Iva: in G.U. il Decreto sul trattamento fiscale dei “buoni-corrispettivo” monouso e multiuso

Iva: in G.U. il Decreto sul trattamento fiscale dei “buoni-corrispettivo” monouso e multiuso

E’ stato pubblicato sulla G.U. n. 300 del 28 dicembre 2018 il Dlgs. n. 141 del 29 novembre 2018, avente ad oggetto il trattamento fiscale dei “buoni-corrispettivo”, in attuazione della Direttiva (UE) 2016/1065 del Consiglio del 27 giugno 2016, recante modifica della Direttiva 2006/112/CE.

Il Decreto, le cui norme sono entrate in vigore dal 29 dicembre 2018 e devono essere applicate ai buoni-corrispettivi emessi dopo il 31 dicembre 2018, apporta modifiche al Dpr. n. 633/1972, inserendo gli artt. 6-bis (“Definizione di buono-corrispettivo”), 6-ter (“Buono-corrispettivo monouso”), 6-quater (“Buono-corrispettivo multiuso”), nonché il comma 5-bis all’art. 13.

Ma vediamo nel dettaglio le modifiche.

Definizione di “buono-corrispettivo

Ai fini Iva, per “buono-corrispettivo” si intende uno strumento che contiene l’obbligo di essere accettato come corrispettivo o parziale corrispettivo a fronte di una cessione di beni o di una prestazione di servizi e che indica, sullo strumento medesimo o nella relativa documentazione, i beni o i servizi da cedere o prestare o le identità dei potenziali cedenti o prestatori, ivi incluse le condizioni generali di utilizzo ad esso relative.

  1. A) “Buono-corrispettivo” monouso

Un “buono-corrispettivo” si considera monouso se al momento della sua emissione è nota la disciplina applicabile ai fini Iva alla cessione dei beni o alla prestazione dei servizi a cui il “buono-corrispettivo” dà diritto.

Ogni trasferimento di un “buono-corrispettivo” monouso precedente alla cessione dei beni o alla prestazione dei servizi a cui il “buono-corrispettivo” dà diritto costituisce effettuazione di detta cessione o prestazione.

La cessione di beni o la prestazione di servizi a cui il “buono-corrispettivo” monouso dà diritto, se effettuata da un soggetto diverso da quello che ha emesso detto “buono-corrispettivo”, è rilevante ai fini Iva e si considera resa nei confronti del soggetto che ha emesso il “buono-corrispettivo”.

  1. B) “Buono-corrispettivo” multiuso

Un “buono-corrispettivo” si considera multiuso se al momento della sua emissione non è nota la disciplina applicabile ai fini Iva alla cessione dei beni o alla prestazione dei servizi a cui il “buono-corrispettivo” dà diritto.

Ogni trasferimento di un “buono-corrispettivo” multiuso precedente alla accettazione dello stesso come corrispettivo o parziale corrispettivo della cessione dei beni o della prestazione dei servizi a cui il “buono-corrispettivo” dà diritto non costituisce effettuazione di detta cessione o prestazione.

La cessione di beni o la prestazione di servizi a cui il “buono-corrispettivo” multiuso dà diritto si considera effettuata al verificarsi degli eventi di cui all’art. 6 del Dpr. n. 633/1972, assumendo come pagamento l’accettazione del “buono-corrispettivo” come corrispettivo o parziale corrispettivo di detti beni o servizi.

Per i trasferimenti di un “buono-corrispettivo” multiuso diversi da quelli che intercorrono tra il soggetto che effettua le operazioni soggette ad Iva di cui sopra e i soggetti nei cui confronti tali operazioni sono effettuate, i servizi di distribuzione e simili sono autonomamente rilevanti ai fini dell’Iva.

La base imponibile dell’operazione soggetta ad Iva in base a quanto sopra precisato è costituita dal corrispettivo dovuto per il “buono-corrispettivo” o, in assenza di informazioni su detto corrispettivo, dal valore monetario del “buono-corrispettivo” multiuso al netto dell’Iva relativa ai beni ceduti o ai servizi prestati.

Se il “buono-corrispettivo” multiuso è usato solo parzialmente, la base imponibile è pari alla corrispondente parte di corrispettivo o di valore monetario del “buono-corrispettivo”.

La base imponibile, comprensiva dell’Iva, dei servizi di distribuzione e simili, qualora non sia stabilito un specifico corrispettivo, è costituita dalla differenza tra il valore monetario del “buono-corrispettivo” e l’importo dovuto per il trasferimento del “buono-corrispettivo” medesimo.

di Francesco Vegni


Related Articles

Tarsu: rifiuti derivanti da attività commerciale

Nella Sentenza n. 7647 del 28 marzo 2018 della Corte di Cassazione, un Comune emetteva un avviso di liquidazione relativo

Iva: per il pagamento di interessi di mora su fatture emesse ante 2015 si deve considerare l’importo netto o lordo?

Il testo del quesito: “Dobbiamo pagare interessi di mora su fatture emesse ante 2015, ovviamente non in regime di split

Edificio adibito a Centro diurno per disabili e Casa famiglia per anziani: i lavori alla copertura scontano l’aliquota Iva del 10%?

Il quesito: “Il Comune ha in programma un intervento di ripristino della copertura di un fabbricato che ospita al piano

Non ci sono commenti per questo articolo

Scrivi un commento
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Only registered users can comment.