Iva: chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sull’Imposta pagata a seguito di accertamento

E’ stata pubblicata sul sito dell’Agenzia delle Entrate la Circolare n. 35/13 del 17 dicembre 2013, che chiarisce numerosi dubbi emersi a seguito delle innovazioni apportate dall’art. 93 del Dl. n. 1/12 (c.d. “Decreto Liberalizzazioni”), che ha modificato il comma 7 dell’art. 60, del Dpr. n. 633/72.

Il citato art. 60, a seguito di quella modifica, dispone che “il contribuente ha diritto di rivalersi dell’Imposta o della maggiore Imposta relativa ad avvisi di accertamento o rettifica nei confronti dei cessionari dei beni o dei committenti dei servizi soltanto a seguito del pagamento dell’Imposta o della maggiore Imposta, delle sanzioni e degli interessi. In tal caso, il cessionario o il committente può esercitare il diritto alla detrazione, al più tardi, con la Dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui ha corrisposto l’Imposta o la maggiore imposta addebitata in via di rivalsa ed alle condizioni esistenti al momento di effettuazione della originaria operazione”. Anteriormente all’intervento modificativo, il comma 7 del citato art. 60 precludeva espressamente al cedente/prestatore il diritto di rivalersi, nei confronti di cessionari di beni o committenti di servizi, dell’Imposta o maggiore imposta pagata in conseguenza d’accertamento o rettifica.

Le risposte ai quesiti posti hanno riguardato: 1) l’ambito di applicazione e l’efficacia temporale, 2) la rivalsa, 3) la detrazione, 4) gli adempimenti.

In merito al primo punto, è stato chiarito che la maggiore Imposta possa essere addebitata in via di  rivalsa, a seguito del relativo pagamento, anche quando sia stata calcolata su una base imponibile determinata in via forfettaria, laddove sia comunque riferibile a specifiche operazioni effettuate nei confronti di determinati cessionari o committenti e che la norma si applica agli accertamenti divenuti definitivi successivamente alla sua entrata in vigore (24 gennaio 2012).

Sul punto afferente la rivalsa, è stato chiarito che l’operatività dell’art. 60, comma 7, Dpr. n. 633/72 presuppone la definizione dell’accertamento e il pagamento dell’Imposta o della maggiore Imposta, delle sanzioni e degli interessi e che non è invece consentita la rivalsa, né l’esercizio del diritto alla detrazione,  dell’Imposta o della maggiore imposta versata a seguito di atti non divenuti definitivi.

E’ stato inoltre chiarito che deve escludersi che possa esercitarsi il diritto alla rivalsa dell’Iva versata in pendenza del giudizio avverso l’avviso di accertamento che ne contiene la liquidazione, in quanto la stessa risulta pagata all’Erario a titolo provvisorio e che nel caso di pagamento rateale dell’Imposta definitivamente accertata, il  diritto alla rivalsa potrà essere esercitato in relazione al pagamento delle singole rate.

Per quanto attiene al terzo punto, è stato chiarito che, in considerazione dei criteri che regolano il regime della cosiddetta “inversione contabile”, la compensazione dell’Imposta a debito e dell’Imposta a credito è operata direttamente in sede di accertamento, senza che sia necessario procedere al pagamento dell’Imposta accertata e alla sua successiva detrazione.

Sul quarto e ultimo punto, invece, è stato precisato che, al fine di esercitare il diritto alla rivalsa dell’Iva pagata a titolo definitivo, in sede di accertamento il cedente/prestatore dovrà emettere una fattura mentre il diritto alla detrazione da parte del cessionario/committente è invece subordinato, ai sensi dell’art. 60, comma 7, Dpr. n. 633/72, all’avvenuto pagamento dell’Iva accertata addebitata in via di rivalsa, mediante annotazione del documento integrativo nel registro di cui all’art. 25, Dpr. n. 633/72. Sempre sul tema degli adempimenti necessari all’esercizio della detrazione, la Circolare in commento stabilisce che, sebbene l’art. 60, comma 7, Dpr. n. 633/72, non preveda specifici oneri, si ritiene che il contribuente possa predisporre un documento (al quale allegare per completezza l’atto di accertamento e l’attestato di versamento), da registrare ai sensi dell’art. 25, Dpr. n. 633/72, dal quale si evinca l’ammontare dell’Imposta versata a seguito di accertamento, nonché il titolo giustificativo della detrazione d’imposta (art. 60, comma 7, Dpr. n. 633/72). Tale documento non andrà annotato nel registro di cui all’art. 23, Dpr. n. 633/72, e dunque, non concorrerà alla determinazione dell’Iva dovuta sulle operazioni attive in fase di liquidazione periodica o di Dichiarazione annuale.


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