Iva: in caso di “Tia1”, in quanto entrata tributaria, occorre restituire l’Imposta applicata in rivalsa

Iva: in caso di “Tia1”, in quanto entrata tributaria, occorre restituire l’Imposta applicata in rivalsa

Corte di Cassazione – Ordinanza 30 settembre 2021, n. 26546

L’Iva sulla c.d. “Tia1” non è dovuta posto che alla “Tariffa di igiene ambientale 1” deve riconoscersi la qualifica di vero e proprio tributo; pertanto, l’Iva inserita nelle fatture di vendita in rivalsa deve essere restituita.

È quanto sancito dalla Corte di Cassazione con l’Ordinanza in commento, in cui la Società “A”, a seguito dell’assoggettamento delle proprie fatture, per “Servizio smaltimento rifiuti”, ad Iva da parte della Società “B”, convenne in giudizio dinanzi al Tribunale, al fine di ottenerne la condanna al rimborso delle somme prelevate a detto titolo.

Il Tribunale rigettò la domanda di rimborso sulla “Tia1”.

La Corte di Appello ha riformato la Sentenza condannando la Società “B” al rimborso in favore della Società “A” della detta somma, oltre interessi legali, in quanto ha ritenuto che sulla detta “Tia1” non sia dovuta l’Iva.

Ricorre per cassazione la Società “B” con 2 motivi. Resiste con controricorso la Società “A”. La Società “B” ha depositato memoria, nella quale ha insistito nella propria prospettazione. Il primo motivo del ricorso deduce violazione e (o) falsa applicazione degli artt. 115 e 346 Codice di procedura civile, per non avere la Corte d’Appello considerato circostanza pacifica e non contestata in appello la detrazione dell’Iva.

Il motivo è infondato.

La circostanza della detrazione dell’Iva è stata oggetto di appello da parte della stessa Società “A” e, quantomeno, la detta questione costituiva il fulcro del giudizio demandato alla Corte territoriale. Deve sul punto, e a confutazione della prospettazione di parte ricorrente, “ribadirsi che l’Iva sulla c.d. ‘Tia1’ non è dovuta posto che alla ‘Tariffa di igiene ambientale 1’ deve riconoscersi la qualifica di vero e proprio tributo (Sezione Unite, Sentenza n. 08822 del 10 aprile 2018; cfr. anche, in motivazione, Sezione Unite, Sentenze nn. 08631 e n. 08632 del 7 maggio 2020), sicché la pretesa restitutoria è stata correttamente ritenuta fondata dalla Corte territoriale (è stato argomentato che il rapporto qui in questione è quello tra cedente e cessionario e non quello tra Fisco e contribuente: l’osservazione non è dirimente, poiché l’erroneo assoggettamento a Iva delle somme versate a titolo di ‘Tia1’ esclude la sussistenza di base legale per il relativo pagamento, per la rivalsa e per la detrazione, proprio in applicazione della circolarità correlata alla neutralità dell’Imposta indiretta in parola, sicché non vi è all’evidenza alcun dubbio anche sulla conformità della ricostruzione alla sopra richiamata normativa comunitaria, così come sul rispetto dei Principi di ragionevolezza e pari trattamento)”.

di Francesco Vegni


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