“Imposta di registro”: soggetti ad Imposta proporzionale del 3% i riaddebiti degli importi riscossi dal fideiussore

“Imposta di registro”: soggetti ad Imposta proporzionale del 3% i riaddebiti degli importi riscossi dal fideiussore

Con la Risoluzione n. 22/E del 22 febbraio 2017, l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sul trattamento fiscale da applicare in materia di Imposta di registro ai Decreti ingiuntivi emessi a favore del fideiussore, precedentemente escusso dal creditore, che abbia agito in via di regresso nei confronti del debitore principale, avente ad oggetto delle liti pendenti scaturite dall’impugnazione di alcuni avvisi di liquidazione su atti giudiziari.

La fattispecie delineata riguarda la tassazione con Imposta proporzionale di registro, ai sensi dell’art. 8, comma 1, lett. b), della Tariffa, Parte I, allegata al Tur, dei Decreti ingiuntivi recanti “condanna al pagamento di somme a favore del fideiussore precedentemente escusso dal creditore del rapporto obbligatorio principale, quest’ultimo ricadente in ambito Iva”.

L’Agenzia ha risposto all’istante richiamando la Sentenza della Corte di Cassazione n. 20266 del 9 ottobre 2015, nella quale è stato sancito che il Decreto ingiuntivo ottenuto dal garante escusso dal creditore garantito nei confronti del debitore principale è soggetto a registrazione con aliquota proporzionale al valore della condanna in quanto il garante, a seguito del pagamento, non fa valere corrispettivi o prestazioni soggette all’Iva. Con la Sentenza citata, la Cassazione ha quindi “superato” il parere di Pronunce di tenore contrario depositate nel corso dell’anno 2014.

Nel nuovo orientamento dottrinale si sostiene che l’operazione in oggetto è scindibile in più rapporti, in particolare quello che intercorre tra creditore e debitore principale, tra creditore e garante escusso e tra garante e debitore.

In riferimento al rapporto tra garante e debitore, a seguito dell’escussione della garanzia da parte del creditore, a parere della Corte, “l’affermata unitarietà ed inscindibilità dell’operazione è esclusa dal fatto che il titolo da cui scaturisce il debito principale è del tutto distinto dalla polizza fideiussoria, dalla quale è derivata la prestazione di garanzia, stipulata tra debitore principale e garante in favore del terzo creditore (…)”; come precisato dalla Corte, il contratto di fideiussione stipulato dal fideiussore e dal debitore garantito “ha ad oggetto l’impegno del primo di prestare la garanzia nei confronti del creditore, a fronte, di norma, di una commissione, che ne costituisce il corrispettivo”.

Poiché il pagamento da parte del garante escusso conclude l’esecuzione della polizza fideiussoria e, quindi, l’esaurimento della prestazione di garanzia rilevante, non viene a essere coinvolto il principio di alternatività tra l’Iva, cui è assoggettata la prestazione di garanzia e l’Imposta di registro.

In particolare, secondo i Giudici di legittimità, il fideiussore in fase di richiesta di emissione del Decreto ingiuntivo ai fini dell’ottenimento di quanto versato al creditore, non fa valere il credito da corrispettivo per la prestazione di servizi resa al debitore medesimo (ossia la prestazione di garanzia), ma si limita a esercitare i diritti già “spettanti” al creditore, a seguito del pagamento da lui eseguito.

L’Agenzia delle Entrate conclude sottolineando che trattasi di provvedimento monitorio, recante una “condanna al pagamento di somme o valori”, confermando l’applicazione dell’Imposta proporzionale nella misura del 3%, ai sensi dell’art. 8 della Tariffa, Parte I, senza involgere l’applicazione del principio di alternatività tra Iva e Imposta di registro.


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