Irap: le Regioni non possono modificare l’aliquota dell’8,5% prevista per il “metodo retributivo” adottato dalle Amministrazioni pubbliche

Irap: le Regioni non possono modificare l’aliquota dell’8,5% prevista per il “metodo retributivo” adottato dalle Amministrazioni pubbliche

Con la Risoluzione n. 1/DF del 17 febbraio 2021, il Dipartimento delle Finanze ha chiarito che le Regioni non possono modificare l’aliquota Irap dell’8,5% prevista per il “metodo retributivo” adottato dalle Amministrazioni pubbliche in base all’art. 10-bis, comma 1, del Dlgs. n. 446/1997.

Il dubbio è sorto a seguito del Comunicato-stampa dell’Agenzia delle Entrate 1° luglio 2020, che riportava la maggiorazione dello 0,15% dell’aliquota Irap, con riferimento alle Regioni Calabria e Molise.

Al riguardo, il Dipartimento ha chiarito che, al fine di offrire un corretto inquadramento della fattispecie in questione, occorre prendere le mosse dall’esame delle norme che disciplinano il Tributo e ripercorrere poi l’evoluzione normativa che ha interessato i cosiddetti “automatismi fiscali”, che comportano l’automatica applicazione nella misura massima prevista dalle norme vigenti dell’Addizionale regionale Irpef e delle maggiorazioni dell’aliquota dell’Irap.

E’ necessario innanzitutto rilevare che le aliquote dell’Irap sono individuate dall’art. 16 del citato Dlgs. n. 446/1997, che al comma 1 dispone che l’Imposta è determinata applicando al valore della produzione netta l’aliquota ordinaria – attualmente pari al 3,9% – “salvo quanto previsto dal comma 2…”, che fissa l’aliquota per le Amministrazioni pubbliche nella misura dell’8,5%. Altre misure di aliquota, dettate per specifiche fattispecie, sono infine stabilite dal comma 1-bis dell’art. 16 in esame.

La manovrabilità in aumento delle aliquote è disciplinata dal comma 3 dello stesso art. 16, che consente alle Regioni ed alle Province autonome di variare fino ad un massimo di 0,92 punti percentuali le sole aliquote “di cui al comma 1 e 1-bis”, eventualmente differenziandole per settori di attività e per categorie di soggetti passivi.

Il chiaro tenore letterale del comma 3 dell’art. 16 rende evidente che agli Enti impositori non è consentito incrementare l’aliquota “speciale” di cui al comma 2 stabilita per le Amministrazioni pubbliche, che quindi, a differenza delle altre aliquote, non può essere soggetta a variazioni.

Sul punto, sia pure con riferimento a diverse tipologie di aliquota che per alcune annualità sono state considerate “speciali”, la Corte Costituzionale, con le Sentenze n. 357 del 2010 e n. 128 del 28 maggio 2019, ha chiarito che la facoltà di variazione dell’aliquota Irap è riferibile alla sola aliquota di cui al comma 1 dell’art. 16 del Dlgs. n. 446/1997 e non anche alle aliquote speciali. La Corte inoltre non ha mancato di sottolineare che, secondo la costante giurisprudenza costituzionale, la disciplina del Tributo in esame rientra nella potestà legislativa esclusiva dello Stato, ai sensi dell’art. 117, comma 2, lett. e), della Costituzione, per cui la potestà legislativa attribuita alle Regioni deve essere esercitata nei limiti fissati dal legislatore statale. L’Irap infatti deve essere annoverata tra i Tributi propri derivati, di cui all’art. 8, comma 3, del Dlgs. n. 68/2011, e cioè tra i Tributi “istituiti e regolati da leggi statali, il cui gettito è attribuito alle Regioni”, come specifica l’art. 7, comma 1, lett. b), n. 1), della Legge n. 42/2009. Tale assetto è stato confermato anche dall’art. 5, comma 1, dello stesso Dlgs. n. 68/2011 che, nello stabilire che ciascuna Regione a Statuto ordinario può, con propria legge, ridurre le aliquote dell’Irap fino ad azzerarle e disporre deduzioni dalla base imponibile, nel rispetto della normativa dell’Unione Europea e degli orientamenti giurisprudenziali della Corte di giustizia dell’Unione europea, stabilisce infine che “resta in ogni caso fermo il potere di variazione dell’aliquota di cui all’art. 16, comma 3, del Dlgs. n. 446/1997”.

Il riconosciuto carattere “speciale” dell’aliquota per le Amministrazioni pubbliche acquista un particolare significato quando si passa ad affrontare la problematica degli aumenti dell’aliquota Irap determinati dai cosiddetti “automatismi fiscali”, che sono peraltro espressamente richiamati dal comma 4 del citato art. 5 del Dlgs. n. 68/2011, nel quale si ribadisce che “restano fermi gli automatismi fiscali previsti dalla vigente legislazione nel Settore sanitario nei casi di squilibrio economico, nonché le disposizioni in materia di applicazione di incrementi delle aliquote fiscali per le Regioni sottoposte ai Piani di rientro dai deficit sanitari”.

Sul punto, il Dipartimento ha fatto presente che al momento in cui non siano stati tempestivamente adottati da parte della Regione interessata i provvedimenti necessari per la copertura del disavanzo di gestione nel Settore sanitario, in base all’art. 1, comma 174, della Legge n. 311/2004, si applicano “nella misura massima prevista dalla vigente normativa l’Addizionale all’Imposta sul reddito delle persone fisiche e le maggiorazioni dell’aliquota dell’Imposta regionale sulle attività produttive”, con la conseguenza che “i contribuenti liquidano e versano gli acconti d’imposta dovuti nel medesimo anno sulla base della misura massima dell’Addizionale e delle maggiorazioni d’aliquota di tali Imposte”.

Il tenore letterale della norma, che fa espressamente riferimento all’applicazione delle “maggiorazioni” dell’aliquota Irap nella misura massima prevista dalla normativa vigente, induce a ritenere che siano suscettibili di incremento automatico esclusivamente quelle aliquote che, ai sensi dell’art. 16 del Dlgs. n. 446/1997, possono essere maggiorate.

Appare evidente che l’aliquota dell’8,5% per le Amministrazioni pubbliche, non potendo per sua natura essere incrementata, rimane esclusa dall’applicazione degli automatismi fiscali.

Alle stesse conclusioni si perviene nelle altre ipotesi disciplinate dalle norme in materia, come ad esempio, nel caso in cui le Regioni abbiano sottoscritto un Accordo con lo Stato contenente un Piano di rientro dai deficit sanitari, per le quali l’art. 2, comma 80, della Legge n. 191/2009, stabilisce che “resta fermo l’obbligo del mantenimento, per l’intera durata del Piano, delle maggiorazioni dell’aliquota dell’Imposta regionale sulle attività produttive e dell’Addizionale regionale all’Irpef ove scattate automaticamente ai sensi dell’art. 1, comma 174, della Legge n. 311/2004”.

Un altro caso è quello in cui per le Regioni sottoposte ai Piani di rientro dai deficit sanitari, in sede di verifica annuale, sia stato accertato, dal Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti e dal Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza, il mancato raggiungimento degli obiettivi del Piano, con conseguente determinazione di un disavanzo sanitario. Tale ipotesi è disciplinata dall’art. 2, comma 86, della Legge n. 191/2009, che comporta, “oltre all’applicazione delle misure previste dal comma 80 …, l’incremento nelle misure fisse di 0,15 punti percentuali dell’aliquota dell’Imposta regionale sulle attività produttive e di 0,30 punti percentuali dell’addizionale all’Irpef rispetto al livello delle aliquote vigenti, secondo le procedure previste dall’art. 1, comma 174, della Legge n. 311/2004”.

La fattispecie in esame è quella che si è in concreto realizzata nell’esercizio 2019 per le Regioni Calabria e Molise; nel Comunicato del Dipartimento delle Finanze 1° luglio 2020 e nel citato Comunicato dell’Agenzia delle Entrate in pari data è stato infatti, evidenziato che nelle suddette Regioni si erano realizzate “le condizioni per l’applicazione automatica delle maggiorazioni dell’aliquota dell’Imposta regionale sulle attività produttive – Irap, nella misura di 0,15 punti percentuali, e dell’Addizionale regionale all’Irpef, nella misura di 0,30 punti percentuali” prevista dall’art. 2, comma 86, della Legge n. 191/2009.

Il meccanismo delineato dalle norme in questione comporta quindi che l’incremento di 0,15 punti percentuali dell’aliquota Irap vada ad aggiungersi alle maggiorazioni dell’aliquota dell’Irap disposte dal comma 80 dell’art. 2 della Legge n. 191/2009 che siano scattate automaticamente ai sensi dell’art. 1, comma 174, della Legge n. 311/2004. Da ciò consegue che la misura di 0,15 punti percentuali non può essere aggiunta all’aliquota dell’8,5% stabilita per le Amministrazioni pubbliche alla quale, come innanzi illustrato, non si applicano le maggiorazioni Irap.


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