Iva: per i lavori di restauro, consolidamento e valorizzazione di un borgo storico è applicabile l’aliquota agevolata?

Iva: per i lavori di restauro, consolidamento e valorizzazione di un borgo storico è applicabile l’aliquota agevolata?

Il testo del quesito (sintesi):

Quale aliquota Iva deve essere applicata ai lavori direstauro, consolidamento e valorizzazione di un borgo storico?

 

La risposta dei ns. esperti.

In merito al quesito postoci, dopo aver visionato la documentazione inerente l’intervento da porre in essere, si precisa quanto segue.

Il punto 127-quaterdecies), della Tabella A, Parte III, allegata al Dpr. n. 633/72, assoggetta ad aliquota Iva del 10%, tra l’altro, le prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto relativi alla realizzazione degli interventi di recupero di cui all’art. 31, Legge n. 457/78, esclusi quelli di cui alle lett. a) e b) del primo comma dello stesso articolo. In particolare, l’art. 31 della stessa Legge specifica gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, individuando alle lett. c), d) ed e), alle quali si riferisce il citato punto 127-quaterdecies), i seguenti interventi: “interventi di restauro e di risanamento conservativo, quelli rivolti a conservare l’organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità, mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso, ne consentano destinazioni d’uso con essi compatibili (cfr. lett. c); – interventi di ristrutturazione edilizia, quelli rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente (cfr. lett. d); – interventi di ristrutturazione urbanistica, quelli rivolti a sostituire l’esistente tessuto urbanistico con altro diverso. (cfr. lett. e)”.

Con la Risoluzione Entrate n. 352116/83 è stato precisato che “gli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente sono agevolati agli effetti dell’Iva, qualora siano effettuati nel rispetto di tutte le condizioni stabilite dalla richiamata legge n. 457 e non soltanto in base alle norme contenute nell’art. 31 della legge stessa. Lo scopo precipuo di tale legge, come è noto, è quello di accrescere il fabbisogno di abitazioni con il recupero di quelle in stato di degrado, unitamente al recupero di quei fabbricati in cui si svolgono attività complementari alla vita delle famiglie, quali, ad esempio, gli uffici, le scuole, le infrastrutture sanitarie, ecc.” Con la stessa Risoluzione e con la successiva Risoluzione Mef n. 551450/89, è stato altresì precisato che l’art. 31 della citata Legge n. 457/78consente il recupero di edifici, organismi edilizi, ovvero di lotti, isolati e reti stradali. È di tutta evidenza, che non possono essere ricondotti nel concetto di tali immobili né le aree archeologiche né i manufatti archeologici”.

Non va dimenticato poi che la Legge n. 457/78, contenente disposizioni in materia di “interventi di edilizia convenzionata e agevolata diretti alla costruzione di abitazioni e al recupero del patrimonio edilizio esistente”, è rubricata “Norme per l’edilizia residenziale” e che nella Risoluzione n. 113/09, rispondendo ad un interpello, l’Agenzia delle Entrate disconosceva la tesi affermata dall’istante il quale, nella “Soluzione interpretativa”, affermava che “il rinvio operato dalla norma fiscale all’art. 31 della Legge n. 457 del 1978 trova ragione unicamente nelle definizioni, ivi riportate e codificate, degli interventi di manutenzione, restauro conservativo, ristrutturazione, ecc., e non rileva, al riguardo, l’origine della medesima norma che fa riferimento all’edilizia residenziale”.

Più recentemente è stata emanata la Risoluzione Entrate n. 41/09, la quale ha precisato che“il n. 127-quaterdecies), della Tabella A, Parte III, allegata al Dpr. n. 633/72, prevede l’applicazione dell’aliquota Iva del 10%, tra l’altro, per la realizzazione degli interventi di recupero di cui alle lett. c) e d) ed e) dell’art. 31 della Legge 5 agosto 1978 n. 457, concernenti interventi di: – restauro e di risanamento conservativo (cfr. lett. c); – ristrutturazione edilizia (cfr. lett. d); – ristrutturazione urbanistica (cfr. lett. e).

L’Amministrazione finanziaria ha chiarito, rispettivamente, che gli interventi di restauro e risanamento conservativo “sono quelli rivolti a conservare l’organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso, ne consentano le destinazioni d’uso con essi compatibili. Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell’uso, l’eliminazione di elementi estranei all’organismo edilizio”, e che quelli di ristrutturazione edilizia “sono quelli rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare a un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino e la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, la eliminazione, la modifica e l’inserimento di nuovi elementi ed impianti. Attraverso gli interventi di ‘ristrutturazione edilizia’ è possibile aumentare la superficie utile, ma non il volume preesistente”. Con riferimento agli interventi di ristrutturazione urbanistica di cui alla lett. e) dell’art. 31 della Legge n. 457/78, invece, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che “l’elemento caratterizzante tale tipologia di interventi, consiste nella sostituzione dell’esistente tessuto urbanistico edilizio, ovvero nell’eliminazione di alcune strutture edilizie esistenti (mediante demolizione di strutture fatiscenti) e nella realizzazione di altre diverse, mediante un insieme sistematico di interventi edilizi, che comprende la modificazione del disegno dei lotti, degli isolati e della rete stradale”.

La stessa Risoluzione Entrate n. 41/09 ricorda però che negli anni è stata riconosciuta l’applicazione dell’aliquota ridotta in occasione di “demolizione nel centro storico di un fabbricato degradato e costruzione sull’area di risulta di un parcheggio multipiano e di un fabbricato a uso abitativo (cfr. Risoluzione ministeriale n. 430395 del 24 settembre 1991); ampliamento di uno stabilimento inserito nel piano di recupero di un’intera zona sottoposta a tutela ambientale (Risoluzione ministeriale n. 501157 del 17 dicembre 1991); consolidamento o trasferimento di un intero centro abitato mediante la costruzione di un nuovo centro cittadino (Risoluzione ministeriale n. 501044 del 16 dicembre 1991)”. La logica di fondo di ognuno degli interventi citati era che la sostituzione del tessuto urbanistico-edilizio non possa essere operata semplicemente “mediante interventi condotti sulle costruzioni già esistenti (cfr. Risoluzione ministeriale n. 431302 del 18 febbraio 1992)”.

In ultimo, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che, “premesso quanto sopra, in relazione ai lavori [da eseguire], si ritiene che agli stessi sarà applicabile l’aliquota Iva ridotta di cui ai menzionati punti della Tabella A, Parte III, allegata al Dpr. n. 633 del 1972, solo qualora gli stessi presentino le caratteristiche necessarie per essere ricondotti tra gli interventi agevolabili nel senso sopra descritto”.

In base a quanto sopra, si ritiene che alle prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto relativi ai lavori di restauro e recupero di aree e manufatti della tipologia oggetto del quesito non possa trovare applicazione l’aliquota Iva del 10% prevista dal n. 127-quaterdecies) della Tabella A, Parte III, allegata al Dpr. n. 633/72.

di Marcello Marzano


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