Imposta di registro: il regime cui assoggettare l’assegnazione di un’Azienda ai soci o la cessione, comprendente o meno anche immobili

Imposta di registro: il regime cui assoggettare l’assegnazione di un’Azienda ai soci o la cessione, comprendente o meno anche immobili

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 142 del 28 dicembre 2018, ha fornito chiarimenti in ordine al regime fiscale, ai fini dell’Imposta di registro e delle Imposte dirette, cui assoggettare l’assegnazione/cessione di infrastrutture idriche.

Riportiamo di seguito le risposte ad alcune questioni prospettate, di maggior interesse per gli Enti Locali, soggetti che, come noto, sono esclusi soggettivamente da Ires ai sensi dell’art. 74, comma 1, del Tuir.

Quesito n. 1

In relazione alla prima questione prospettata dalla Società istante, l’Agenzia ha ricordato che l’art. 2555 del Codice civile qualifica l’azienda come “il complesso dei beni organizzato dell’imprenditore per l’esercizio dell’impresa”. Con riferimento alla nozione di “azienda”, l’Amministrazione finanziaria ha avuto modo di chiarire che la stessa deve essere intesa in senso ampio, comprensiva anche delle cessioni di complessi aziendali relativi a singoli rami d’azienda. Va precisato comunque che la cessione deve riguardare l’azienda o il complesso aziendale nel suo insieme, quindi quale “universitas” di beni materiali, immateriali e di rapporti giuridico-economici suscettibili di consentire l’esercizio dell’attività di impresa e non i singoli beni che compongono l’azienda stessa (tra le altre, Circolare Entrate n. 320/E del 1997).

Nel caso di specie, l’assegnazione che una Società intende effettuare a favore di uno soltanto dei Comuni soci comprende: le reti idriche, i terreni su cui sorgono i campi pozzi, i fabbricati che compongono il campo pozzi, la sede sociale e il residuo dei mutui contratti per la costruzione delle medesime reti idriche. Si tratta di un complesso di beni organizzati al fine di consentire l’attività di gestione del servizio idrico integrato, il cui nucleo fondante e qualificante si ritiene risieda proprio nella rete idrica, costruita in parte dalla Società. In altre parole tale infrastruttura, per la sua peculiarità, costituisce l’elemento necessario per mezzo del quale è possibile esercitare l’attività di gestione del servizio idrico. Pertanto, a parere della scrivente, l’assegnazione in esame è qualificabile come assegnazione di azienda e non di singoli asset.

Come precisato nella Circolare n. 18/E del 2013, l’atto con cui viene deliberata l’assegnazione dell’azienda ai soci è assoggettato all’Imposta fissa di registro a norma dell’art. 4, lett. d), n. 2) e lett. a), n. 3), della Tariffa, Parte Prima, del Dpr. n. 131/86. Ciò anche in presenza di beni immobili, purché gli stessi facciano parte del complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa ai sensi dell’art. 2555 del Codice civile (cfr. Risoluzione Entrate n. 99/E del 2001, e Risoluzione Entrate n. 47/E del 2006).

L’Imposta catastale si applica nella misura dell’1% sul valore degli immobili compresi nell’azienda, ai sensi degli artt. 2, comma 2, e 10 del Dlgs. n. 347/90 (cfr. Circolare Entrate n. 18/E del 2013 par. 6.36, Circolare Entrate n. 25/E del 2005 e Risoluzione Entrate n. 47E del 2006).

Riguardo all’Imposta ipotecaria, dal momento che l’assegnazione in questione avviene a favore di uno dei Comuni soci, è applicabile nella misura fissa di Euro 200,00, come previsto dall’art. 2 della Tariffa allegata al citato Dlgs. n. 347/1990, con riferimento alla trascrizione di atti a titolo oneroso a favore di Comuni.

Quesito n. 3

In alternativa all’assegnazione ai Comuni soci, o meglio ad uno solo dei Comuni soci, l’istante riferisce di voler porre in essere una cessione di infrastrutture idriche ad un nuovo gestore.  La cessione prospettata avrebbe ad oggetto i medesimi beni di cui all’operazione di assegnazione, di cui al quesito n. 1, con la sola eccezione di mutui residui.

Per quanto detto in precedenza, anche tale operazione è stata ritenuta dall’Agenzia delle Entrate qualificabile come cessione d’azienda e non come cessione di beni.

Quesito n. 3.1

Non rientrando tra le cessioni di beni, la cessione di azienda o di ramo d’azienda non è soggetta ad Iva in base alle disposizioni dell’art. 2, comma 3, lett. b), del Dpr. n. 633/1972.

Tale operazione è soggetta all’Imposta proporzionale di registro secondo quanto previsto dall’art. 2 della Tariffa, Parte Prima, allegata al Tur, con l’aliquota 3% nell’ipotesi in cui nel compendio aziendale non figurino immobili. Nel caso in cui invece siano presenti degli immobili nel compendio aziendale, l’Imposta di registro viene applicata secondo il meccanismo di cui all’art. 23, comma 1 del Dpr. n. 131/1986, che prevede che gli atti aventi ad oggetto beni tassabili con aliquote diverse sono imponibili per l’intero valore con l’aliquota più elevata, a meno che le parti non abbiano indicato nell’atto corrispettivi distinti per i singoli beni.

Ai sensi dell’art. 23, comma 4, del Tur, le passività vanno imputate ai diversi beni sia mobili sia immobili in proporzione del loro rispettivo valore, ai soli fini dell’Imposta di registro e non per le Imposte ipotecarie e catastali.

In base al combinato disposto degli artt. 43 e 51 del Dpr. n. 131/1986, la base imponibile ai fini dell’Imposta di registro è data dal valore dei beni o dei diritti alla data dell’atto ovvero “… quello dichiarato dalle parti nell’atto e, in mancanza o se superiore, il corrispettivo pattuito”. Per completezza, si evidenzia che, ai sensi del comma 2 del citato art. 51, per gli atti aventi per oggetto trasferimenti di beni immobili o diritti reali immobiliari e aziende o diritti reali su di esse per valore dei beni o dei diritti si intende il valore venale in comune commercio e per tali atti gli Uffici dell’Agenzia delle Entrate possono procedere alla rettifica dei valori dichiarati dalle parti.


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