Imposta di bollo: in quanto atti relativi al procedimento di riscossione di entrate extratributarie, le fatture dei Comuni sono esenti?

Imposta di bollo: in quanto atti relativi al procedimento di riscossione di entrate extratributarie, le fatture dei Comuni sono esenti?

Il testo del quesito:

Tralasciando la normativa sul bollo e ammettendo che tale comportamento sia corretto ad oggi (quantomeno per prassi consolidata), pongo alla Vs. attenzione il quesito dell’interpello della Direzione provinciale Trento, Interpello n. 906-20043/2014 (ma anche Dre Lombardia Interpello n. 954-671/2012 e Direzione provinciale Bolzano Interpello n. 905-72/2013) nella quale, in sostanza, si afferma che ‘sono esenti da bollo le fatture dei Comuni poiché sono da annoverare anch’esse tra gli atti relativi al procedimento di riscossione di entrate extra tributarie, ai sensi dell’art. 5 della Tabella B del Dpr. n. 642/72’’”.

 

La risposta dei ns. esperti.

La Direzione provinciale Trento, nell’Interpello n. 906-20043/2014, ha sostenuto che le fatture emesse dagli Enti Locali per le entrate extratributarie sono, in ogni caso, esenti da Imposta di bollo.

La Direzione provinciale trentina ha fatto riferimento, in proposito, a quanto previsto all’art. 5, dell’Allegato “B” della Tabella del Dpr. n. 642/72, secondo il quale sono esenti dall’Imposta di bollo in modo assoluto “atti e copie relativi al procedimento, anche esecutivo, per la riscossione dei tributi, dei contributi e delle entrate extratributarie dello Stato, delle Regioni, delle Province, dei Comuni e delle istituzioni pubbliche di beneficenza, dei contributi e delle entrate extratributarie di qualsiasi Ente autorizzato per legge ad avvalersi dell’opera dei concessionari del servizio nazionale di riscossione”.

L’esenzione da Imposta di bollo delle fatture emesse dai Comuni ai sensi dell’art. 21, del Dpr. n. 633/72, per le entrate extratributarie esenti e non soggette ad Iva, in passato, era già stata sostenuta da altre Direzione provinciale in risposta ad analoghi Interpelli formulati da Aziende di servizi pubblici alla persona.

L’interpretazione della Direzione provinciale in questione si basa sull’assunto che le fatture emesse dai Comuni in relazione ad entrate extratributarie costituiscano “atti e copie relativi al procedimento, anche esecutivo, per la riscossione”. Secondo la Direzione provinciale trentina sarebbero altresì esenti in modo assoluto dall’Imposta di bollo anche le quietanze rilasciate dal Tesoriere per attestare l’avvenuto pagamento delle somme dovute al beneficiario indicato nel mandato di pagamento emesso dagli Enti Locali, ai sensi dell’art. 218 del Tuel, indipendentemente dal regime Iva. L’art. 218 del Tuel dispone che “il Tesoriere annota gli estremi della quietanza direttamente sul mandato o su documentazione meccanografica da consegnare all’Ente, unitamente ai mandati pagati, in allegato al proprio rendiconto”.

In proposito, la Direzione provinciale di Trento ha individuato il presupposto normativo nell’art. 27 dell’Allegato “B” della Tabella del Dpr. n. 642/72, ritenendo che tali attestazioni di avvenuto pagamento delle somme dovute al beneficiario costituiscano conti delle gestioni degli Agenti contabili.

Tali interpretazioni contrastano con quanto previsto dall’art. 13 dell’Allegato “A” della Tariffa – Parte I, secondo il quale le fatture emesse dai Comuni per le entrate extratributarie di importo complessivo superiore ad Euro 77,47, e le quietanze emesse dal Tesoriere attestanti l’avvenuto pagamento dei mandati, giacché esenti Iva, sono soggette ad Imposta di bollo fin dall’origine, in misura pari ad Euro 2,00. L’art. 13 citato prevede infatti che sono soggetti ad Imposta di bollo fin dall’origine “fatture, note, conti e simili documenti, recanti addebitamenti o accreditamenti, anche non sottoscritti, ma spediti o consegnati pure tramite terzi; ricevute e quietanze rilasciate dal creditore, o da altri per suo conto, a liberazione totale o parziale di una obbligazione pecuniaria: per ogni esemplare”.

L’art. 13 stabilisce che le fatture, gli estratti di conti, le lettere ed altri documenti di accreditamento o di addebitamento di somme, anche non sottoscritti, ma spediti o consegnati pure tramite terzi, le ricevute o quietanze rilasciate dal creditore o da altri per suo conto, quando si riferiscono ad operazioni non assoggettate ad Iva, allorché la relativa somma superi Euro 77,47, sono soggetti all’Imposta di bollo fin dall’origine. Diversamente da quanto accade per le fatture relative ad operazioni assoggettate ad Iva, le quali sono esenti ad Imposta di bollo.

Il momento impositivo, ossia il momento per l’applicazione dell’Imposta di bollo, avviene per gli atti soggetti fin dall’origine al più tardi in data di emissione dell’atto stesso, mentre per gli atti soggetti in caso d’uso al più tardi nella data nella quale tale atto viene utilizzato per la prima volta.

Trattandosi di un’imposizione di tipo indiretto, l’Imposta di bollo deve incidere economicamente, come onere accessorio della prestazione ricevuta, nel soggetto committente e, qualora sostenuta dall’emittente, può essere legittimamente riaddebitata. Per esempio, in caso di mandato soggetto a bollo, questo può essere riaddebitato al beneficiario del pagamento e sul documento deve essere indicata la dicitura “bollo a carico del beneficiario” o similare.

Sulla base di quanto previsto dall’art. 13, gli Enti Locali hanno ordinariamente applicato l’Imposta di bollo in misura fissa di Euro 2,00, sia sulle fatture emesse per entrate di natura extratributaria, sia sulle quietanze rilasciate dai Tesorieri attestanti l’avvenuto pagamento dei mandati.

Sebbene nell’Interpello citato la Direzione trentina abbia sostanzialmente confermato l’orientamento già espresso da altre Direzione provinciale con Interpelli assimilabili a quello del caso specie, riteniamo non condivisibili le interpretazioni normative avanzate e sopra illustrate.

La fattura costituisce un documento fiscale, redatto dal venditore per comprovare l’esecuzione dell’operazione commerciale, nonché atto ad indicare al compratore l’importo da pagare per i beni/servizi forniti. L’art. 21, del Dpr. n. 633/72, prevede che, “per ciascuna operazione imponibile il soggetto che effettua la cessione del bene o la prestazione del servizio emette fattura, anche sotto forma di nota, conto, parcella e simili o, ferma restando la sua responsabilità, assicura che la stessa sia emessa, per suo conto, dal cessionario o dal committente ovvero da un terzo”. Oltretutto, la natura e la funzione delle fatture prescindono dalla riscossione del corrispettivo; infatti, è possibile emettere la fattura in seguito o al momento del pagamento.

L’orientamento espresso dalla Direzione provinciale con il discusso Interpello acuisce l’incertezza normativa. Se da un lato si può convenire sull’incertezza dell’assimilabilità delle fatture agli atti delle riscossione, allorché tali fatture siano emesse prima dell’avvenuto pagamento per la prestazione avvenuta, dall’altro non può non affermarne l’esclusione con riguardo alle fatture emesse contestualmente ovvero a seguito dell’avvenuto pagamento.

Discorso diverso invece deve essere fatto in merito alle quietanze rilasciate dal Tesoriere attestanti l’avvenuto pagamento al beneficiario indicato sul mandato di pagamento. Il Tesoriere, ai sensi dell’art. 208, del Tuel, è Agente contabile e, pertanto, secondo l’art. 228 del Tuel, deve rendere il conto della propria gestione ed è soggetto alla giurisdizione della Corte dei conti. Ciononostante, la quietanza dell’avvenuto pagamento nei confronti del terzo beneficiario indicato nel mandato ha quale funzione primaria quella di dimostrare l’avvenuto assolvimento del debito e, solo conseguentemente, può costituire oggetto del rendiconto della propria gestione dovuto dal Tesoriere/Agente contabile all’Ente, ai sensi del citato art. 228 Tuel.

Le ricevute e le quietanze in parola non sono altresì neppure da considerarsi esenti da Imposta di bollo ai sensi dell’art. 33, comma 4, della Legge n. 388/00 (“ricevute, quietanze ed altri documenti recanti addebitamenti o accreditamenti formati, emessi ovvero ricevuti dalle banche nonché dagli Uffici della Società Poste Italiane Spa”), alla luce dell’orientamento espresso in materia dall’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione 15 novembre 2002, n. 357/E, dal momento che “la funzione di Tesoriere svolta dalle banche esula dall’attività bancaria” (art. 10 del Dlgs. n. 385/93), ha stabilito che le “ricevute, quietanze ed altri documenti emessi o ricevuti nello svolgimento di tale funzione sono documenti di Tesoreria e quindi non [sono] compresi tra quelli esenti dall’Imposta di bollo di cui all’art. 7 della Tabella”.

In linea generale, ricordiamo che le Note delle Direzione provinciale, allorché relative ad Interpelli sollevati in merito a specifici casi di specie, non hanno carattere vincolante erga omnes. Il contribuente infatti può decidere di non uniformarsi al parere espresso dalla Direzione provinciale.

 di Calogero Di Liberto e Giuseppe Vanni


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