Iva: ambito istituzionale per la cessione di pietre e vegetali da parte di un Comune a compensazione di Interventi urgenti di disalveo dei fiumi

<a>Iva: ambito istituzionale per la cessione di pietre e vegetali da parte di un Comune a compensazione di Interventi urgenti di disalveo dei fiumi</a>

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 194 del 14 aprile 2022, ha fornito chiarimenti in ordine al trattamento Iva applicabile alle cessioni di materiali litoidi e vegetali da parte di un Comune in compensazione degli Interventi di disalveo di 2 fluviali. Tali Interventi consistono nella rimozione dei predetti materiali dai 2 alvei fluviali interessati, realizzate dalle Ditte affidatarie del predetto Servizio, poste in essere in attuazione di una Ordinanza del Capo Dipartimento della Protezione civile.

L’Agenzia delle Entrate ha precisato in primo luogo che i rapporti giuridici intercorrenti tra le parti configurano una operazione “permutativa” tra la cessione dei materiali litoidi e vegetali da parte del Comune e le prestazioni di servizi di disalveo, riconducibile pertanto ai fini Iva all’art. 11 del Dpr. n. 633/1972, secondo cui “le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate in corrispettivo di altre cessioni di beni o prestazioni di servizi, o per estinguere precedenti obbligazioni, sono soggette all’Imposta separatamente da quelle in corrispondenza delle quali sono effettuate”.

Con riferimento al presupposto soggettivo Iva, l’art. 4, comma 5, del Dpr. n. 633/1972, stabilisce che non si considerano commerciali “le operazioni effettuate dallo Stato, dalle Regioni, dai Comuni e dagli altri enti di diritto pubblico nell’ambito di un’attività di pubblica autorità”.

La Direttiva n. 2006/112/CE del 28 novembre 2006, all’art. 13, paragrafo 1, ha previsto, tra l’altro, che “gli Stati, le Regioni, le Province, i Comuni e gli altri Enti di diritto pubblico non sono considerati soggetti passivi per le operazioni che esercitano in quanto pubbliche autorità, (…). Tuttavia, allorché tali Enti esercitano attività od operazioni di questo genere, essi devono considerarsi soggetti passivi per dette attività od operazioni quando il loro non assoggettamento provocherebbe distorsioni della concorrenza di una certa importanza. (…)”.

Con riferimento agli Enti pubblici, tra i quali i Comuni, le disposizioni unionali ed interne stabiliscono quindi che le attività poste nella “veste di pubblica autorità” non sono rilevanti agli effetti dell’Iva, sempre che il loro non assoggettamento non possa provocare distorsioni di concorrenza di una certa importanza. In sostanza, per i predetti Enti pubblici viene prevista una deroga ai Principi generali di applicazione del Tributo, al verificarsi di determinate condizioni. In particolare, da quanto emerge, sia dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia UE (Sentenze C-72/13 del 20 marzo 2014; C-604/19 del 25 febbraio 2021), che è stata chiamata a interpretare il concetto di “pubblica autorità”, sia da quella della Corte di Cassazione (in ultimo, Sentenze n. 26208 e n. 28558, rispettivamente del 28 settembre 2021 e del 18 ottobre 2021, e n. 4835 del 15 febbraio 2022), sono riconducibili tra le attività svolte in veste di “pubblica autorità” quelle fondate su un rapporto di diritto pubblico (iure imperi), mentre sono da ricondurre tra le attività di natura commerciale quelle fondate su rapporti di carattere privatistico.

Al riguardo, a parere dei Giudici unionali, non assumono rilievo l’oggetto e lo scopo dell’attività, ma rilevano piuttosto le modalità di esercizio dell’attività, ossia occorre accertare se gli stessi Enti agiscano nella veste loro propria di soggetti di diritto pubblico o in quella di diritto privato, cioè alle condizioni giuridiche proprie degli operatori economici privati, secondo il regime giuridico applicato in base al diritto nazionale.

Pertanto, nel caso di un’attività resa da un Comune è necessario stabilire in primo luogo se la stessa sia realizzata nella sua veste autoritativa poiché, in tal caso, sempre che il mancato assoggettamento all’Iva non provochi distorsioni della concorrenza di una certa importanza, non integrandosi in capo al medesimo Ente il requisito soggettivo, l’operazione è esclusa dall’ambito applicativo del tributo. Diversamente, se nello svolgimento dell’attività non si rinviene in capo al Comune la veste di pubblica autorità è necessario accertare se il medesimo Ente svolga o meno un’attività economica (rectius d’impresa), ai sensi delle disposizioni nazionali (citato art. 4) e unionali (art. 9 della citata Direttiva n. 112/2006/CE). In particolare, ai sensi dell’art. 9 della predetta Direttiva, soggetto passivo “è chiunque esercita, in modo indipendente e in qualsiasi luogo, un’attività economica, indipendentemente dallo scopo e dai risultati” e detta disposizione, relativamente al concetto di “attività economica” è stata interpretata dalla Corte di Giustizia UE, nel senso che essa deve essere intesa “come lo sfruttamento di un bene materiale e immateriale per ricavarne introiti avente carattere di stabilità” (Sentenze 26 settembre 1996, Causa C-230/94; Sentenza 27 gennaio 2000, Causa C-23/98).

In relazione all’individuazione del presupposto oggettivo, gli artt. 2 e 3 del richiamato Dpr. n. 633/1972 prevedono al comma 1, rispettivamente, che “costituiscono cessioni di beni gli atti a titolo oneroso che importano trasferimento di diritti reali di godimento su beni di ogni genere”, e che “costituiscono prestazioni di servizi le prestazioni verso corrispettivo dipendenti da contratti d’opera, appalto, trasporto, mandato, spedizione, agenzia, mediazione, deposito e in genere da obbligazioni di fare, di non fare e di permettere quale ne sia la fonte”.

Il citato art. 3 risulta conforme alle disposizioni contenute nella suddetta Direttiva n. 2006/112/CE (vedasi art. 2 e artt. 24 e seguenti) interpretate dalla Corte di Giustizia UE che, nel definire la portata oggettiva di applicazione dell’Iva, ha precisato che “la possibilità di qualificare una prestazione di servizi come operazione a titolo oneroso presuppone unicamente l’esistenza di un nesso diretto tra tale prestazione e un corrispettivo effettivamente percepito dal soggetto passivo. Tale nesso diretto esiste qualora tra il prestatore e il destinatario intercorra un rapporto giuridico nell’ambito del quale avvenga uno scambio di reciproche prestazioni e il compenso ricevuto dal prestatore costituisca il controvalore effettivo del servizio prestato al destinatario” (Sentenze n. C-283/12 del 26 settembre 2013 e n. C-11/15 del 22 giugno 2016).

Tutto ciò premesso, in merito al caso di specie, il Comune ha affidato, con 2 appositi contratti, la realizzazione degli Interventi di disalveo consistenti nella rimozione dei materiali alluvionali (litoidi e vegetali) da 2 corsi d’acqua, a 2 Ditte specializzate, alle quali lo stesso Ente Locale è tenuto a cedere in “compensazione” il predetto materiale, secondo quanto previsto dall’art. 11, comma 2, dell’Ordinanza di Protezione civile.

Dunque, sulla base di quanto rappresentato, il Comune agisce in virtù delle sue funzioni in un contesto di urgenza ed eccezionalità, in considerazione dello stato di calamità in cui versa il proprio territorio per eventi alluvionali e la necessità di ripristinare l’immediata ripresa delle attività produttive e, da ultimo, eliminare lo stato di pericolo sul territorio comunale.

Tale situazione emergenziale è documentata da atti di Giunta comunale in cui sono stati stabiliti, al fine di eliminare qualsiasi criticità e situazione di pericolo, le attività di esecuzione degli Interventi di disalveo, ai sensi della richiamata Ordinanza. Le predette operazioni, proprio in applicazione del citato art. 11, comma 2, della richiamata Ordinanza, sono realizzate in “compensazione”, nel senso che la cessione dei materiali viene effettuata in corrispettivo degli Interventi resi dalle Imprese affidatarie. L’onerosità delle predette operazioni dunque si manifesta nella circostanza che ognuna di esse costituisce il corrispettivo dell’altra.

In tale contesto, l’attività posta in essere dal Comune, in attuazione della predetta Ordinanza, non appare riconducibile – a parere dell’Agenzia – nell’ambito applicativo Iva per carenza del presupposto soggettivo, trattandosi di un’attività di natura pubblicistica-autoritativa come sopra delineata. Per quanto attiene alle prestazioni relative agli Interventi di disalveo, che le Ditte affidatarie si impegnano contrattualmente a realizzare in controprestazione alla cessione suddetta, l’Agenzia ha confermato invece la loro rilevanza Iva, con applicazione dell’aliquota Iva ordinaria in base al c.d. “valore normale”, ai sensi dell’art. 13, comma 2, lett. d), del Dpr. n. 633/1972.


Related Articles

“Access city award”: al via la nuova edizione del Premio per le Città europee più attente all’accessibilità degli spazi urbani per i disabili

Giunge alla VII edizione il Premio europeo destinato alle Città che si sono spese di più per rendere più accessibili

Controlli comunali interni: criterio dinamico del dato Istat del penultimo esercizio antecedente

Nella Delibera n. 141 del 29 luglio 2016 della Corte dei conti Puglia, il Parere in esame riguarda la corretta

Cumulo giuridico ai fini Ici

Nell’Ordinanza n. 18447 del 30 giugno 2021 della Corte di Cassazione, la Suprema Corte chiarisce che l’art. 12, comma 2, del

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Only registered users can comment.