Iva: per rettifiche dell’aliquota richieste dopo oltre un anno il recupero avviene tramite Istanza di rimborso, impossibile emettere nota di credito

Iva: per rettifiche dell’aliquota richieste dopo oltre un anno il recupero avviene tramite Istanza di rimborso, impossibile emettere nota di credito

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 69 del 1° febbraio 2021, ha fornito chiarimenti in ordine alla possibilità di richiedere l’emissione di una nota di credito sull’acquisto di un’autovettura per disabili, qualora sia stata applicata l’aliquota Iva ordinaria ma sia decorso oltre un anno dall’emissione della fattura.

Il soggetto istante ha acquistato un’autovettura senza chiedere l’applicazione delle agevolazioni spettanti per i portatori di handicap in situazione di gravità in quanto in attesa di ricevere la documentazione idonea dalla competente Commissione medica. Qualche mese dopo l’istante, ottenuta la suddetta documentazione, ha richiesto al rivenditore l’emissione di una nota di credito per Iva.

L’Agenzia ha ricordato in primo luogo che l’art. 1 della Legge n. 97/1986 ha introdotto un’aliquota Iva ridotta per le cessioni o importazioni di veicoli adattati ai disabili in condizioni di ridotte o impedite capacità motorie, anche prodotti in serie, in funzione delle suddette limitazioni fisiche. Tale agevolazione, inizialmente prevista per i soli disabili muniti di patente speciale, è stata estesa dall’art. 8, comma 3, della Legge n. 449/1997, ai medesimi soggetti di cui all’art. 3 della Legge n. 104/1992, con ridotte o impedite capacità motorie permanenti, ancorché non muniti di patente speciale ed ai familiari di cui essi risultino fiscalmente a carico.

Con l’art. 50, comma 1, della Legge n. 342/2000, la predetta agevolazione è stata trasfusa nel n. 31) della Tabella A, Parte II, allegata al Dpr. n. 633/1972, che prevede l’aliquota Iva agevolata del 4% per “le cessioni di autoveicoli di cui all’art. 54, comma 1, lett. a), c) e f) del Dlgs. n. 285/1992 (nuovo ‘Codice della Strada’), di cilindrata fino a 2.000 centimetri cubici se con motore a benzina e 2.800 centimetri cubici se con motore diesel, nuovi o usati, adattati per la locomozione di soggetti con ridotte o impedite capacità motorie permanenti di cui al citato art. 3 della Legge n. 104/92, ovvero ai familiari di cui essi sono fiscalmente a carico”.

L’art. 30, comma 7, della Legge n. 388/2000, ha ulteriormente ampliato la platea dei beneficiari, inserendo tra questi anche i soggetti con disabilità psichica di gravità tale da aver determinato il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento e gli invalidi con grave limitazione della capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni, a prescindere dall’adattamento del veicolo.

Con Circolare n. 46/E del 2001 è stato precisato che il riferimento fondamentale per usufruire dei benefici fiscali previsti dall’art. 30 sopra citato è la situazione di handicap grave, definita dall’art. 3, comma 3, della Legge n. 104/1992, derivante da patologie che comportano una limitazione permanente della deambulazione. La gravità della limitazione deve essere certificata con Verbale dalla Commissione per l’accertamento dell’handicap di cui all’art. 4 della medesima Legge n. 104. La medesima Commissione deve certificare l’appartenenza alla categoria dei soggetti affetti da pluriamputazioni.

Anche per tali soggetti, non si rendono necessari gli adattamenti del veicolo ai fini della fruizione dei benefici fiscali. L’adattamento funzionale del veicolo alle necessità del portatore di handicap rimane invece elemento essenziale, ai fini della concessione delle agevolazioni fiscali, per quei soggetti che, pur affetti da una ridotta o impedita capacità motoria permanente, non siano stati dichiarati portatori di “grave limitazione della capacità di deambulazione” da parte delle commissioni mediche competenti.

La Circolare n. 21/E del 2010 ha inoltre chiarito che, con riguardo alle persone con lo stato di handicap grave, comportante una limitazione permanente della capacità di deambulazione, che lo stesso può essere documentato da una certificazione di invalidità, rilasciata da una Commissione medica pubblica, attestante specificatamente “l’impossibilità a deambulare in modo autonomo o senza l’aiuto di un accompagnatore”, sempreché il certificato di invalidità faccia esplicito riferimento anche alla gravità della patologia.

È possibile pertanto prescindere dall’accertamento formale della gravità dell’handicap da parte della Commissione medica di cui all’art. 4 della Legge n. 104/1992.

Ai fini dell’applicazione dell’Iva con aliquota ridotta, con la Circolare n. 197/E del 1998 è stato specificato che le certificazioni devono essere esibite al venditore all’atto dell’acquisto del veicolo. Tuttavia, il contribuente può assolvere al proprio onere probatorio in un momento successivo all’acquisto, mediante la esibizione della documentazione attestante il possesso, al momento dell’acquisto dell’autovettura, dei requisiti richiesti dalla legge per poter fruire dell’aliquota Iva ridotta. In tale ipotesi, il venditore ha la facoltà di emettere una nota di variazione in diminuzione ai sensi dell’art. 26, comma 2, del Dpr. n. 633/1972, nel termine di un anno dall’effettuazione dell’operazione imponibile, come previsto dal comma 3 dello stesso art. 26.

Nella fattispecie in esame, l’emissione della nota di credito è preclusa alla Società venditrice poiché è trascorso oltre un anno rispetto al momento dell’effettuazione dell’operazione di cessione veicolo. Nel caso in esame, la Società venditrice ha la facoltà di richiedere il rimborso ai sensi dell’art. 30-ter del Dpr n. 633/1972, entro il termine di 2 anni dal versamento o dal verificarsi del presupposto per la restituzione.


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