Iva: non considerata rilevante l’attività di un “Bar didattico” svolta nell’ambito dell’indirizzo professionale di un Istituto scolastico Superiore

Iva: non considerata rilevante l’attività di un “Bar didattico” svolta nell’ambito dell’indirizzo professionale di un Istituto scolastico Superiore

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 446 del 29 ottobre 2019, è intervenuta in merito al trattamento ai fini Iva (e Ires) applicabile all’attività di “Bar didattico” svolta all’interno di un Istituto scolastico Superiore che opera in ambito alberghiero.

Tale Istituto prevede un percorso di studi che ricomprende un indirizzo tecnico e 2 indirizzi professionali, che prevedono, dopo il superamento del primo biennio di studio, 4 articolazioni al suo interno, tra cui l’acquisizione delle tecniche per lo svolgimento dell’attività di cameriere di sala e bar, barista e aiuto barman.

Nell’ambito dei Progetti messi in atto per perseguire le finalità didattiche ed educative dell’Istituto, si è valutata la possibilità di aprire un “Bar didattico” all’interno dei propri locali, in orari ben definiti, con la somministrazione solo di alcune tipologie di bevande e merende agli studenti che frequentano il medesimo Istituto e al personale in servizio.

L’Istituto sottolinea che le finalità prettamente didattiche del Progetto si estrinsecano nella circostanza che lo stesso sarebbe gestito durante l’orario di lezione scolastica dagli studenti iscritti dalla terza alla quinta, sotto il coordinamento e la supervisione dei docenti. In sostanza, detto Progetto avrebbe l’obiettivo di consentire agli studenti di sperimentare le competenze professionali acquisite, attraverso un’esperienza pratica basata sulla simulazione di una attività realizzabile anche all’esterno, dopo aver terminato il percorso scolastico.

L’Agenzia delle Entrate ha ricordato che, in via generale, l’attività di somministrazione di alimenti e di bevande effettuate verso la corresponsione di pagamenti specifici rappresenta un’attività intrinsecamente commerciale, ai fini delle Imposte dirette e ai fini dell’Iva (art. 148, comma 3, del Tuir e art. 4, comma 4, del Dpr. n. 633/1972)

Riguardo all’attività di “Bar didattico”, è necessario stabilire se la stessa abbia o meno i requisiti per essere definita attività commerciale.

A tal riguardo, l’Agenzia ha rilevato che, nello svolgimento della propria attività istituzionale di Ente statale, è inquadrabile tra i soggetti svolgenti funzioni istituzionali di cui all’art. 74 del Tuir e pertanto l’attività dallo stesso svolta non è considerata commerciale (attività de-commercializzata).

L’Istituto, in quanto Ente pubblico che svolge una funzione statale (quale l’attività di istruzione superiore), effettua un’attività che assume i connotati propri di non commercialità e, conseguentemente, svolgendo detta attività, in via esclusiva o prevalente, si qualifica quale “Ente non commerciale” ai sensi dell’art. 73, comma 1, lett. c), e comma 4, del citato Tuir.

Con riferimento alla attività di “Bar didattico”, sulla base di quanto rappresentato, l’Istituto persegue l’obiettivo di consentire agli studenti coinvolti di misurare concretamente le competenze professionali acquisite attraverso una esperienza pratica svolta durante l’orario delle lezioni all’interno dei locali della Scuola, simulando concretamente una attività realizzabile anche all’esterno dopo la conclusione del percorso scolastico. In altri termini, l’attività di “Bar didattico” è svolta con le medesime strutture utilizzate dall’Istituto per l’espletamento della propria attività didattica istituzionale e, quindi, senza una specifica organizzazione che possa far presumere lo svolgimento di una attività imprenditoriale, ai sensi dell’art. 55 del Tuir. Detto Progetto inoltre, consistendo in una vera e propria esercitazione di laboratorio effettuata durante le ore di lezione, rappresenta – ai fini della imposizione diretta – sostanzialmente una fase dell’attività didattica istituzionale de commercializzata, ai sensi del citato art. 74, comma 2, lett. a), del Tuir.

Ai fini Iva, l’art. 4, comma 4, del Dpr. n. 633/1972, stabilisce che si debbano considerare effettuate nell’esercizio di imprese soltanto le cessioni di beni e le prestazioni di servizi svolte nell’esercizio di attività commerciali. Per “esercizio di imprese” si intende, ai sensi dell’art. 4, comma 1, del Dpr. n. 633/1972, “l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva” delle attività commerciali di cui all’art. 2195 del Cc., anche se non organizzate in forma d’impresa, nonché l’esercizio di attività organizzate in forma d’impresa, dirette alla prestazione di servizi che non rientrano nel predetto art. 2195 del medesimo Codice.

Pertanto, qualora l’Ente non commerciale svolga un’attività non riconducibile tra quelle di cui all’art. 2195 Cc., al fine di accertare il carattere commerciale “assume rilevanza la sussistenza di un’organizzazione di impresa ovvero di mezzi e risorse funzionali al raggiungimento di un risultato economico” (vedasi Risoluzioni n. 286/E dell’11 ottobre 2007 e n. 169/E del 1° luglio 2009). Ai fini dell’Iva, il citato art. 4, comma 4, del Dpr. n. 633/1972, prevede tra l’altro, per gli Enti pubblici che non abbiano per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale, che “si considerano effettuate nell’esercizio di imprese soltanto le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nell’esercizio di attività commerciali”.

Nel caso di specie, l’attività di “Bar didattico” si inserisce in uno specifico Progetto formativo che rientra nel Piano di studi dell’Istituto ed in quanto tale rappresenta elemento di valutazione periodica e finale da parte dei docenti. Detta attività quindi “rappresenta naturale completamento del percorso di professionalizzazione degli studenti che si inserisce nell’ambito dell’attività didattico formativa istituzionalmente svolta dall’Istituto e, quindi, espressione delle finalità pubblicistico-istituzionali dello stesso”. In altre parole, l’attività di “Bar didattico” costituisce una esercitazione pratica fatta svolgere agli studenti in laboratori attrezzati dalla Scuola analogamente agli altri laboratori dell’indirizzo alberghiero.

Sulla base di tali considerazioni, in linea di principio, nel caso di specie non sembra sussistere una specifica organizzazione da parte dell’Istituto per la realizzazione della predetta attività che, infatti, verrà svolta senza l’impiego di mezzi organizzati professionalmente per fini concorrenziali sul mercato ma utilizzando i mezzi e le strutture proprie dell’attività istituzionale dell’Istituto, ossia quella di istruzione scolastica. L’attività in questione inoltre si effettuata in modo limitato, sia rispetto ai tempi di svolgimento, sia rispetto ai prodotti e quantità somministrate e, infine, sia con riferimento ai fruitori (personale della scuola e gli stessi studenti iscritti all’Istituto).

In considerazione di tutto quanto sopra, l’Agenzia ha ritenuto che la descritta attività di “Bar didattico” non possa qualificarsi come un’attività imprenditoriale e, conseguentemente, in assenza del presupposto soggettivo di cui al citato art. 4 del Dpr. n. 633/1972, non assuma rilevanza ai fini dell’Iva.


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