Iva: aliquota del 5% per il Servizio di global service di una Rsa affidato da un Comune ad una Cooperativa sociale

Iva: aliquota del 5% per il Servizio di global service di una Rsa affidato da un Comune ad una Cooperativa sociale

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 400 del 10 giugno 2021, ha affrontato il tema del trattamento applicabile alle prestazioni (global service) rese da una Cooperativa sociale nell’ambito di una struttura Rsa di proprietà di un Comune. 

Il Comune istante è proprietario di 5 Strutture (Residenze sanitarie assistenziali o Rsa), adibite al Servizio socio-sanitario per l’accoglienza di anziani gravemente non autosufficienti, affidato in regime di global service, a seguito di procedura a evidenza pubblica, a soggetti qualificati, tra cui una Società Cooperativa sociale. Il dubbio riguarda la correttezza dell’assoggettamento ad aliquota Iva del 5% della prestazione svolta dalla Società Cooperativa sociale nei confronti del Comune.

L’Agenzia delle Entrate ha specificato che, al fine di definire correttamente il trattamento Iva da riservare alle predette operazioni, occorre qualificare la tipologia del rapporto che viene a configurarsi tra i predetti soggetti e, in particolar modo, l’oggetto del contratto stipulato tra il Comune e la Società Cooperativa sociale. Dal contratto emerge che l’oggetto dello stesso è la concessione del Servizio per la gestione di una Rsa, attività che ricomprende tutti una serie servizi che vanno dall’alloggio alle altre prestazioni necessarie per la gestione globale di una Casa di riposo. 

L’art. 10, comma 1, n. 21), del Dpr. n. 633/1972 che prevede, tra l’altro, l’esenzione dall’Iva per “le prestazioni proprie dei Brefotrofi, Orfanotrofi, Asili, Case di riposo e simili, (…) comprese le somministrazioni di vitto, indumenti e medicinali, le prestazioni curative e le altre prestazioni accessorie”.

Al riguardo, con la Risoluzione n. 164/E del 25 novembre 2005, è stato chiarito che le Rsa generalmente ospitano persone anziane parzialmente o totalmente non autosufficienti, bisognose di protezione, assistenza e cura, al fine di garantire agli stessi una migliore qualità della vita. L’Amministrazione finanziaria, nei casi in cui stata chiamata a pronunciarsi con riferimento a fattispecie diverse dalla Case di riposo propriamente dette, in considerazione della locuzione “e simili”, contenuta nella citata disposizione di cui al n. 21), ha precisato che l’elencazione presente non è da intendersi tassativa (vedasi Risoluzioni n. 188/E del 2002 e n. 164/E del 2005), in quanto vi potrebbero rientrare anche Strutture diverse nelle quali vengono effettuati servizi aventi le medesime caratteristiche delle prestazioni “proprie” delle Case di riposo indicate nella disposizione di cui al citato art. 10. 

Nella fattispecie in esame, la Società Cooperativa sociale fornisce una prestazione di servizi aventi per oggetto la gestione globale della struttura Rsa in cui vengono ospitati soggetti anziani (non autosufficienti in gran parte e autosufficienti) degni di protezione, assistenza e cura, che l’Agenzia ha ritenuto poter essere ricompresa tra le prestazioni proprie di una Casa di riposo; ossia, la Rsa rappresenta a tutti gli effetti una Struttura “simile” a una Casa di riposo in cui vengono rese delle prestazioni del tutto analoghe a quelle effettuate in una Casa di riposo. 

Sul punto, con riferimento alle prestazioni proprie di una Casa di riposo di cui al richiamato art. 10, n. 21), del Dpr. n. 633/1972, la Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 11353 del 3 settembre 2001, ha statuito, tra l’altro, che “ciò che deve qualificare la prestazione propria di una Casa di riposo è l’alloggio fornito a persone anziane. La somministrazione di indumenti, medicinali e dello stesso vitto, nonché le prestazioni curative e le altre prestazioni agli ospiti della casa, vengono definite prestazioni meramente ‘accessorie’ rispetto a quella, evidentemente ritenuta essenziale, dell’alloggio. Ai fini dell’esenzione Iva, per quanto concerne in particolare le Case di riposo, occorre quindi far riferimento, da un lato al contenuto della prestazione, che va ricercato nell’alloggio e solo eventualmente in altre attività di assistenza, e dall’altro, nei destinatari delle prestazioni medesime che devono essere solo persone meritevoli di particolare protezione e tutela quali sono gli anziani”. 

La medesima disposizione contenuta nel suddetto n. 21) dell’art. 10, come più volte ribadito in diversi Documenti di prassi (vedasi Risoluzioni: n. 1/E del 2002; n. 39/E del 2004 e n. 74/E del 2018) ha natura oggettiva, nel senso che l’esenzione dall’Iva si applica a prescindere dal soggetto che effettua la prestazione e, inoltre, l’oggettività andrebbe verificata anche in relazione ai soggetti che risultano beneficiari della prestazione, i quali devono rientrare nella tipologia di disagiati e degni di protezione sociale. 

Il trattamento di esenzione si applica indipendentemente dalle modalità di effettuazione delle predette prestazioni, ovvero, sia allorquando le stesse siano rese direttamente al beneficiario del servizio, sia se rese nell’ambito di un contratto con un committente terzo, conservando o meno quest’ultimo la titolarità del servizio. 

Tuttavia, a decorrere dal 1° gennaio 2016, e quindi per i contratti stipulati dalla medesima data, nell’eventualità in cui il Servizio di gestione venga effettuato da una Cooperativa sociale e/o a un loro Consorzio, in virtù di quanto disposto dalla Legge n. 208/2015, si rende applicabile l’Iva nella misura ridotta del 5% (Tabella A, Parte II-bis, n. 1), allegata al Dpr. n. 633/1972).

Come già precisato dalla citata Risoluzione n. 74/E del 2018, affinché possa trovare applicazione la suddetta aliquota del 5% è necessario che le Cooperative sociali e/o loro Consorzi effettuino, sia direttamente sia indirettamente tramite convenzioni e/o contratti in genere, le predette prestazioni nei confronti dei soggetti espressamente elencati nel n. 27-ter) dello stesso art. 10 del Dpr. n. 633/1972, tra cui sono riconducibili anche “gli anziani ed inabili adulti”. 

Tale circostanza risulta soddisfatta nella fattispecie in esame, in cui il Comune ha affidato alla Società Cooperativa sociale la gestione globale (comprensiva quindi dell’alloggio e di tutte le altre prestazioni necessarie) della struttura Rsa in esame. 

Pertanto, l’Agenzia ha ritenuto corretta l’applicazione dell’aliquota Iva del 5%. Infatti, come chiarito con la Risoluzione n. 164/E del 2005, le prestazioni effettuate in una struttura Rsa sono assimilabili a quelle rese in una Casa di riposo. 


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