Indebito arricchimento indiretto: azionabile in via residuale

Indebito arricchimento indiretto: azionabile in via residuale

Nella Sentenza n. 21985 del 3 settembre 2019 della Corte di Cassazione, un Professionista propone ricorso nei confronti di un Comune allo scopo di ottenere il compenso per l’attività di progettazione svolta in ordine alla riqualificazione di una piazza del Comune in questione in seguito ad un incarico conferito, non dall’Ente Locale ma dall’Impresa affidataria dell’intervento. La Suprema Corte, richiamando la giurisprudenza consolidata, ha ricordato che “l’azione di ingiustificato arricchimento di cui all’art. 2041 del Cc. può essere proposta solo quando ricorrano 2 presupposti: a) la mancanza di qualsiasi altro rimedio giudiziale in favore dell’impoverito; b) la unicità del fatto causativo dell’impoverimento, sussistente quando la prestazione resa dall’impoverito sia andata a vantaggio dell’arricchito, con conseguente esclusione dei casi di cosiddetto arricchimento indiretto, nei quali esso è realizzato da persona diversa rispetto a quella cui era destinata la prestazione”.

Ciò posto, i Giudici di legittimità, con riferimento a fattispecie analoghe, rammentano che, “avendo l’azione di ingiustificato arricchimento uno scopo di equità, il suo esercizio deve ammettersi anche nel caso di arricchimento indiretto nei soli casi in cui lo stesso sia stato realizzato dalla Pubblica Amministrazione, in conseguenza della prestazione resa ad un Ente Pubblico, ovvero sia stato conseguito dal terzo a titolo gratuito”. Tale principio tuttavia non può comunque prescindere dalla regola generale di residualità dell’azione in esame, assente nel caso di specie, in cui la ricorrente avrebbe correttamente potuto far valere nei confronti della Società sua committente tutte le possibili azioni contrattuali previste dalla legge.


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