Iva: aliquota 10% sulla realizzazione di Case di cura e Ricoveri

Iva: aliquota 10% sulla realizzazione di Case di cura e Ricoveri

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 49 dell’11 febbraio 2020, ha fornito chiarimenti in ordine all’aliquota Iva da applicare alla costruzione di una struttura destinata a ospitare e assistere, sotto il profilo socio-sanitario e socioassistenziale, persone affette da una particolare disabilità.

Al riguardo, il n. 127-quinquies), della Tabella A, Parte III, allegata al Dpr. n. 633/1972, nell’individuare gli edifici oggetto dell’aliquota agevolata del 10%, fa riferimento a quelli “… di cui all’art. 1 della Legge n. 659/1961, assimilati ai fabbricati di cui all’art. 13 della Legge n. 408/1949 e s.m.”.

L’art. 1 della Legge n. 659/1961 prevede che “le agevolazioni fiscali e tributarie stabilite per la costruzione di case di abitazione dagli artt. 13, 14, 16 e 18 della Legge n. 408/1949, e successive proroghe e modificazioni, sono estese agli edifici contemplati dall’art. 2, comma secondo, del Regio Dl. n. 1094/1938, convertito nella Legge n. 35/1939”. Trattasi di edifici quali “gli edifici scolastici, le Caserme, gli Ospedali, le Case di cura, i Ricoveri, le Colonie climatiche, i Collegi, gli Educandati, gli Asili infantili, gli Orfanotrofi e simili” (art. 2, comma 2, del Regio Dl. n. 1094/1938).

Ciò posto, l’Agenzia ha evidenziato che con l’entrata in vigore del Dl. n. 200/2008, convertito con modificazioni dalla Legge n. 9/2009, il richiamato Regio Dl. è stato abrogato. Tuttavia, nonostante detta abrogazione, l’Agenzia ha ritenuto che il richiamo agli edifici contemplati dall’art. 2, comma 2, del Regio Dl., contenuto nell’art. 1 della Legge n. 659/1961 – che come detto prevede l’estensione delle agevolazioni fiscali e tributarie stabilite per la costruzione di case di abitazione non di lusso a specifiche categorie di edifici – sia ancora validamente applicabile.

Il citato n. 127-quinquies) infatti fa riferimento alla norma del 1961, tuttora vigente, che, per individuare gli edifici assimilati alle case di abitazione non di lusso, anziché riscrivere il contenuto dell’art. 2, comma 2, del Regio Dl. n. 1094/1938, vi ha fatto un semplice rinvio. Tale rinvio deve essere interpretato nel senso che il richiamo normativo ivi contenuto non è riferito al precetto di legge, ormai abrogato, bensì alle tipologie di edifici ivi descritte. Descrizione che deve intendersi, implicitamente, far parte del contenuto dell’art. 1, della Legge n. 659/1961.

Di conseguenza, qualora gli edifici che si andranno a costruire siano qualificabili come “Case di cura” o “Ricoveri” o strutture similari, si applicherebbe l’aliquota Iva del 10% ai sensi del n. 127-quinquies), fermo restando che le caratteristiche strutturali e la destinazione/conduzione dell’intero complesso rispecchino effettivamente e in modo univoco (anche catastalmente), le descritte finalità, nel rispetto ovviamente della normativa di settore.

L’Agenzia ha precisato peraltro che, nel caso in cui la struttura sia realizzata sulla base di un unico contratto di appalto con un corrispettivo unico forfettario, l’intera prestazione sarà in ogni caso soggetta all’aliquota Iva più elevata e ciò in virtù di un consolidato Principio generale riguardante l’inscindibilità del contratto di appalto (vedasi Risoluzione Entrate n. 111/E del 2014).

Per poter applicare quindi aliquote Iva differenti è necessario distinguere in maniera certa l’ammontare dei corrispettivi riguardanti le diverse prestazioni.


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