Iva: aliquota del 10% su Interventi di bonifica se previsti nell’ambito di un Progetto approvato dalle competenti Autorità amministrative

Iva: aliquota del 10% su Interventi di bonifica se previsti nell’ambito di un Progetto approvato dalle competenti Autorità amministrative

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta n. 445 del 9 settembre 2022, ha fornito chiarimenti in ordine all’aliquota Iva applicabile ad una serie di attività che una Società dovrà svolgere su un terreno di sua proprietà, ricompreso all’interno del Sito di bonifica di interesse nazionale (c.d. “Sin”).

Il dubbio interpretativo origina in quanto le predette attività, pur non essendo descritte nel Progetto di bonifica approvato con Decreto ministeriale, sono funzionalmente collegate alla bonifica del “Sin”.

Si tratta, nello specifico, di attività ricomprese all’interno di un Accordo di programma per la definizione degli Interventi di messa in sicurezza, caratterizzazione e bonifica delle aree comprese nel “Sin”, tra il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Mare, la Regione ed i Comuni compresi nel “Sin”. Con tale Accordo di programma i soggetti aderenti si sono impegnati a realizzare determinati Interventi elencati in dettaglio e finanziati mediante risorse messe a disposizione dal Ministero dell’Ambiente e dalla Regione.

Al riguardo, l’Agenzia ha ricordato che il n. 127-quinquies) della Tabella A, Parte Terza, allegata al Dpr. n. 633/1972 stabilisce l’applicazione dell’aliquota Iva del 10%, fra l’altro, alle “opere di urbanizzazione primaria e secondaria elencate nell’art. 4 della Legge n. 847/1964, integrato dall’art. 44 della Legge n. 865/1971 (…)”. Il numero 127-sexies) prevede l’aliquota ridotta al 10% per “i beni escluse le materie prime e semilavorate, forniti per la costruzione delle opere, degli impianti e degli edifici di cui al n. 127-quinquies”. Il successivo n. 127-septies) prevede l’applicazione dell’aliquota ridotta del 10% “alle prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto relativi alla costruzione delle opere, degli impianti e degli edifici di cui al n. 127-quinquies” (opere di urbanizzazione primaria e secondaria).

L’art. 4 della Legge n. 847/1964 reca l’elencazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria e, in particolare, per quanto di interesse ai fini della presente risposta, ricomprende tra le opere di urbanizzazione secondaria [cfr. in particolare secondo comma, lett. g) del citato art. 4] “le attrezzature (…) sanitarie”.

L’art. 266, comma 1, del Dlgs. n. 152/2006, sancisce che “nelle attrezzature sanitarie di cui all’art. 4, comma 2, lett. g), della Legge n. 847/1964, sono ricomprese le opere, le costruzioni e gli Impianti destinati allo smaltimento, al riciclaggio o alla distruzione dei rifiuti urbani, speciali, pericolosi, solidi e liquidi, alla bonifica di aree inquinate”.

Dal combinato disposto delle suddette disposizioni deriva dunque che le opere, le costruzioni e gli impianti destinati alla bonifica delle aree inquinate rientrano tra le opere di urbanizzazione secondaria richiamate dalle previsioni agevolative di cui ai numeri da 127-quinquies) a 127-septies), della Tabella A, Parte III, allegata al Dpr. n. 633/1972.

Per quanto riguarda più nello specifico l’individuazione di “opere, costruzioni e impianti destinati alla bonifica di aree inquinate” di cui al citato art. 266 del Dlgs. n. 152/2006, con la Risoluzione n. 247/E del 2007 sono stati forniti importanti chiarimenti tenuto conto delle valutazioni espresse dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare – oggi Ministero della Transizione ecologica (i.e. Mite) – interpellato in qualità di Amministrazione competente nella materia di cui trattasi. In particolare, sulla scorta del suddetto Parere, l’Agenzia ha evidenziato che “la varietà delle situazioni nelle quali si rende necessario intervenire per effettuare una bonifica non consente di fornire una risposta di carattere generale” in merito alla nozione di “opere, costruzioni e impianti destinati alla bonifica di aree inquinate” di cui all’art. 266, primo comma, del Dlgs. n. 152/2006.

Citando sempre il menzionato Parere tecnico, la Risoluzione n. 247/E del 2007 ha chiarito altresì che “l’ambito e le tipologie di interventi che occorre mettere in atto sono fissati nel singolo Progetto di bonifica, che deve essere approvato dalle Autorità competenti”, e che a tal fine “… la competente Autorità è individuata ai sensi del combinato disposto degli artt. 10 e 14 del Dm. n. 471/1999 per i Progetti approvati anteriormente all’entrata in vigore del Testo unico ambientale e (ai sensi) del combinato disposto degli artt. 242 e 252 del Dlgs. n. 152/2006 per i Progetti presentati successivamente all’entrata in vigore della nuova normativa ambientale”.

Il suddetto Ministero dell’Ambiente rileva infine che “l’assoggettamento ad aliquota agevolata degli Interventi necessari per effettuare la bonifica di un sito inquinato ha la finalità di costituire un incentivo all’effettiva realizzazione della bonifica stessa” e che “appare coerente che tale incentivo riguardi tutte le attività contemplate dal Progetto approvato”. Pertanto, tutte le attività necessarie e funzionali alla bonifica possono qualificarsi come “opere, costruzioni e impianti destinati alla bonifica” ai sensi dell’art. 4, secondo comma, lett. g), della Legge n. 847/1964 (i.e. opere di urbanizzazione) e, dunque, fruire dell’aliquota nella misura del 10%, sempre che si tratti di attività inserite in un progetto di bonifica regolarmente approvato dalle autorità competenti.

I chiarimenti resi con la Risoluzione n. 247/E del 2007 sono stati più di recente ribaditi nella Risposta n. 399/2021, la quale aveva ad oggetto ben specifici Interventi di bonifica/messa in sicurezza ai quali è stata riconosciuta l’applicazione dell’aliquota del 10% “se ricompresi in un Progetto di bonifica regolarmente approvato dalla Regione”.

Riguardo al caso in esame, al fine di stabilire se, alla luce dei chiarimenti forniti con i citati documenti di prassi, le attività oggetto dell’Istanza in trattazione possano rientrare nell’ambito applicativo dell’aliquota del 10% DI cui ai nn. da 127- quinquies) a 127-septies) della Tabella A, Parte III, allegata al Dpr. n. 633/1972, è necessario valutare la tipologia di intervento che dette attività realizzano nel loro complesso, desumibile dalla documentazione prodotta a corredo dell’Istanza, nonché la riconducibilità/previsione di tali attività nell’ambito di un Progetto di bonifica “approvato dalle Autorità competenti”.

Per quanto riguarda la tipologia di Interventi che la Società istante si è impegnata a realizzare, in base a quanto riportato dalla Società, tali Interventi sono descritti dal Quadro generale degli Interventi dell’Accordo di programma adottato con Delibera della Regione, tra il Mite, la Regione ed i Comuni compresi nel “Sin”, e costituiscono attività obbligatorie e/o prodromiche al Progetto di bonifica, quali, ad esempio:

– l’elaborazione del Piano di caratterizzazione, l’attuazione dello stesso con la caratterizzazione dei terreni, delle falde (superficiale e profonda), dei corpi idrici superficiali nonché dei sedimenti fluviali e lacuali con la definizione del modello concettuale del/i sito/i e l’elaborazione dell’analisi di rischio sanitario e ambientale;

– il completamento degli interventi di prevenzione e messa in sicurezza complessiva per il “Sin” per le matrici suolo e sottosuolo, acque di falda e sedimenti fluviali;

– la progettazione e la realizzazione degli Interventi di messa in sicurezza e di bonifica di siti di discarica, con l’individuazione delle migliori tecnologie di bonifica disponibili a costi sostenibili, preferibilmente tra quelle basate su trattamenti in situ, minimizzando la rimozione e lo smaltimento di suoli contaminati (interventi di competenza del Commissario delegato);

– la realizzazione di un Sistema di monitoraggio e di controllo dell’attuazione e dell’efficacia degli Interventi (assetto piezometrico, cedimenti/innalzamenti, qualità acque di falda, qualità acque e sedimenti corpi idrici superficiali);

– la realizzazione di un Intervento sostituivo, qualora necessario, in caso di mancato intervento dei soggetti obbligati per assicurare la messa in sicurezza e bonifica delle falde delle singole aree comprese nel “Sin”;

– le attività di monitoraggio sanitario/ambientale e di indagine epidemiologica;

– le attività istruttorie e di verifica interventi.

Si tratta di un insieme di attività da mettere in atto in una fase transitoria e preliminare rispetto alla fase di bonifica stricto sensu, ritenute ad ogni modo obbligatorie e/o propedeutiche alla realizzazione del Progetto di bonifica.

Secondo quanto riportato dallo stesso interpellante le suddette attività non risultano specificamente indicate dal Progetto di bonifica del Mite, ma sono previste nel citato Accordo di programma, avente ad oggetto la definizione degli interventi di messa in sicurezza, caratterizzazione e bonifica delle aree comprese nel “Sin”.

Alla luce delle considerazioni sopra esposte, l’Agenzia ha concluso che è possibile applicare l’aliquota Iva del 10% di cui ai numeri da 127-quinquies) a 127-septies), della Tabella A, Parte III, allegata al Dpr. n. 633/1972, in relazione agli Interventi oggetto dell’Istanza in commento, coerentemente col quadro di riferimento, è condizionata dalla circostanza che, tenuto conto delle specificità della normativa di Settore, gli stessi, previsti dal citato Accordo di programma, possano considerarsi “previsti nell’ambito di un Progetto di bonifica approvato dalle competenti autorità amministrative”, secondo le indicazioni fornite dal Mite, recepite dai citati Documenti di prassi amministrativa.


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