Iva: aliquota ordinaria per l’acquisto di test diagnostici in vitro per i controlli sull’assunzione di sostanze stupefacenti e psicotrope

Iva: aliquota ordinaria per l’acquisto di test diagnostici in vitro per i controlli sull’assunzione di sostanze stupefacenti e psicotrope

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 34 del 19 gennaio 2022, ha chiarito i test diagnostici in vitro che effettuano controlli a campione relativi all’assunzione di sostanze stupefacenti e psicotrope non sono finalizzati al contrasto del “Covid-19” e dunque, le relative cessioni scontano l’aliquota Iva del 22%. 

L’art. 124 del Dl. n. 34/2020, ha previsto una disciplina Iva agevolata per l’acquisto dei beni considerati necessari per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da “Covid-19”. In particolare, il predetto articolo ha aggiunto alla Tabella A, Parte II-bis, allegata al Dpr. n. 633/1972, il n. 1-ter.1 che elenca tutti i beni a cui è applicata l’Iva al 5%.

Considerata la formulazione della norma e l’eccezionalità della stessa, l’elenco ha natura tassativa e non esemplificativa. Pertanto, solo i beni ivi indicati possono essere ceduti sino al 31 dicembre 2020 in esenzione da Iva e con applicazione dell’aliquota Iva del 5% a decorrere dal 1° gennaio 2021. I test diagnostici in vitro oggetto del quesito in esame non sono espressamente indicati nel descritto Elenco. 

In merito alla strumentazione per diagnostica in vitro per “Covid-19”, l’art. 1, comma 452, della Legge n. 178/2020, ha stabilito che, “in deroga all’art. 124, comma 1, del Dl. n. 34/2020, convertito con modificazioni dalla Legge n. 77/2020, le cessioni della strumentazione per diagnostica per Covid-19 che presentano i requisiti applicabili di cui alla Direttiva 98/79/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio 27 ottobre 1998, o al Regolamento (UE) 2017/745 del Parlamento Europeo e del Consiglio 5 aprile 2017, e ad altra normativa dell’Unione Europea applicabile e le prestazioni di servizi strettamente connesse a tale strumentazione sono esenti dall’Imposta sul valore aggiunto, con diritto alla detrazione dell’Imposta ai sensi dell’art. 19, comma 1, del Dpr. 26 ottobre 1972”. 

Ricordato quanto sopra, l’Agenzia ha ritenuto che, nel caso di specie, non essendo i test diagnostici in vitro in esame finalizzati al contrasto del “Covid-19”, le relative cessioni non rientrano nel regime di esenzione di cui alla citata disposizione. 


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