Imposta di soggiorno: non si applica se il Comune non è nell’elenco degli Enti a vocazione turistica

Imposta di soggiorno: non si applica se il Comune non è nell’elenco degli Enti a vocazione turistica

Tar Molise – Sentenza 25 luglio 2014, n. 477

Alcune Imprese alberghiere hanno impugnato la Delibera d’istituzione e regolamentazione dell’Imposta di soggiorno istituita dall’art. 4, del Dlgs. n. 23/11, a causa del non inserimento del Comune all’interno delle località turistiche e del mancato rispetto del principio di progressività dell’imposizione.

I Giudici hanno rilevato che la riserva di legge costituisce uno dei principi cardine dell’obbligazione tributaria, posto a garanzia dei diritti del contribuente. Il principio di legalità previsto dall’art. 23 della Costituzione stabilisce che è la legge istitutiva del prelievo tributario che deve disciplinarne gli aspetti fondamentali, individuandone i soggetti passivi, il presupposto e la misura del tributo, attraverso l’indicazione dell’aliquota massima o la fissazione dei criteri idonei a delimitare la discrezionalità dell’Autorità chiamata ad applicare l’imposta.

Per la fattispecie in esame, l’art. 4, comma 1, del Dlgs. n. 23/11, con il quale è stata disciplinata l’Imposta di soggiorno, ha stabilito che “i Comuni capoluogo di Provincia, le Unioni di comuni nonché i Comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d’arte possono istituire, con Deliberazione del Consiglio, un’Imposta di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive situate sul proprio territorio, da applicare, secondo criteri di gradualità in proporzione al prezzo, sino a 5 Euro per notte di soggiorno. Il relativo gettito è destinato a finanziare interventi in materia di turismo, ivi compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonché interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, nonché dei relativi servizi pubblici locali”.

Sulla base della disposizione appena citata, il fatto suscettibile di valutazione economica ai fini dell’applicazione dell’Imposta di soggiorno è connesso a una spesa, quella turistica, non avente carattere d’indispensabilità e che costituisce espressione di una manifestazione non meramente fittizia di ricchezza, che trova la propria giustificazione nel fatto che i soggetti non residenti nel territorio comunale partecipino ai costi pubblici determinati dalla fruizione del patrimonio culturale e ambientale. Ne consegue che, anche per ragioni di rispetto delle prescrizioni costituzionali, riveste carattere fondamentale l’accertamento dell’effettiva vocazione turistica del Comune nel quale si intende istituire l’Imposta di soggiorno. L’art. 4, del Dlgs. n. 23/11, ha rimesso all’esclusivo scrutinio della Regione (con l’eccezione delle Unioni di Comuni e dei capoluoghi di Provincia per i quali vige una sorta di presunzione di legge) l’individuazione dei Comuni caratterizzati da vocazione turistica al fine di conservare la corrispondenza tra carattere prevalentemente turistico del soggiorno dei non residenti e imposizione tributaria.

L’attribuzione alla Regione del compito di predisporre gli elenchi dei Comuni abilitati ad imporre l’Imposta di soggiorno, rientra nell’ambito della legislazione concorrente, la quale assegna alla Regione il coordinamento del sistema tributario.

Nel caso in oggetto, il citato coordinamento si realizza attraverso la predisposizione degli elenchi previsti dal citato art. 4, del Dlgs. n. 23/11, con i quali la Regione decide quali siano i Comuni che, per vocazione turistica, possono istituire l’Imposta di soggiorno. Deve perciò escludersi che la valutazione della vocazione turistica di un Comune possa essere fatta dall’Ente stesso sulla base di indici ritenuti significativi (affluenza negli alberghi, presenza nel Comune dell’Azienda autonoma di soggiorno e turismo nonché della Facoltà di Scienze turistiche).

In conclusione, l’Imposta di soggiorno non può essere istituita nei Comuni che non sono inclusi nell’apposito elenco degli Enti a vocazione turistica redatto dalla Regione competente.

di Carolina Vallini


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