Iva: una Impresa fornitrice ha diritto di rivalersi sul Comune della maggior Iva accertata dall’Erario e versata?

Iva: una Impresa fornitrice ha diritto di rivalersi sul Comune della maggior Iva accertata dall’Erario e versata?

Il testo del quesito:

Una Srl ha inviato al Comune una comunicazione per notificare la rivalsa ‘ora per allora’. La più lampante incongruità è l’equiparazione di un Ente, consumatore finale Iva, che acquista un servizio per attività istituzionale alla figura del ‘local promoter’ prefigurata dalla comunicazione.

La mia indicazione sarebbe quella che l’Ufficio competente alla gestione della spesa comunichi alla Società che quanto addebitato non è dovuto, stante la natura eterogenea dell’Amministrazione territoriale, equiparabile a tutti gli effetti al consumatore finale del servizio, rispetto al ‘local promoter’ indicato dalla comunicazione e cui fa riferimento la fattispecie di non inclusione nel contratto di ‘scrittura’, per cui il servizio erogato non è configurabile tra quelli per cui sia dovuta l’integrazione.

Aggiungo a latere che un cessionario che non possa esercitare rivalsa, e che non possieda nessuna competenza idonea all’apprezzamento dell’effettività delle condizioni proposte dal cedente rispetto all’aliquota Iva, mi pare assai strano che possa essere incondizionatamente esposto alla rivalsa dopo quasi 10 anni, per semplice iniziativa del cedente che abbia deciso di aderire a un accertamento tributario non esecutivo.

Ci può confortare su come sia effettivamente meglio che ci muoviamo ?

 

La risposta dei ns. esperti.

Nel caso in esame, il Comune aveva affidato alcuni anni fa ad un’Impresa la scritturazione di un artista per un concerto da tenersi durante una festa. L’Impresa aveva fatturato la propria prestazione al Comune applicando l’aliquota Iva 10%, ricevendo poi un avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate dove veniva contestata la mancata applicazione dell’aliquota Iva del 22%. L’Impresa ha versato quanto richiesto dall’Erario, rivalendosi poi sul Comune della maggiore Iva subita.

In primo luogo, merita ricordare che l’art. 1, comma 340, della Legge n. 205/2017, ha integrato il n. 119), della Tabella A, Parte III, allegata al Dpr. n. 633/1972, superando l’interpretazione fornita dalla Risoluzione n. 393/07. Ossia, a partire dal 1° gennaio 2018, la citata previsione di aliquota Iva 10% è stata estesa ai contratti di scrittura connessi, non più soltanto con spettacoli teatrali, bensì con spettacoli cinematografici, spettacoli sportivi, spettacoli di burattini e marionette ovunque tenuti, attività circensi e dello spettacolo viaggiante, ed anche nel caso in cui i contratti di scrittura siano stipulati da intermediari.

Quindi, a prescindere dalla problematica legata alla rivalsa, se la prestazione fosse stata effettuata dopo il 1° gennaio 2018 l’aliquota Iva del 10% sarebbe risultata corretta.

Ma la disposizione di cui sopra è integrativa, non interpretativa, quindi non ha efficacia retroattiva.

Precisato quanto sopra e sottolineato quindi che l’aliquota Iva del 22% è, nel caso di specie, a ns. avviso corretta, gli artt. 18 e 60, comma 7, del Dpr. n. 633/1972, consentono la rivalsa in fattura anche dopo avvisi di accertamento, purché il soggetto passivo abbia versato l’Iva all’Erario.

Nel caso di specie, avendo l’Impresa fornitrice versato l’Iva, come dalla stessa dichiarato, può rivalersi sul Comune che, in qualità di consumatore finale, subirà necessariamente l’Imposta (ma, sottolineiamo, l’avrebbe subìta comunque sempre in qualità di consumatore finale laddove, a suo tempo, la fattura fosse stata emessa correttamente).

Questo perché l’Iva deve risultare neutra per i soggetti passivi Iva (nella fattispecie, l’Impresa che la versa ma la riaddebita per rivalsa), ma non per i consumatori finali. Laddove il concerto avesse prodotto entrate rilevanti Iva per il Comune, l’Imposta addebitata per rivalsa avrebbe potuto essere recuperata in detrazione dal Vs. Ente.

Peraltro, concordiamo sul fatto che non risulta corretta la definizione (se considerata in senso “tecnico”) di “local promoter” soggetto Iva (che può detrarsi l’Iva addebitata per rivalsa) utilizzata dall’Impresa nei confronti del Comune, ma ciò non cambia a ns. avviso la sostanza degli artt. 18 e 60, comma 7, sopra citati, ossia il diritto che l’Impresa fornitrice ha, in quanto soggetto Iva, di rivalersi sul Comune della maggior Iva accertata dall’Erario e versata.

di Francesco Vegni


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