressione delle famiglie, che vedono in questa possibilità un modo per saldare debiti, nuovi e antichi, monetari e anche di natura relazionale e spirituale – come dimostrano i riti “wodoo a cui le ragazze vengono sottoposte prima della partenza. E poi ci sono i minori stranieri non accompagnati. Nei primi 6 mesi del 2016 in Italia hanno raggiunto numeri più elevati rispetto al passato. Tra questi si registrano in particolare, oltre alle minori nigeriane, adolescenti e bambini di nazionalità eritrea, egiziana, afghana e bengalese, che spesso a causa di debiti contratti per affrontare il viaggio, entrano facilmente nel mercato del lavoro irregolare e spesso sfruttato o nell’ambito della criminalità.

L’identificazione delle vittime di tratta costituisce dunque una sfida per le Autorità dei Paesi di destinazione. Una precoce identificazione permette di offrire le adeguate misure di assistenza previste dalla normativa vigente per le vittime di tratta con la conseguente fuoriuscita dal circuito dello sfruttamento. Prima avviene l’identificazione, più efficace può essere l’assistenza fornita, in quanto, talvolta, un intervento tempestivo può evitare che la vittima sia materialmente indotta nella situazione di sfruttamento. I limiti principali all’identificazione delle vittime di tratta sono il controllo da parte dei trafficanti, il timore di ritorsioni, la mancanza di fiducia nelle Autorità, la scarsa consapevolezza della propria condizione e, come già evidenziato, i sentimenti di riconoscimento nei confronti delle persone che hanno favorito il percorso di emigrazione. Storicamente in Italia, così come negli altri Paesi dell’Unione Europea, i meccanismi per garantire l’assistenza alle vittime di tratta sono stati introdotti nelle norme di natura penale – per quel che concerne il contrasto al crimine e la tutela delle vittime nell’ambito delle indagini e del procedimento penale – e nelle norme in materia di immigrazione che, in linea con le disposizioni di carattere internazionale ed europeo, hanno introdotto la possibilità di riconoscere alle vittime stesse un permesso di soggiorno per motivi umanitari o di “protezione sociale”. Nel ns. Paese vi è anche un importante dispositivo costituito dal numero verde, volto a fornire h 24 informazioni dettagliate sui servizi garantiti alle persone vittime di tratta e, su richiesta, ad indirizzare queste ultime verso i Servizi socio-assistenziali messi a disposizione nell’ambito dei Programmi di assistenza. Numero verde Anti-tratta (800-290-290).

Le “Linee-guida” includono inoltre alcune considerazioni circa le garanzie procedurali specifiche per richiedenti asilo vittime di tratta o presunte tali. Vi sono elencate una serie di raccomandazioni:

  • garantire un ambiente favorevole per rassicurare la persona richiedente sulla riservatezza della domanda di protezione;
  • mettere a disposizione interpreti dello stesso sesso;
  • essere consapevoli dei timori di rivelare la propria storia a causa di eventuali ritorsioni, della vergogna e dei traumi subiti;
  • avere particolare attenzione per i minori adottando procedure di rapida identificazione;
  • evitare qualsiasi nesso, implicito o esplicito tra la domanda di asilo e la volontà di testimoniare nel procedimento penale contro gli sfruttatori.

Certo è che il processo di identificazione non è assolutamente un gioco da ragazzi, ed è dunque necessario che la Commissione territoriale valuti con particolare attenzione la credibilità delle dichiarazioni rese e che si avvalga della specifica expertise degli Enti anti-tratta, anche al fine di poter distinguere con dovuta cognizione le vittime da coloro che si fingono tali per contenere il rischio di fare entrare in un circuito di protezione in case protette persone che invece possano essere sfruttatrici, laddove a seguito di referral accettino di aderire al Programma unico.

La lotta alla tratta degli esseri umani è concepita come una priorità dall’Unione Europea, che ha definito il crimine stesso una violazione dei diritti fondamentali ed ha sviluppato nel corso degli anni numerose iniziative, di natura legislativa, strategica e finanziaria, volte a contrastare il fenomeno e a proteggere le vittime. Nonostante ciò il fenomeno che è la forma di schiavitù più aberrante resta allarmante e le vittime sono sempre più giovani.

 

di Ketty Riolo


Related Articles

Contratto di locazione di fabbricato strumentale: il regime Iva e Imposta di registro delle somme dovute a titolo di indennizzo

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 16 del 29 gennaio 2019, ha chiarito il trattamento fiscale

FatturaPA: parere favorevole dell’Anci allo Schema di Regolamento che limita le cause di rifiuto

L’Ifel, con la Nota diffusa lo scorso 4 luglio 2019, ha informato che l’Anci ha reso parere favorevole allo Schema di

Aliquote e tariffe: necessità di salvaguardare equilibri di bilancio non implica deroga da norme sul contenimento della pressione fiscale

Nella Delibera n. 133 del 27 aprile 2016 della Corte dei conti Lombardia, viene chiesto un chiarimento relativo alla portata