Iva: costituiscono parziali integrazioni del corrispettivo i “contributi” erogati dall’Ato al gestore dei rifiuti finalizzati ad abbattere le tariffe

Iva: costituiscono parziali integrazioni del corrispettivo i “contributi” erogati dall’Ato al gestore dei rifiuti finalizzati ad abbattere le tariffe

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello 19 ottobre 2021, n. 734, ha fornito chiarimenti in merito alla rilevanza Iva dei contributi pubblici versati a riduzione del corrispettivo dovuto per il “Servizio di raccolta rifiuti”. 

Nel caso di specie, la Società che gestisce il “Servizio di raccolta dei rifiuti” fattura il corrispettivo direttamente ai Comuni, costituenti l’Ato. La ripartizione del corrispettivo complessivo tra i vari Comuni avviene sulla base alle indicazioni fornite dall’Ato.

La Regione, in attuazione di disposizioni regionali, ha assegnato all’Ato dei contributi per incentivare la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani e il loro recupero. Tali contributi sono stati in seguito riversati dall’Ato al gestore dei rifiuti, determinando una corrispondente riduzione del corrispettivo del Servizio d’Ambito ad esso spettante. Tale decurtazione comporta una minore fatturazione nei confronti dei Comuni committenti rispetto al valore complessivo del corrispettivo spettante al gestore medesimo. 

Al riguardo l’Agenzia ha ricordato che l’art. 13, comma 1, del Dpr. n. 633/1972, riproduce sostanzialmente la disposizione contenuta nella Direttiva n. 2006/112/CE del 2006, stabilendo che “la base imponibile delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi è costituita dall’ammontare complessivo dei corrispettivi dovuti al cedente o prestatore (…) aumentato delle integrazioni direttamente connesse con i corrispettivi dovuti da altri soggetti”. 

L’art. 73 della Direttiva n. 112 del 2016 prevede infatti che “per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi (…), la base imponibile comprende tutto ciò che costituisce il corrispettivo versato o da versare al fornitore o al prestatore per tali operazioni da parte dell’acquirente, del destinatario o di un terzo, comprese le sovvenzioni direttamente connesse con il prezzo di tali operazioni”.

Il citato art. 73, come interpretato dai Giudici comunitari nella Sentenza datata 9 ottobre 2019 relativa alle Cause riunite C-573/18 e C-574/18, “stabilendo che la base imponibile dell’Iva comprende, nelle ipotesi da esso previste, le sovvenzioni versate ai soggetti passivi, mira ad assoggettare all’Iva l’intero valore dei beni o delle prestazioni di servizi e dunque ad evitare che il versamento di una sovvenzione provochi un gettito d’imposta inferiore (Sentenza 15 luglio 2004, Commissione/Germania, C-144/02, EU:C:2004:444, punto 26)”. 

Con la citata Pronuncia, la Corte di Giustizia dell’UE ha altresì statuito che, conformemente al tenore letterale, l’art. 73 della Direttiva n. 112/2006, trova applicazione “qualora la sovvenzione sia direttamente connessa con il prezzo dell’operazione in questione. Affinché tale ipotesi possa dirsi sussistente, la sovvenzione deve essere specificatamente versata all’operatore sovvenzionato affinché quest’ultimo fornisca un bene o presti un servizio determinato. Solo in questo caso la sovvenzione può essere considerata come un corrispettivo della cessione di un bene o della prestazione di un servizio ed è pertanto imponibile (Sentenza del 15 luglio 2004, Commissione/Germania, C-144/02, EU:C:2004:444, punti 27 e 28)”. 

Ai fini dell’inclusione nella base imponibile Iva della sovvenzione, in linea con l’orientamento espresso dai giudici comunitari, occorre quindi riscontrare l’ulteriore condizione “che gli acquirenti del bene o i destinatari del servizio traggano profitto dalla sovvenzione concessa al beneficiario di quest’ultima. Infatti, è necessario che il prezzo che l’acquirente o il destinatario devono pagare sia fissato in modo tale da diminuire proporzionalmente alla sovvenzione concessa al venditore del bene o al prestatore del servizio, la quale costituisce allora un elemento di determinazione del prezzo richiesto da tale venditore o prestatore… (Sentenza 15 luglio 2004, Commissione/Germania, C-144/02, EU:C:2004:444, punto 29 e la giurisprudenza ivi citata)”. 

In altri termini, ai fini dell’assoggettamento ad Iva della sovvenzione, come statuito dai Giudici di legittimità, in recepimento ai Princìpi espressi dalla Corte di Giustizia dell’UE, si deve dunque verificare “se, oggettivamente, il fatto che una sovvenzione sia versata al venditore o al prestatore consenta a quest’ultimo di vendere il bene o di fornire il servizio a un prezzo inferiore a quello che egli dovrebbe richiedere in mancanza di convenzione” (in tal senso: Cassazione, Sentenza n. 16660/2020; Cassazione, Sentenza n. 16827/2007). 

Con riferimento al caso di specie l’Agenzia, richiamando i contenuti della Legge regionale, ha chiarito che il finanziamento concesso al gestore determina una corrispondente riduzione del corrispettivo del Servizio ad esso spettante. Ciò consente al gestore di praticare ai Comuni fruitori del servizio di raccolta rifiuti un prezzo inferiore a quello che lo stesso gestore applicherebbe in mancanza del finanziamento di cui trattasi. Nello specifico, la riduzione del corrispettivo praticato dal soggetto gestore beneficiario è corrispondente all’ammontare dei finanziamenti, di provenienza regionale, erogati a quest’ultimo dall’Ato. Conseguentemente, il finanziamento percepito dal gestore unico del servizio di raccolta rifiuti urbana, essendo direttamente connesso con il prezzo praticato dal predetto prestatore del servizio, costituisce un’integrazione parziale del corrispettivo dovuto al gestore e, in applicazione dei Principi elaborati dai giudici comunitari e recepiti dalla Corte di Cassazione, concorrerà alla formazione della base imponibile Iva della prestazione di “Servizio di raccolta di rifiuti”.


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