Corte di Cassazione, Sentenza n. 13948 del 20 maggio 2024
L’Agenzia delle Entrate aveva emesso un’Ordinanza ingiunzione di 33.948 Euro contro i ricorrenti, accusandoli di aver affidato un incarico di Coordinatore per la sicurezza a un dipendente di un Comune senza informare l’Amministrazione di appartenenza e senza ottenere l’autorizzazione necessaria. I ricorrenti sostenevano di non essere colpevoli, poiché il dipendente aveva una Partita Iva, il che faceva presumere che non fosse un dipendente pubblico, ed emetteva fatture con ritenute d’acconto regolarmente dichiarate. La Suprema Corte ha affermato che l’Amministrazione pubblica doveva solo dimostrare che l’azione era stata compiuta consapevolmente, mentre i trasgressori dovevano provare che l’errore era incolpevole. I Giudici di legittimità hanno giudicato insufficiente la prova della Partita Iva e delle ritenute d’acconto per escludere la violazione, sostenendo che i ricorrenti avrebbero dovuto richiedere una certificazione adeguata per verificare se il dipendente fosse un dipendente pubblico. La Suprema Corte ha sottolineato che ogni volta che viene conferito un incarico retribuito a un dipendente pubblico, l’Amministrazione deve verificare in anticipo eventuali conflitti di interesse, anche solo potenziali, per garantire il rispetto dell’obbligo di esclusività, fondamentale per il buon funzionamento, l’imparzialità e la trasparenza dell’amministrazione. Pertanto, sia il privato che assegna l’incarico, sia il dipendente pubblico, anche se lavora a tempo parziale, sono tenuti a informare il datore di lavoro dell’incarico, affinché l’Ente possa autorizzarlo dopo aver verificato l’assenza di conflitti di interesse con l’attività lavorativa del dipendente.


