Incarichi dirigenziali: assoluzione di un Sindaco per attribuzioni in assenza di requisiti obbligatori

Incarichi dirigenziali: assoluzione di un Sindaco per attribuzioni in assenza di requisiti obbligatori

Corte dei conti, Sezione Terza giurisdizionale centrale di Appello, Sentenza n. 411 del 20 settembre 2021

di Antonio Tirelli

Oggetto:

Assoluzione di un Sindaco accusato di aver attribuito un incarico dirigenziale di facente funzione del Settore “Gestione economica” in assenza dell’obbligatorio requisito della Laurea: modifica della Sentenza di condanna emessa dalla Sezione territoriale per la Campania n. 136/2020.

Fatto:

Nel luglio 2013 il Sindaco di questo importante Comune (capoluogo di Provincia) nomina provvisoriamente, quale Responsabile del Servizio “Finanziario”, un Dirigente (categoria “D”), in servizio presso lo stesso Servizio. Il motivo di tale decisione è che il titolare del Servizio “Finanziario” era stato sospeso dal servizio a seguito di una denuncia penale e che il Comune doveva applicare la normativa relativa al “Pre-dissesto” cui l’Ente era sottoposto a causa dell’accesso al predisposto “Piano di riequilibrio economico–finanziario”. Inoltre, risulta che il Comune aveva intrapreso, senza risultato, la procedura di reclutamento, mediante mobilità. Il Dirigente nominato, pur possedendo un ampio curriculum professionale, era privo del Diploma di laurea. L’incarico disposto dal Sindaco era proseguito fino al maggio 2015, data in cui il Ragioniere incaricato aveva conseguito la Laurea.

La Procura territoriale, nell’ottobre 2018, cita in giudizio il Sindaco, per un danno di circa Euro 32.000, quale ammontare delle differenze stipendiali “calcolate sottraendo il trattamento economico spettante al detto dipendente, quale Funzionario di categoria ‘D’ da quello corrispostogli per la funzione dirigenziale svolta, per il periodo considerato”. L’Ufficio della Procura contabile “ha reputato insuperabile la causa d’illegittimità del conferimento di incarico dirigenziale al dipendente la mancanza del possesso di idoneo titolo di studio, il Diploma di laurea, pur considerando le plurime e rilevanti problematiche affrontate dall’Ente nell’arco temporale in esame (l’improrogabile necessità di supplire ad assenze dirigenziali in Settori nevralgici, in uno con la delicata situazione finanziaria in atto, tale da sottomettere a rigorosa disciplina le svolgimento delle procedure concorsuali finalizzate alla copertura del posto dirigenziale in questione), per quanto statuito dal quadro normativo di riferimento e dalla giurisprudenza contabile”. La difesa del Sindaco afferma che “le somma erogate a titolo di differenze stipendiali tra il trattamento economico della Categoria ‘D’ e quello dirigenziale, non possono considerarsi fonte di danno erariale, essendo corrispettivo per i vantaggi che l’attività svolta dal Dirigente interessato ha procurato all’Ente, delle cui prestazioni lavorative si è comunque pienamente avvalso; non sussiste neppure, in fattispecie l’elemento soggettivo dell’illecito, né sotto forma di dolo contrattuale, né con i tratti della colpa grave, in considerazione dell’urgenza e del momento di particolare difficoltà in cui è stata assunta la decisione, nonché delle caratteristiche e dell’esperienza professionale specifiche vantate dal dipendente incaricato. I Giudici territoriali (Sentenza n. 136/2020) ravvisano “la connotazione gravemente colposa” dell’operato del Sindaco; applicando il potere riduttivo, lo condannano per un danno di Euro 25.000.

L’interessato presenta appello, che viene accolto, con liquidazione, a carico del Comune, delle spese di difesa, per l’importo di Euro 1.500.

Sintesi della Sentenza:

La difesa del Sindaco evidenzia che “la Corte territoriale si sarebbe soffermata unicamente sulla mancanza del requisito del Diploma di laurea, ignorando la situazione emergenziale verificatasi nel Comune e, in particolare, l’assenza del Responsabile del Servizio ‘Finanziario’, agli arresti domiciliari per una vicenda penale e sospeso dal servizio; per di più, all’epoca, il Comune aveva redatto un ‘Piano di riequilibrio finanziario pluriennale’, con necessità che il soggetto chiamato a sostituire il Dirigente sospeso avrebbe dovuto essere già a conoscenza del ‘Piano’, pertanto si era individuato il Rag. P. che era stato l’autore materiale dello stesso. L’assegnazione del suddetto sarebbe poi avvenuta in via temporanea, per il tempo necessario all’approvazione della nuova struttura organizzativa e dell’espletamento delle procedure per dare copertura alle posizioni dirigenziali rimaste prive del titolare. Il Regolamento degli Uffici e dei Servizi del Comune, all’art. 56, prevedeva espressamente – nel caso di assenza o impedimento di un Dirigente – la possibilità di conferire la reggenza anche a Funzionari di Categoria ‘D’, appartenenti al medesimo settore. L’istituto della reggenza peraltro non richiedeva il requisito del conseguimento del Diploma di laurea avendo un carattere eccezionale”.Sottolinea inoltre che la Sentenza impugnata “non avrebbe motivato in punto di inadeguatezza della prestazione svolta dal Rag. P., tenuto conto del fatto che nei suoi confronti non erano stati riscontrati disservizi o errori e che il ricorso a professionalità esterne avrebbe comportato costi ben maggiori”.

I Giudici sottolineano che, “come fatto presente dalla difesa di parte nel terzo motivo dell’atto introduttivo del giudizio in trattazione (nel quale si ripropongono le censure già esposte in primo grado e non accolte dalla Sentenza impugnata) ai fini della sussistenza di un danno patrimoniale e della conseguente responsabilità deve aversi riguardo non solo alla illegittimità dell’atto (o degli atti), ma al fatto che dalla loro esecuzione si sia o meno realizzato un ingiustificato nocumento al patrimonio dell’Ente pubblico. In relazione alla fattispecie in esame non risulta provato alcun danno per il Comune in conseguenza dell’esecuzione del provvedimento in questione poiché vi è stata comunque una corrispondenza sinallagmatica fra l’erogazione dei compensi e la prestazione resa dal Rag. P., già titolare di Posizione organizzativa (Categoria ‘D’, Istruttore direttivo) nel medesimo Settore ‘Finanze’ di cui fu poi investito della dirigenza. Non può sul punto convenirsi con l’affermazione contenuta nella Sentenza impugnata e ribadita dalla parte pubblica nelle sue conclusioni scritte, secondo cui sarebbe dimostrata ipso iure l’inidoneità della prestazione resa dal dipendente senza titolo non potendo ritenere ‘pieno’ il risultato da questi ottenuto. Al contrario, dagli atti di causa si ricava che il P. svolse diligentemente le proprie mansioni non soltanto perché non risultano allegati inadempimenti o disservizi, ma anche per essere egli in possesso di professionalità indubitabilmente collegata alla materia economico-finanziaria (come si ricava dall’esame del curriculum ove risultano seminari e master su bilancio e contabilità pubblica). Ma vieppiù appare dirimente il fatto che, allo scadere dell’incarico biennale fu disposta una selezione interna per l’attribuzione della titolarità del Settore e, su 7 candidati, la dirigenza venne nuovamente attribuita al medesimo dipendente che, laureatosi nel frattempo, evidentemente aveva dato buona prova di capacità professionale nel periodo di svolgimento di tali specifiche mansioni. Senza contare poi che, qualora l’Ente avesse provveduto ad incaricare un Dirigente esterno, avrebbe certamente subìto un esborso di denaro di gran lunga maggiore rispetto alle semplici differenze stipendiali”.

I Giudici concludono “che nel caso di specie, considerata l’urgenza di provvedere alla sostituzione immediata del Dirigente del Settore finanziario (atteso il fatto che l’Ente aveva appena adottato un ‘Piano di riequilibrio’ e versava quindi in difficile situazione) nel comportamento del Sindaco non sia ravvisabile alcuna grave negligenza o abnorme trascuratezza dei doveri d’ufficio ai fini della affermazione della sua responsabilità amministrativa, essendosi limitato a conferire incarico di reggente al Rag. P., figura più alta in grado nello specifico Ufficio, soggetto che aveva piena conoscenza della materia e della specifica, problematica situazione. Ciò, tenuto anche conto che l’art. 56 del Regolamento del Comune, sia pure con norma di dubbia legittimità per effetto delle successive modifiche legislative, consentiva la reggenza ai Funzionari esperti della Categoria ‘D’ (Categoria peraltro superiore alla qualifica di Funzionario) appartenenti al medesimo Settore, quale quella rivestita dall’incaricato”.

Commento:

I Giudici di appello giudicano che l’incarico “sostanzialmente” non ha creato danni al Comune, rispetto alla “forma” contestata dalla Procura contabile. Il Comune è in difficoltà, il Sindaco affida la responsabilità del Servizio “Finanziario” ad un Dirigente (Categoria “D”), molto preparato e competente, ma privo di Laurea (si presume che fosse iscritto all’Università, perché meno di 2 anni dopo aver avuto l’incarico il Dirigente si è laureato); anzi, è il Dirigente che ha redatto il “Piano di riequilibrio finanziario”, approvato dal Comune (“Pre-dissesto”). C’è inoltre il Regolamento degli Uffici e dei Servizi che preve espressamente la possibilità della “reggenza” a Dirigenti (Categoria “D”), appartenenti al medesimo Settore.

È sicuramente appagante l’affermazione dei Giudici “che il dipendente svolge diligentemente le proprie mansioni.


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