Iva: confermata la rilevanza del Canone di concessione delle Reti del gas da parte dei Comuni

Iva: confermata la rilevanza del Canone di concessione delle Reti del gas da parte dei Comuni

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta n. 533 del 6 agosto 2021, ha fornito nuovi chiarimenti in merito alla rilevanza ai fini dell’Iva del Canone di concessione del “Servizio di distribuzione del gas”, percepito da un Comune.

L’Agenzia ha ricordato che, in merito alla rilevanza agli effetti dell’attività di affidamento della gestione del “Servizio di distribuzione del gas naturale”, le cui modalità sono disciplinate dal Dlgs. n. 164/2000, con la Risoluzione n. 348/2008 è stato precisato che il Comune, nell’affidare il “Servizio di distribuzione del gas naturale”, non agisce nella veste di Pubblica Autorità, in quanto i rapporti tra lo stesso Ente Locale ed il Concessionario sono disciplinati da un contratto di servizio, ai sensi dell’art. 14, comma 1, del citato Dlgs. n. 164/2000, dalle cui disposizioni emerge che “il rapporto tra le parti contraenti viene regolamentato sulla base di una pattuizione bilaterale che, pur presentando alcuni profili di natura amministrativa (in considerazione dell’interesse pubblicistico sotteso all’erogazione del servizio), concretizza una modalità di svolgimento dell’attività tipica degli operatori economici privati, basata sulla previsione delle reciproche obbligazioni e posizioni soggettive”.

Riguardo alla nozione di “Pubblica Autorità”, la Corte di Giustizia, con Sentenza 14 dicembre 2000, Causa n. C-446/98, ha precisato che “per definire se un Ente pubblico agisca o meno in veste di ‘Pubblica Autorità’ non assumono alcuna rilevanza, né l’oggetto e lo scopo dell’attività, né la circostanza che i beni utilizzati nello svolgimento dell’attività stessa appartengano al demanio o al patrimonio dell’Ente pubblico”, risultando invece determinanti “le modalità di esercizio dell’attività”.

In particolare, il non assoggettamento ad Iva degli Enti pubblici dipende dalla circostanza che detti Enti agiscano in quanto “soggetti di diritto pubblico” oppure in quanto “soggetti di diritto privato”, cioè alle stesse condizioni giuridiche degli operatori economici privati.

La Corte di Giustizia sottolinea quindi che l’unico criterio per distinguere le attività degli Enti pubblici rese in quanto “soggetti di diritto privato” da quelle rese dagli stessi in quanto “soggetti di diritto pubblico” “è il regime giuridico applicato in base al diritto nazionale”. Ciò implica un’analisi dell’attività svolta dall’Ente pubblico nei propri rapporti con altri soggetti, per verificare se detta attività sia caratterizzata dall’esercizio di poteri di natura unilaterale e autoritativa o se si svolga su base sostanzialmente pattizia, attraverso una disciplina che individui, in via bilaterale, le reciproche posizioni soggettive.

La Risoluzione n. 348/2008, evidenziando che i rapporti tra il Comune interpellante e il soggetto affidatario della gestione del Servizio sono disciplinati da un contratto di servizio, ha chiarito che il Canone percepito per l’affidamento del Servizio va assoggettato ad Iva per la sussistenza dei presupposti impositivi (soggettivo ed oggettivo), ai sensi degli artt. 3 e 4 del Dpr. n. 633/1972.

L’Agenzia ha ribadito inoltre che già con la Risoluzione n. 361285 del 1986 l’Amministrazione finanziaria ha avuto modo di chiarire che la concessione del “Servizio di erogazione del gas”, da parte di un Comune, sulla base di un atto negoziale, costituisce per sua natura attività economica non istituzionale, attratta nel campo di applicazione dell’Iva, in virtù del Dpr. n. 633/1972.

Per quanto attiene al rapporto tra gli Enti Locali concedenti e la Società concessionaria del “Servizio di distribuzione del gas metano”, più di recente è intervenuta anche la Corte di Cassazione che, nella Sentenza n. 6233 del 2015, in linea con le indicazioni della prassi amministrativa dell’Amministrazione finanziaria – peraltro richiamata – ha riportato che “va premesso che il comma 5 dell’art. 4 del Decreto Iva stabilisce che sono considerate in ogni caso commerciali, anche se esercitate da Enti pubblici, le attività di erogazione di acqua e servizi di fognatura e depurazione, gas, energia elettrica e vapore. L’art. 4, p. 5, della ‘Sesta Direttiva’ (conf. art. 13, 1, della ‘Direttiva rifusa’) prevede che Stato, Regioni, Province e Comuni e gli altri ‘Organismi di diritto pubblico’ sono esclusi dal campo applicativo dell’Iva solo per le operazioni che esercitano quali ‘Pubbliche Autorità’ … anche quando, in relazione a tali attività od operazioni, percepiscono diritti, canoni, contributi o retribuzioni. Se però tali Enti esercitano attività od operazioni di questo genere, essi devono essere considerati soggetti passivi per dette attività od operazioni quando il loro non assoggettamento provocherebbe distorsioni di concorrenza di una certa importanza. In ogni caso, gli Enti succitati sono sempre considerati come soggetti passivi per quanto riguarda le attività elencate nell’Allegato ‘D’ quando esse non sono trascurabili”.

Tra le attività di cui all’Allegato “D” è contemplata, sub 2, la “erogazione di acqua, gas, energia elettrica e vapore”. Dunque, tanto nel diritto nazionale, quanto in quello comunitario, gli Enti pubblici sono soggetti passivi, ai fini dell’Iva, per l’attività di erogazione del gas nel suo complesso (orientamento confermato nella successiva Sentenza della Cassazione civile n. 14263 del 13 luglio 2016).

Atteso quanto sopra, nel caso di specie l’Agenzia ha ritenuto rilevante il Canone di concessione del “Servizio di distribuzione del gas naturale” applicato ai sensi dell’art. 46-bis, comma 4, del Dl. n. 159/2007, convertito con modificazioni dalla Legge n. 222/2007. Infatti, la natura incrementale del Canone disciplinato da tale norma non può che avere la stessa natura di corrispettivo (e conseguentemente trattamento fiscale) dei Canoni individuati dalle Convenzioni di servizio.

Nel caso di specie – per le cui specificità rinviamo alla lettura della Risposta in commento – il Comune ha affidato ad un soggetto esterno la gestione del “Servizio di distribuzione del gas”, che la normativa comunitaria (art. 13, paragrafo 1, comma 3, della Direttiva CE n. 112 del 2006) e quella nazionale (art. 4, comma 5, del Dpr. n. 633/1972), considerano in ogni caso commerciale anche se svolto da Enti pubblici. Tale affidamento assume rilevanza economica e conferisce carattere commerciale all’attività resa dall’Ente Locale nel rapporto con il soggetto gestore, garantendo il diritto dell’Ente Locale a percepire il Canone, seppur, nel caso di specie, nelle modalità disciplinate dal citato art. 46-bis, comma 4, della Legge 222/2007.


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