Iva: l’omessa fatturazione, in caso di applicazione dello “split payment”, non obbliga la Società pubblica committente al versamento dell’Imposta

Iva: l’omessa fatturazione, in caso di applicazione dello “split payment”, non obbliga la Società pubblica committente al versamento dell’Imposta

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta n. 531 del 6 agosto 2021, ha affrontato il tema della corretta gestione di una autofattura, emessa ai sensi dell’art. 6, comma 8, Dlgs. n. 471/1997, laddove venga applicato il regime dello “split payment”.

L’art. 17-ter, comma 1, del Dpr. n. 633/1972, disciplina lo “split payment”, prevedendo che “per le cessioni di beni e per le prestazioni di servizi effettuate nei confronti di Amministrazioni pubbliche, come definite dall’art. 1, comma 2, della Legge n. 196/2009, e successive modificazioni e integrazioni, per le quali i cessionari o committenti non sono debitori d’imposta ai sensi delle disposizioni in materia d’Imposta sul valore aggiunto, l’imposta è in ogni caso versata dai medesimi secondo modalità e termini fissati con Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze”.

L’ambito di applicazione di tale norma è stato esteso nel corso degli anni alle operazioni effettuate nei confronti di tutte le Pubbliche Amministrazioni destinatarie delle norme in materia di fatturazione elettronica obbligatoria di cui all’art. 1, commi da 209 a 214, della Legge n. 244/2007, nonché delle Società controllate da Pubbliche Amministrazioni centrali e locali, nonché delle Società quotate incluse nell’Indice “FTSE MIB” (vedasi Circolare n. 27/E del 2017).

In base a tale norma, le Amministrazioni pubbliche e gli altri soggetti di cui al successivo comma 1-bis versano l’Imposta secondo le modalità ed i termini fissati col Dm. 23 gennaio 2015. L’Iva è versata con effetto dalla data in cui essa diviene esigibile, ossia al momento del pagamento dei corrispettivi, salvo opzione per l’esigibilità dell’Imposta anticipata al momento della ricezione della fattura ovvero al momento della registrazione della medesima, come stabilito dall’art. 5 del citato Decreto.

In base alle indicazioni riportate dalla Circolare n. 15/E del 2015, “le modalità di cui all’art. 5 del Dm., secondo cui la fattura emessa dal fornitore e ricevuta dalla P.A. è annotata da quest’ultima nel Registro di cui agli artt. 23 o 24 del Dpr. n. 633/1972 sono pertanto finalizzate esclusivamente a semplificare gli adempimenti consentendo al soggetto pubblico di operare il versamento nel quadro della ordinaria liquidazione Iva, evitando così di dover gestire modalità diverse e speciali per l’effettuazione dell’adempimento. Resta fermo ovviamente l’obbligo, in capo alla Pubblica Amministrazione, di registrare le fatture nel Registro degli acquisti di cui all’art. 25 del Dpr. n. 633/1972, ai fini dell’esercizio del diritto alla detrazione della relativa Imposta …”.

L’Agenzia ha poi osservato che, in tema di regolarizzazione, la Circolare n. 27/E del 2017 ha espressamente confermato i chiarimenti forniti con la precedente Circolare n. 15/E del 2015 relativamente ai comportamenti da adottare in caso di regolarizzazione delle fatture emesse dai fornitori in modo errato o nei casi di omissione. Nello specifico, la Circolare n. 15/E del 2015, nel richiamare a sua volta le precisazioni rese con la Circolare n. 6/E del 2015, ha chiarito che “il meccanismo di ‘scissione dei pagamenti’ di cui all’art. 17-ter del Dpr. n. 633/1972, prevede che le Pubbliche Amministrazioni acquirenti di beni e servizi, ancorché non rivestano la qualità di soggetto passivo dell’Iva, devono versare direttamente all’Erario l’Imposta sul valore aggiunto che è stata addebitata loro dai fornitori. Pertanto, fermo restando il versamento dell’Imposta addebitata in fattura secondo le regole proprie dello ‘split payment’, nell’ipotesi in cui le Pubbliche Amministrazioni ricevano una fattura indicante l’Iva in misura inferiore a quella dovuta, per acquisti di beni e servizi effettuati nell’esercizio di un’attività commerciale, le stesse dovranno fare ricorso alla procedura di regolarizzazione di cui all’art. 6, comma 8, Dlgs. n. 471/97 e, quindi, l’Imposta oggetto di regolarizzazione dovrà essere corrisposta con le modalità previste da tale procedura”.

Premesso quanto sopra, con riferimento al caso in esame, tra 2 Società pubbliche sussiste un rapporto di mandato senza rappresentanza ai sensi dell’art. 1705 del Codice civile, disciplinato ai fini Iva dall’art. 3, comma 3, ultimo periodo, del Dpr. n. 63/1972, secondo cui “le prestazioni di servizi rese o ricevute dal mandatario senza rappresentanza sono considerate prestazioni di servizi anche nei rapporti tra il mandante e il mandatario”.

In particolare, si è in presenza di un mero ribaltamento dei costi, da parte di una Società nei confronti dell’altra, che non prevede alcun tipo di maggiorazione, e sotto il punto di vista soggettivo, sia il mandante che il mandatario sono soggetti tenuti all’applicazione del meccanismo della “scissione dei pagamenti” di cui all’art. 17-ter, comma 1-bis, del Dpr. n. 633/1972.

Pertanto, in linea generale, la Società mandataria che opera in regime di “scissione dei pagamenti”, a fronte delle fatture emesse dal soggetto terzo appaltatore, dovrebbe annotare le stesse in entrambi i registri di cui agli artt. 24 e 25 del Dpr. n. 633/1972 per far concorrere l’Iva a debito nell’ambito dell’ordinaria liquidazione Iva.

Nell’eventualità invece che il soggetto terzo appaltatore non dovesse emettere fattura a fronte del pagamento delle somme erogate dalla Società mandataria in esecuzione di una Sentenza esecutiva, la Società mandataria dovrà ricorrere alla procedura di regolarizzazione ex art. 6, comma 8, del Dlgs. n. 471/1997, secondo cui il cessionario/committente, al fine di non incorrere nella sanzione amministrativa pari al 100% dell’Iva (con un minimo di Euro 250), deve regolarizzare l’omessa o infedele fatturazione del cedente/commissionario “entro 4 mesi dalla data di effettuazione dell’operazione, presentando all’Ufficio competente nei suoi confronti, previo pagamento dell’Imposta, entro il trentesimo giorno successivo, un documento in duplice esemplare dal quale risultino le indicazioni prescritte dall’art. 21 del Dpr. n. 633/1972, relativo alla fatturazione delle operazioni […]”.

Inoltre, tenuto conto che:

  1. nella particolare circostanza oggetto dell’Istanza, la Società mandataria agisce in esecuzione di un rapporto di mandato in cui anche il mandante è tenuto all’applicazione della disciplina della “scissione dei pagamenti”;
  2. la Società mandante risulta avere assolto l’obbligo di versamento dell’Iva relativa alla fattura già emessa dalla Società mandataria ai sensi dell’art. 17-ter del Dpr. n. 633/1972;
  3. la Società mandataria sarebbe pregiudicata, in termini di esposizione finanziaria, dall’applicazione sic et simpliciter della procedura di cui all’art. 6, comma 8, del Dlgs. n. 471/1997, che prevede il previo versamento dell’Iva ai fini della regolarizzazione,

l’Agenzia ha ritenuto che quest’ultima possa adempiere alla regolarizzazione, contabilizzando contestualmente nei registri Iva degli acquisti e delle vendite l’Imposta dovuta, senza procedere ad alcun versamento dell’Iva nei confronti dell’Erario, analogamente a quanto avverrebbe nella ordinaria gestione dei rapporti con i fornitori, in occasione del ricevimento delle fatture dagli stessi emesse nei suoi confronti.


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