Invio telematico delle Dichiarazioni fiscali da parte di Intermediari: un chiarimento sui presupposti per ottenere l’abilitazione

Invio telematico delle Dichiarazioni fiscali da parte di Intermediari: un chiarimento sui presupposti per ottenere l’abilitazione

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta n. 79 del 7 febbraio 2022, ha fornito chiarimenti in ordine ai presupposti per ottenere l’abilitazione alla trasmissione telematica delle Dichiarazioni fiscali, ai sensi dell’art. 3, comma 3, del Dpr. n. 322/1998.

Tale norma prevede che, “ai soli fini della presentazione delle Dichiarazioni in via telematica mediante il Servizio telematico Entratel, si considerano soggetti incaricati della trasmissione delle stesse: 

a) gli iscritti negli Albi dei Dottori commercialisti, dei Ragionieri e dei Periti commerciali e dei Consulenti del lavoro; 

b) i soggetti iscritti alla data del 30 settembre 1993 nei ruoli di Periti ed Esperti tenuti dalle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura per la subcategoria ‘Tributi’, in possesso di Diploma di Laurea in Giurisprudenza o in Economia e Commercio o equipollenti o Diploma di Ragioneria; 

c) le Associazioni sindacali di categoria tra imprenditori indicate nell’art. 32, comma 1, lett. a), b) e c), del Dlgs. n. 241/1997, nonché quelle che associano soggetti appartenenti a minoranze etnico-linguistiche; 

d) i Centri di assistenza fiscale per le imprese e per i lavoratori dipendenti e pensionati; 

e) gli altri incaricati individuati con Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze”. 

Tra gli “altri incaricati individuati con Decreto”, cui fa riferimento la lett. e) sopra citata, il Legislatore ha incluso: 

1. le Associazioni e le Società semplici costituite fra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni in cui almeno la metà degli associati o dei soci è costituita da soggetti indicati dall’art. 3, comma 3, lett. a) e b), del succitato Dpr. n. 322/1998 (cfr. Dm. 18 febbraio 1999); 

2. le Società commerciali di servizi contabili, a condizione che la maggioranza del capitale sociale sia posseduto dai soggetti indicati al predetto art. 3, comma 3, lett. a) e b), del Dpr. n. 322/1998 (cfr. Dm. 18 febbraio 1999); 

3. le Società tra Professionisti (Stp) di cui all’art. 10 della Legge n. 183/2011; 

4. le “Associazioni tra Avvocati” e le “Società tra Avvocati”, di cui agli artt. 4 e 4-bis della Legge n. 247/2012 (cfr. Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate 9 marzo 2020, Prot. n. 118737/2020); 

5. coloro “che esercitano abitualmente l’attività di consulenza fiscale” (cfr. Dm. 19 aprile 2001). 

In ogni caso, il soggetto che chiede l’abilitazione alla trasmissione telematica delle Dichiarazioni fiscali deve essere in possesso della Partita Iva (cfr. Circolare n. 28/E del 2014). 

Gli incaricati della trasmissione telematica delle Dichiarazioni indicati alle lett. a) e b) dell’art. 3, comma 3, del Dpr. n. 322/1998, inoltre, possono essere autorizzati – previa apposita richiesta – a rilasciare il “visto di conformità” dei dati delle Dichiarazioni predisposte dagli stessi, ovvero, direttamente dal contribuente interessato, o anche da una Società di servizi, a condizione che la maggioranza del capitale di quest’ultima sia posseduta da uno o più Professionisti, e sempre che le Dichiarazioni siano predisposte (e le scritture contabili tenute) sotto il controllo e la responsabilità del Professionista (cfr. art. 35, comma 3, del Dlgs. n. 241/1997 e art. 23 del Decreto Mef n. 164/1999). 

L’art. 23 del citato Decreto n. 164/1999 precisa infatti che “i Professionisti rilasciano il ‘visto di conformità’ se hanno predisposto le Dichiarazioni e tenuto le relative scritture contabili. Le Dichiarazioni e le scritture contabili si intendono predisposte e tenute dal Professionista anche quando sono predisposte e tenute direttamente dallo stesso contribuente o da una Società di servizi di cui uno o più Professionisti posseggono la maggioranza assoluta del capitale sociale, a condizione che tali attività siano effettuate sotto il diretto controllo e la responsabilità dello stesso Professionista”. 

Come già precisato, per essere autorizzato al rilascio del “visto di conformità”, il Professionista deve inviare un’apposita comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate (alla quale dovrà allegare una copia della polizza assicurativa). L’Agenzia, verificata la sussistenza dei requisiti prescritti, iscrive il richiedente nell’apposito Elenco dei Professionisti abilitati al rilascio del “visto di conformità” (cfr. Circolari n. 21/E del 2009 e n. 57/E del 2009). 

Con la Risoluzione n. 99/E del 2019 è stato espressamente precisato “l’obbligo di identità soggettiva tra chi appone il ‘visto di conformità’ e chi predispone e trasmette la Dichiarazione”. 

Premesso tutto quanto sopra, nel caso di specie, per quanto concerne la diretta abilitazione al Servizio telematico Entratel, occorre verificare se chi la richiede (l’istante è una Società di consulenza) possa rientrare tra gli “altri incaricati individuati con Decreto”, di cui alla successiva lett. e), tra cui il citato Dm. 19 aprile 2001 include anche coloro “che esercitano abitualmente l’attività di consulenza fiscale”. 

Al riguardo, la Società istante riferisce che la sua attività principale è quella di consulenza aziendale, riconducibile al Codice Ateco 702209, mentre l’attività di “Elaborazione dati contabili” (Codice Ateco 631111) – già di per sé accessoria all’attività di consulenza fiscale – sembra sia svolta solo in via secondaria. Ne deriva che l’istante potrà ottenere l’abilitazione al Servizio Entratel – ai soli fini dell’invio telematico delle Dichiarazioni – solo se l’attività di consulenza fiscale, che il “Servizio contabile” reso postula, sia effettivamente svolta con “l’abitualità” prescritta dalla normativa citata, requisito che tuttavia non può essere verificato in sede di Interpello. 

Per quanto concerne la richiesta della Società istante di abilitare al Servizio Entratel il proprio Amministratore unico per procedere alla trasmissione telematica delle Dichiarazioni fiscali, l’Agenzia ha verificato presso le proprie banche dati che l’Amministratore unico e legale rappresentante della Società non è in possesso di apposita autonoma Partita Iva e, conseguentemente, non rientra tra i soggetti di cui alle lett. a) e b) dell’art. 3, comma 3, del Dpr. n. 322/1998. In mancanza di detti presupposti quest’ultimo non può, dunque, chiedere l’abilitazione al Servizio Entratel, a nulla rilevando che gli sia corrisposta una retribuzione periodica, come ordinariamente previsto nei rapporti di lavoro dipendente.


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