Incarichi gratuiti ai pensionati: le condizioni per il riconoscimento dei rimborsi spese

Incarichi gratuiti ai pensionati: le condizioni per il riconoscimento dei rimborsi spese

Il Dipartimento Funzione pubblica, con il Parere Dfp-0011681-P-22/02/2021, ha fornito alcuni chiarimenti in merito alla delicata questione dei rimborsi delle spese per gli incarichi gratuiti conferiti a soggetti in quiescenza, al fine di assicurare un’omogenea applicazione dell’istituto, mosso anche dal presumibile maggior ricorso alla ricerca di tali forme di collaborazione, determinata dalla situazione di emergenza che di fatto ha fortemente rallentato le nuove assunzioni.

Nella fattispecie posta all’attenzione della Funzione pubblica, un’Amministrazione provinciale che ha conferito un incarico gratuito a un soggetto in quiescenza ha posto alcuni quesiti sulle modalità di rimborso spese da riconoscere all’incaricato con riferimento, in particolare, alle spese sostenute, debitamente documentate e rendicontate, per i trasferimenti dal proprio domicilio alla sede dell’Ente e viceversa e alla possibilità di riconoscere i rimborsi per le eventuali missioni autorizzate per conto dell’Ente.

Come noto, la disposizione contenuta nel comma 9 del citato art. 5, nell’imporre il divieto di remunerazione per le cariche e gli incarichi individuati dalla norma da parte di soggetti in quiescenza, consente l’espletamento di tali incarichi o cariche a titolo gratuito, con il limite della durata annuale solo per quelli dirigenziali e direttivi. Secondo la Funzione pubblica, la soluzione ai quesiti posti deve essere ricercata all’interno di detta disposizione, laddove stabilisce che “devono essere rendicontati eventuali rimborsi di spese, corrisposti nei limiti fissati dall’Organo competente dell’Amministrazione interessata”. Il tenore letterale della disposizione consente quindi alle Amministrazioni interessate di corrispondere i rimborsi spese in argomento, purché nel rispetto di due specifiche condizioni.

La prima attiene al limite dell’importo rimborsabile, per la cui determinazione la norma rinvia ad ogni singola Amministrazione – sulla base di proprie valutazioni, ferma restando la compatibilità con i vincoli già previsti dalla normativa vigente in materia di contenimento della spesa pubblica – la determinazione dei limiti e dei criteri di eleggibilità delle spese, sia in relazione alle singole voci ammissibili a rimborso che ai criteri a esse riferiti, restando esclusa la possibilità di attribuire rimborsi forfettari.

La seconda condizione è riferita alla necessità che questi rimborsi siano rendicontati e quindi supportati dai relativi documenti attestanti gli importi e le circostanze in relazione alle quali si è determinata la spesa.

Ciò posto, per il rimborso delle spese relative allo spostamento del soggetto incaricato dal proprio domicilio alla sede dell’ente, l’Amministrazione dovrà valutare se prevedere questa tipologia di spesa come rimborsabile e i limiti entro cui possa avvenire il rimborso, anche in relazione alla frequenza con la quale gli spostamenti si verificano, all’effettiva distanza percorsa nonché alla possibilità di accedere prioritariamente ai mezzi di trasporto pubblico.

Per quanto riguarda l’espletamento di missioni, non sussistono preclusioni per il riconoscimento dei rimborsi per eventuali spese, purché siano preventivamente autorizzate, siano riferite ad attività effettuate per conto dell’ente e ci si attenga puntualmente al mandato dell’incarico. In ogni caso – conclude il Parere – compete sempre all’Amministrazione, in autonomia e nell’esercizio delle proprie funzioni, la decisione da assumere in ordine alle modalità applicative delle norme interpretate.

La nota è stata inviata per conoscenza anche alla Ragioneria generale dello Stato, per acquisire il proprio orientamento sulla specifica problematica.

di Alessio Tavanti


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